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giovedì 14 dicembre 2006

SIAMO IN GUERRA … PERCHÉ ?

Le nostre abitudini sono cambiate? In televisione a pranzo, e a cena vediamo ancora films e telenovele oppure Tg e approfondimenti che ci propinano il modo “intelligente” con cui l’aviazione americana bombarda Baghdad o Bassora. Ci porteremo dietro la responsabilità dei morti o no ? Questo fardello ci accompagnerà per il resto della nostra vita, o sarà solamente un passaggio storico tra gli altri? Nessun confronto è possibile tra questo tipo di guerra e quelle che l’hanno preceduta. Non è possibile giudicare con le vecchie categorie di guerra giusta o ingiusta, di aggressione o di difesa con cui si poteva cercare di trovare qualche ragione plausibile alle guerre di ieri. Questa è una guerra globale e infinita, senza confini geografici e senza limiti di tempo, essa è stata dichiarata definitivamente dopo l’11 settembre, ma era cominciata dieci anni fa con la prima guerra del Golfo, era continuata con la guerra del Kosovo e dell’Afghanistan, e di nuovo oggi si abbatte sull’Iraq. Semplificando: Saddam Hussein stava preparando in Iraq un arsenale bellico, atomico, chimico e batteriologico che in breve tempo avrebbe potuto avvelenare il mondo e alcuni popoli in particolare. Se il problema fossero le armi di distruzione di cui l’Iraq si sarebbe dotato, perché inventare la storia del vaiolo, o quella dell’antrace, perché inventare una complicità con gli attentatori dell’11 settembre, e soprattutto perché negare i risultati e le relazioni degli Ispettori dell’ONU togliendo così all’America le motivazioni per l’attacco? “Colpiamo noi prima che sia lui a colpire noi”. È questa la giustificazione della guerra “preventiva”, poiché disarma il nemico prima che egli possa impugnare un’arma? La prevenzione spezza l’arma di offesa prima del suo uso? È la guerra contro le intenzioni! Dove sta il corpo del reato? La strategia della dissuasione era stata la più celebrata dottrina dell’America e della Nato. Tutta la guerra fredda era stata combattuta così. Dunque perché oggi è stata abbandonata? La ragione è che la dissuasione, per poter funzionare, ha bisogno che il nemico sia considerato ancora umano, capace di intelligenza, sentimenti, pietà, capace di pensare. La dichiarazione di guerra era stata lanciata già il 20 settembre, quando Bush ha dichiarato nella cattedrale di Washington, quello che può sicuramente essere definito non un testo tecnico sulla difesa degli USA, ma piuttosto il manifesto di un Impero. In esso risuona un messaggio apocalittico: la scure è posta alla radice dell’albero, c’è un solo modello per popoli, regimi, e Stati degni di vivere, che è <>, c’è una sola ricetta per il mondo che va a pezzi, ed è <>, c’è una sola potenza che non permetterà a nessuno di superarla e neanche di esserle eguale, e sono gli Stati Uniti d’America, c’è un solo modo per neutralizzare i nemici ed è debellarli prima che lo diventino, c’è una sola politica ed è la guerra come governo del mondo. È il rovesciamento del messaggio antiapocalittico cristiano che, separandosi dal radicalismo punitivo di Giovanni il Battista e dall’apocalittica giudaica dei due mondi, quello buono e quello cattivo in lotta tra loro, capovolge il detto biblico lasciate che il grano e la zizzania crescano insieme, non tocca a voi estirpare l’erba cattiva”. Il rovesciamento sta in ciò che pensa la nuova America di Bush, e cioè che si possa estirpare il male, e rivendica a sé la missione di farlo. Il nemico è il terrorismo. Terroristi sono tutti quelli che gli Stati Uniti assumono come nemici. Così dunque la guerra “preventiva”, “invisibile”, “chirurgica”, tecnologicamente accurata (tranne che per quei soldati inglesi, americani, italiani, spagnoli, polacchi e medici francesi uccisi durante “missioni di pace”), senza altri elementi di discussione se non quelli fondati su certe ideologie indotte e inoculate da mezzi pubblicitari di cui nessuno conosce la serietà, né la veridicità, né la fondatezza (ma solo la pervasività, la silenziosa capacità di farsi notare, l’invadenza ossessiva, la violenza della comunicazione) si è sviluppata su dati documentali non probanti. Mentre scorrevano in Tv le immagini degli anglo-americani che avevano appena conquistato l’aeroporto di Baghdad, e si apprestavano a sferrare l’ennesimo attacco alla capitale, rifletto, come forse altri milioni di uomini, su cosa sia oggi la pace e cosa sia la guerra, sul perché alcuni Stati possono armarsi ed altri no, sul ruolo dell’ONU, sullo strapotere americano nel mondo, sull’impotenza dell’opinione pubblica, e mi chiedo rivolgendo anche a voi questa domanda: può l’Europa, gli uomini e le donne che ne sono l’essenza intellettuale e morale accettare tutto questo? Questo è il problema, che non è solo il problema della sinistra come ha cominciato a capire una parte dell’Ulivo, ma anche di Schroeder, Chirac e perfino Putin, a dimostrazione del fatto che l’Europa, aldilà degli schieramenti politici, è chiamata ad essere finalmente e realmente quel grande “saggio” in grado di far ragionare le parti in causa.

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