Cerca nel blog

sabato 5 dicembre 2009

La nuova guerra di mafia

Le dichiarazioni di ieri del pentito Gaspare Spatuzza, detto "u tignusu", ex reggente del braccio armato di Brancaccio dopo l'arresto dei fratelli Graviano, segna un nuovo atto della strategia mafiosa. Ascoltando in diretta le dichiarazioni di Spatuzza, la sezione che si occupava del lato "economico" nel quartiere Brancaccio era la famiglia Tagliavia, che nella complessa vicenda Dell'Utri sarebbe stata naturalmente coinvolta. Ma l'ordine di far agire Spatuzza, a detta del pentito, arrivò dal carcere (!) per mezzo di Piero Romano. Insomma, non era una questione di soldi, era una questione strategica. Spatuzza ieri ha dichiarato come quei crasti (cornuti) dei socialisti tra l'88 e l'89 fecero il pieno dei voti, quindi dovevano pagare. A far fuori Craxi ci pensò la magistratura, per Claudio Martelli invece, una persona che oggi spiega ai giovani la costituzione in tv (sulle reti Mediaset) si doveva procedere con l'eliminazione fisica. Un'altra irritualità nella dichiarazione di Spatuzza riguarda poi la sua autodichiarazione di aver fatto parte di un'associazione "terroristico-mafiosa chiamata Cosa Nostra". Come se un tirapiedi di Bin Laden dicesse di far parte di un'associazione terrostica islamica di nome Al Qaeda, ma con una sostanziale differenza. I capi non hanno mai detto di far parte di qualcosa che si chiamasse Cosa Nostra, figuriamoci poi paragonarsi ad associazione terroristica come le Brigate Rosse. Ma Spatuzza precisa agli avvocati che Cosa Nostra diventa associazione terroristica nel momento in cui sceglie la strada stragista, non vuole vivere parassitariamente sullo Stato, vuole entrare nello Stato, farsi suo interlocutore diretto. La mafia ha sempre osteggiato i pentiti, ne ha persino sciolto nell'acido i figli. Perché i Graviano invece lasciano parlare liberamente Spatuzza? Perché in realtà, per governare in Sicilia, e quindi avere i numeri per governare questo paese, con la mafia si deve scendere a patti. Si tratta di una realtà storica accertata nella Prima Repubblica e che potrebbe segnare il trapasso della Seconda. Non solo, ma finché avremo politici ricattabili per reati penali, concussione, concorso esterno in associazioni mafiose (o potremo dire ormai tranquillamente terroristiche) qualsiasi maggioranza di qualsiasi colore sarà in pericolo, e con essa la democrazia in Italia. Ma c'è qualcosa che non è ancora emerso in questa storia. Due dettagli molto interessanti risalenti all'aprile di quest'anno, quando a Palermo arrivavano i primi segnali di un ciclone in arrivo. Mentre si bisbigliava non solo di una riapertura dei processi sulla strage di Via D'amelio, di accordi tra la mafia ed il vaticano, la massoneria, lo stato ed i servizi segreti americani (l'incontro a Roma in via Veneto tra Graviano e Spatuzza nel '93 avvenne davanti l'ambasciata americana, come è facile riscontrare da un confronto tra le dichiarazioni di ieri ed una panoramica del bar in cui avvenne l'ncontro), accaddero due cose interessanti. A margine di un'indagine chiusasi nel nulla contro il cognato, Francesco Messineo, procuratore capo di Palermo, ammonì i giornalisti dicendo: Attenti, la mafia potrebbe usarvi come arma, e al posto di pallottole usare i fiumi di inchiostro per i propri scopi. Una riflessione che mi venne subito in mente quando il difensore di Dell'Utri ieri chiese a Spatuzza: come collega i piloni pubblicitari a Dell'Utri e quindi a Berlusconi? Risposta: in base a quello che ho letto sui giornali. C'è un altro particolare agghiacciante, che al momento sfugge ai più. I procuratori di Palermo e Caltanissetta, sempre in quel periodo (primavera 2009) interrogarono direttamente Totò Riina, che cripticamente disse: Falcone e Borsellino sono stati uccisi da uno dei vostri, andate a controllare. In queste parole può essere racchiusa una strategia militare e terroristica nuova e paralizzante. Innanzitutto occore ormai considerare questo. L'Italia è in guerra. In questo momento sulle nostre teste si sta combattendo una guerra in grado di distruggere lo Stato. Si tratta di una guerra anomala, perché i morti sono arrivati prima, ma il piano, se vogliamo, supera quello di qualsiasi brigatista. Immaginate di voler far diventare la mafia un concorrente dello Stato, avete fatto fuori i nemici più irriducibili (Falcone e Borsellino), avete già trovato un gruppo di persone che prenderanno in mano il paese e vi danno garanzie (in questo caso Forza Italia, creata da un cavallo vincente, imprenditore di successo, creatore della tv privata, presidente di una squadra di calcio a cui, per un paio d'anni, ha fatto da stalliere Vittorio Mangano, capo della famiglia mafiosa di Porta Nuova). Poi il vostro cavallo vincente si imbizzarrisce, si vuole smarcare, rinnegare i patti fatti. Come la si può far pagare? Scatenandogli contro i giudici ed i pentiti, usando i mezzi dello Stato. Divide et impera dicevano gli antichi romani, falli scannare come cani e poi pigliati l'osso si direbbe oggi. Giornalisti che si scatenano contro il presidente del consiglio, giornalisti che si scatenano contro i magistrati, politici che attaccano i magistrati e magistrati che vogliono distruggere i politici. Se questo progetto fosse stato scritto su un volantino delle Brigate Rosse forse ci sarebbe stata più lungimiranza. Ma la realtà dei fatti è che in questo momento il terrorismo di mafia ha già vinto. Forse il Presidente della Repubblica ha davvero ragione. Abbassare i toni e trovare i motivi d'unione può essere l'inizio di una nuova forma di resistenza. Ma per arrivare a questo è giusto che ogni italiano sappia la verità, e che inizi a schierarsi. O con la democrazia o con i terroristi, di qualsiasi colore.

La Macchia 1986

Nessun commento:

Gazzetta.it-Homepage

Che ne pensi del post? Prima di andartene, dammi il tuo parere

Pagina Sportiva

Sezione dedicata allo sport, con le notizie della Gazzetta e i vostri video

Link particolari