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giovedì 8 aprile 2010

Le grandi interviste esclusive - L'abbraccio dello Steri a Baarìa

Giuseppe TornatoreImage via Wikipedia

Giuseppe Tornatore e Pietro Calabrese presentano il libro sul film che il regista siciliano ha inseguito per tutta la vita, tra aneddoti, retroscena e una rilettura del film italiano candidato all'oscar

L'occasione è la presentazione ufficiale del libro scritto a quattro mani con Pietro Calabrese, il luogo adatto sarebbe stato un cinema da più di mille posti. L'arrivo di Giuseppe Tornatore alla Sala Magna di Palazzo Steri, il salotto buono dell'Università di Palermo, ha attirato studenti e curiosi da tutte le parti, compresi anziani signori provenienti dalla vicina Bagheria ed una ragazza che dalla Tunisia ha sempre visto e studiato i film del regista siciliano. Prima di gettarsi nel bagno di folla Tornatore si lascia intervistare in una saletta vicina, dove dichiara che dopo Baarìa la sua voglia di fare film è rimasta intatta, anzi, preannuncia che il bello deve ancora venire.

Di che si parla in questo libro scritto a quattro mani con Pietro Calabrese?

"Baarìa, il film della mia vita", è più di un making of o di un semplice racconto di come le migliori maestranze del cinema italiano abbiano letteralmente ricostruito la Bagheria degli anni '50 in mezzo al deserto tunisino. Pietro Calabrese, siciliano come me, è riuscito in un'impresa unica.

In che senso? A questa domanda facciamo rispondere Calabrese

In uno studio romano sull'Aventino, luogo perfetto per qualsiasi tipo di ritiro, ho cercato di far venir fuori l'anima di Tornatore, a scoprire come l'idea stessa di realizzare un film su Bagheria lo abbia sempre accompagnato nella vita, portandolo a disseminare indizi sul suo progetto di vita in quasi tutti i suoi film precedenti. A detta dello stesso Tornatore, Nuovo Cinema Paradiso può essere considerato il sequel perfetto di Baarìa, in cui la precisione per il dettaglio e la qualità fotografica di ogni singolo centimetro di pellicola derivano da una capacità che il regista siciliano ha acquisito per necessità.

Qualcosa legato a come ha iniziato la carriera di regista?

Esattamente. Agli esordi infatti, Giuseppe Tornatore girava i suoi documentari con una pellicola in grado di registrare appena tre minuti di immagini. Da questa limitatezza tecnica Tornatore ha imparato a condensare nella pellicola tutto ciò che in un'immagine è esplicito e quello che non lo è. La doppiezza e la profondità della cosidetta mezza-parola, che dice e non dice, che lascia alludere a più di un significato, è stata trasposta da Tornatore nelle sue opere, permettendo allo spettatore di cogliere da una scena la pienezza del suo significato.

Tornatore, può raccontarci cosa ha temuto di più all'uscita del film?

Nel libro si racconta come durante la fase di distribuzione del film lo scoglio più difficile da superare è stato sicuramente quello linguistico. La scelta di girare un film usando il dialetto di Bagheria (differente in alcune parti sia dal siciliano che dal palermitano) è stata osteggiata dalla Medusa film, che ha imposto un secondo doppiaggio. Questo non ha però arrestato il successo del film. Basta aprire Facebook alla ricerca dei gruppi di discussione su Baarìa per accorgersi che il film ricorda a tutti un pezzo d'Italia che non esiste più.
Un'impressione che a dire il vero, è rimasta a molti. Perché vedendo Baarìa si rivede un'Italia fatta si da gente ignorante, ma che riconosceva il valore sia della cultura che della politica, che nella quotidiana lotta per "tirare a campare" lavorava assieme ai vicini di casa e ai compaesani, un'Italia dove l'avversario politico era possibilmente un amico di lunga data a cui non si servava rancore, o in cui il nemico del partito avverso è lo stesso con cui si sono condivise nella stessa città miserie e successi. Racconta lo stesso Tornatore, che Baarìa è stata capace di far dire ad una signora di Trieste che quel film mostrava parti della propria infanzia, nonostante i luoghi in cui probabilmente ha vissuto siano totalmente differenti da quelli della Sicilia degli anni sessanta o settanta. Baarìa è per tutti una commedia nel senso più dantesco del termine. Si riesce a ridere e a piangere, tra immagini e scene di immenso impatto emotivo e sequenze un po' più splatter come quella dell'uccisione della vacca che ha suscitato un vespaio di polemiche tra gli animalisti. C'è chi ha visto nel film addirittura qualcosa di epico. Forse la Sicilia di quegli anni, vista con gli occhi di un bambino, poteva sembrare epica, con le prime lotte per la riforma agraria, i timidi tentativi di reagire contro la mafia delle campagne, prima che gli stessi mafiosi dismettessero i panni dei braccianti ed indossassero i colletti bianchi. In Baarìa c'è tutto della Sicilia, la sua bellezza naturale, la sua innata ironia (persino sul letto di morte uno dei protagonisti riesce a strappare al pubblico un sorriso), le sue contraddizioni stridenti e l'agrodolce delle ingiustizie quotidiane.
Nella scena finale, quando il bambino giocando con la strummula scopre che la mosca è ancora viva, lei voleva lanciare un messaggio al suo pubblico...
Sciascia diceva che la Sicilia è irrimedibile, ma secondo me lo diceva sperando di sbagliare. Nell'immagine della mosca che rinchiusa nel suo guscio ritorna a volare fuori volevo racchiudere l'immagine di una Sicilia che rompe il suo isolamento e torna a fare la storia, non solo ad esserne spettatrice.

Durante l'incontro in sala, durante gli interventi con gli altri ospiti invitati dall'Istituto Gramsci Siciliano, sia Giuseppe Tornatore che Pietro Calabrese hanno voluto lanciare un'ulteriore lettura sia del film che del libro, che alla fine condensa ed arricchisce l'intera esperienza di Baarìa. In Baarìa infatti prevale l'orgoglio di chi può farcela, partendo persino da una cittadina piccola ed anonima come quella nella provincia di Palermo. Si può lasciare la Sicilia o rimanerci, ma per poter avere successo basta seguire incessantemente il proprio sogno, senza sosta, con la testardaggine tipica di un siciliano. Un pieno di ottimismo che strappa gli applausi e qualche lacrima ai giovani e ai vecchi siciliani che hanno assistito a questo piccolo incontro tra le vecchie mura di un palazzo, diventato improvvisamente grande quanto tutta la Sicilia.


Francesco Quartararo
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mercoledì 24 marzo 2010

La storia della comunicazione in Italia passa attraverso RAI PER UNA NOTTE


Il banner che vedete testimonia una data storica per l'intera informazione italiana. In questa data i conduttori rai "bannati"(per usare un termine attuale) si ritroveranno al Paladozza di Bologna. La grande novità è rappresentata dal fatto che un maxi talk-show, letteralmente proibito dalla tv di stato che tutti gli italiani contribuiscono a pagare, sarà trasmesso in maniera integrale dai mezzi di comunicazione online, dalle radio e dalle tv private disposte a collegarsi a questo network ed in più da tutti i privati cittadini e possessori di un blog o di un sito che intendono fare da ripetitore per il talk show del 25 marzo prossimo. Se la manifestazione dovesse effettivamente spostare dati Auditel, equivalenti in Italia a punti percentuali alle elezioni, il risultato avrebbe portata storica. Potrebbe iniziare un processo di revisione del sistema radiotelevisivo pubblico che ad oggi rimane più emanazione del Parlamento che azienda competitiva nel settore dell'infotaiment

Per rivedere l'evento segui il link

lunedì 22 marzo 2010

Quel che rimane di Cosa Nostra a pochi giorni dalla cattura di Matteo Messina Denaro

Matteo Messina Denaro on the cover of L'Espres...Image via Wikipedia

Il titolo è forse un po' azzardato, ma gli elementi ci sono tutti. Con la cattura dei Lo Piccolo la "dirigenza" di Cosa Nostra doveva essere decisa in comune accordo tra le sponde mafiose statunitensi e quelle siciliane. Matteo Messina Denaro ha avuto il consenso sia dei reggenti locali che dei cosiddetti "fuggiaschi", ovvero i superstiti alla guerra di mafia che ha portato i corleonesi a gestire gli affari mafiosi. Roberto Settineri ha favorito questi contatti, ma la collaborazione stretta tra Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) ed FBI ha permesso di far saltare questo legame che correva sul filo dei contatti con politici e professionisti locali oltre che sulle linee di Skype, software inizialmente impossibile da intercettare. Nella recente operazione Golem 2, tesa a smantellare la rete di protezione attorno al boss Matteo Messina Denaro, è caduto in trappola il fratello. Uno dei pochi uomini di cui il boss poteva fidarsi ciecamente, visto che da quanto emerge dai filmati che rimbalzano sui media, i suoi uomini lo hanno tradito. Non in maniera plateale si intende, ma hanno contravvenuto all'ordine perentorio di non parlare di "affari" in luoghi chiusi. La nuova generazione dei padrini sembra pronta per essere smantellata, come dimostra il blitz notturno che ha portato alla cattura di un architetto considerato, sorprendentemente, l'erede diretto del potere mafioso dei Lo Piccolo e quindi unico referente a Palermo di Matteo Messina Denaro. Su Giuseppe Liga pesano mesi di appostamenti, pedinamenti, pizzini ed intercettazioni. Una di queste, arrivata quasi in maniera casuale grazie al metodo delle intercettazioni a strascico, tanto vituperate da certi ambienti politici e che fanno discutere gli italiani, hanno permesso ai procuratori Francesco Del Bene, Annamaria Picozzi, Marcello Viola, Antonio Ingroia e Gaetano Paci di riconoscere chi era l'architetto che aveva continuato a gestire il tesoro dei Lo Piccolo, fatto di estorsioni, riscossione del pizzo e della droga. Con lui anche il cognato di Salvatore Inzerillo, uno dei fuggiaschi di ritorno di cui parlavo prima. Giuseppe Liga rappresenta il caso più eclatante del professionista (proprietario del ristorante Lo Sparviero inoltre), cattolico e politico impegnato che infiltra tutti gli apparati, sia pubblici che privati, per rappresentare gli interessi di Cosa Nostra. Giuseppe Liga, oltre che essere definito "reggente" persino nella sua scheda del Movimento Cristiano Lavoratori, si permetteva di entrare nei palazzi della Regione Sicilia per chiacchierare con il suo presidente, come testimoniato da questa foto scattata il 2 giugno 2009, e parlare dell'incontro con il presidente dell'MCL Marco Belluardo, già assessore comunale a Catania. Come raccontava il pm Gaetano Paci prima ancora che si arrivasse alla cattura di Provenzano sulle pagine di questo blog, i legami più difficili da smantellare sono quelli tra la mafia e la politica. Non solo, ma la lotta più importante alla mafia è fatta dalle scuole. La generazione che gestisce Cosa Nostra è fatta tutta da gente che appartiene agli anni sessanta e settanta, spetterà alla generazione degli anni ottanta e novanta decidere se rompere o meno la rete delle connivenze. Le generazioni degli ultimi vent'anni hanno conosciuto la mafia stragista, quella che uccideva nelle strade e che per sfuggire agli sbirri si nascondeva nei casolari di campagna, alla stregua di un pastore afghano. Non c'è niente di mitico o di rispettabile nella vita da boss. Persino Matteo Messina Denaro, con la sua scelta atipica di fare il donnaiolo, vivere la vita al massimo acquistando macchine potenti e spendendo molto per viaggiare si è attirato le antipatie dei capi storici, che mal sopportano la mancanza del vecchio stile in Messina Denaro. Lo spiegavano chiaramente sia Provenzano che Lo Piccolo in alcuni pizzini, mentre dal carcere il vecchio e morente Totò Riina ha recentemente mandato uno dei suoi soliti segnali. "Loro pagheranno". Riferita alla nuova generazione troppo irruente o ai magistrati che continuano a smantellare pezzo per pezzo Cosa Nostra? I segnali dell'imminente cattura di Matteo Messina Denaro ci sono tutti. Come spiegato in questo ampio riassunto, gli inquirenti hanno ormai un quadro completo della rete che finora ha coperto Messina Denaro. Quando a Palermo si è alla vigilia di una grossa cattura ci sono dei segnali inconfondibili in alcune parti della città. Da almeno giovedì la città sembra ribollire, ma in maniera sotterranea. Poco, pochissimo movimento in alcune zone calde, di contro portoni spalancati e volanti a velocità folle. La strategia è chiara: per ora Messina Denaro deve vedere in ogni Tg, giornale e mezzo stampa come la sua rete abbia avuto dei buchi, i suoi uomini non hanno rispettato gli ordini e quando si accorgerà di essere veramente in trappola sarà troppo tardi. Entro due settimane la sua latitanza sarà finita. Chi è allora che prenderà il suo posto? Chi sarà incaricato di reggere i cocci di Cosa Nostra? Un indizio lo da il ministero degli interni, che colloca il nome del prossimo reggente come quello del ricercato numero uno, mentre Messina Denaro è solo al dodicesimo posto. Si tratta di Vito Badalamenti, figlio del noto Tano Badalamenti, conosciuto anche dai più giovani grazie al film "I Cento Passi", responsabile della costruzione dell'aeroporto di Punta Raisi a ridosso di una montagna. Vito Badalamenti sembrerebbe essere latitante in Australia o in Brasile, da dove però sembra in grado di gestire i contatti con le cosche che contano in America ed in Sicilia. Un altro indizio è dato dal flusso di droga che sbarca in Italia, sempre più massiccio dal Brasile che non da altri paesi del cartello della droga. Che dietro questo incremento si nasconda l'ordine del prossimo capo di Cosa Nostra?

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sabato 20 marzo 2010

Il Parlamento Internazionale per la Sicurezza e la Pace ha una sede documentata e visitabile


Torno dopo tempo ad occuparmi di uno degli argomenti più scottanti e seguiti di questo piccolo blog di informazione, ovvero il famigerato Parlamento Internazionale per la Sicurezza e la Pace, documentato anche dalle emittenti locali. Lo faccio perché ultimamente questa presunta ong, le cui attività e legami sono state ampiamente spiegate in precedenza e che a quanto pare hanno suscitato curiosità in rete, probabilmente è stata chiamata in causa per cercare di intavolare una trattativa per la liberazione dei coniugi Cicala (vedi Video1 e Video2). Il condizionale è d'obbligo, perché effettivamente questa ong è solo un'organizzazione umanitaria, anzi, secondo qualcuno si tratta di una colossale bufala. Ma secondo voi, al numero 10 di Via Marchese di Villabianca, cosa ci fa questa targa? Non solo, il fatto che la targa riporti la dicitura "Presidential Office", presuppone che ci siano altri uffici simili in giro. Tengo a precisare che attorno a questa strada potrete tranquillamente raggiungere l'ambasciata degli Stati Uniti a Palermo, o posteggiare e far riparare la vostra macchina da discreti carrozzieri che hanno videocamere nascoste persino accanto ai cartelloni pubblicitari, ma non vi consiglio di fare troppe domande in giro. Siccome l'organigramma dell'associazione fa capo ad un vescovo ortodosso, mi sono chiesto, possibile che in quella zona non si trovi nemmeno una chiesetta, una cappelletta privata o qualcosa di simile? Ebbene sì, basta girare l'angolo, per trovare una piccola e curiosa chiesetta che almeno da fuori sembrerebbe intestata a Santa Rita. Ma perché mai una chiesetta privata di Santa Rita può essere interessante ai fini dell'individuazione delle attività del Parlamento Mondiale per la Sicurezza e la Pace? Intanto sarebbe bene conoscere la grande tradizione che Palermo possiede rispetto al culto di Santa Rita (leggi approfondimento e il suo seguito, oppure scaricalo con calma dalla cartella 4shared a fianco). La santa degli impossibili, la cui festa è celebrata il 22 maggio ed è considerata dall'ordine agostiniano come una sorta di seconda Pasqua, secondo il rito ortodosso non dovrebbe essere annoverata nei canoni dei santi approvati dalla chiesa ortodossa, a cui Viktor Busà
si presume appartenga. A tal proposito, cito quanto segue dal sito http://spazioinwind.libero.it/sanmassimo_decaita/testi/confronti/99%20differenze.html
Massoneria e fede cristiana Come accade nel Cattolicesimo romano, anche nell'Ortodossia l'appartenenza di un membro della Chiesa alla massoneria è strettamente proibita, e comporta la scomunica. La relativa scarsità di sentenze esplicite di condanna, tuttavia (mentre la Chiesa cattolica romana ha emesso in due secoli e mezzo oltre cinquecento scomuniche), ha fatto sì che la Chiesa ortodossa venisse spesso accusata, da parte romana, di compromessi con il mondo massonico.
L'accusa è quanto meno strana, se si considera che il nucleo delle obiezioni cristiane alla massoneria è rivolto al relativismo in questioni di fede: una imputazione difficilmente applicabile alla Chiesa ortodossa, che nel corso dei secoli ha patito indicibili umiliazioni proprio per non transigere sui punti fermi della fede.
La posizione della Chiesa romana in materia è indubbiamente più chiara, e le sue ragioni sono più debitamente espresse e articolate. Tuttavia, l'assenza di ripetute condanne da parte ortodossa è sintomo di un atteggiamento verso i problemi giuridici molto meno categorico e conflittuale. L'Ortodossia, una volta riconosciuta l'incompatibilità di una data posizione filosofica o dottrinale con la fede cristiana, non sente il bisogno di reiterare continuamente la propria posizione, come se bastassero alcuni secoli o decenni a "esaurire" le sue ragioni.

Ma andiamo avanti. Questa ong, che pubblica tranquillamente non solo i suoi componenti, ma anche i successi ottenuti nel corso degli anni grazie alle sue mirabili attività (documenti disponibili nella cartella a fianco su 4shared), si appoggia a livelli internazionali a stati che hanno varie confessioni religiose, dato che il vice-presidente ufficialmente è Hugo Chavez, attuale presidente del Venezuela. Immaginiamo quindi uomini di chiesa e governanti uniti, nello sforzo di promuovere la pace e la sicurezza nel mondo, in grado di muoversi liberamente nel continente africano, in sud america e in alcuni stati arabi, che hanno sicuramente bisogno di un vicino luogo di culto dove concentrare le proprie preghiere e potere meditare. Ecco quindi che una chiesetta dedicata a Santa Rita si dimostra essere la cosa più logica che ci si possa aspettare alle spalle della sede principale del Parlamento Internazionale per la Sicurezza e la Pace. Ecco alcune foto della chiesetta in questione:




Cerco di attirare la vostra attenzione sulle figure poste accanto al crocifisso posto sopra il portale d'ingresso. Ricordano in qualche modo immagini poste su alcune chiese molto particolari, come questa. A Palermo ci sono segnali in tanti altri posti di questo genere di chiese, a tal proposito, provate ad entrare nella Cattedrale di Palermo. Cercate le tombe dell'imperatore Federico II e di Costanza D'Altavilla. Adesso trattenete il fiato, alzate lo sguardo e cercate un simbolo simile a questo: avete capito adesso cosa si potrebbe celare dietro il Parlamento Internazionale per la Sicurezza e la Pace?



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venerdì 19 marzo 2010

Una delle zone off limits di Palermo update

Nonostante il successo e la curiosità riscontrata per la piccola indagine su una delle zone off limits di Palermo, ho sentito la necessità di dover precisare un paio di cose. Le foto pubblicate provenivano da Google Street View, quindi a molti curiosi e lettori di passaggio sarà sembrato al più una bufala. Quindi, ecco alcune foto di un particolare descritto nel post precedente, ovvero le presunte "corna di capretto nero" piantate a tre metri dal terreno. Come potete notare dalle foto, quella porticina, che si trova a un paio di metri dal livello del terreno della strada in questione, è chiusa da un catenaccio ed è sormontato effettivamente da delle corna di capretto nero, ed in più da qualche settimana si intravedono dei tendaggi sforacchiati. Il piano del terreno dove si trova la porta è parallelo al piano della strada che si trova in linea d'aria alle spalle, dove per intenderci trovate parte della vecchia cinta muraria di Palermo. Ovviamente, non vi aspetterete mica che vada a rischiare la pelle per fotografare la villetta di cui parlavo nel post precedente o vi porti una copia delle carte del catasto sulla zona? Se avete qualche curiosità a riguardo, chiedete in giro.




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lunedì 15 marzo 2010

Una delle zone off limits di Palermo



Certe serate sono indimenticabili. In una di quelle, tra pioggia e freddo, siamo arrivati in un posto molto frequentato della movida palermitana, vicino al Palazzo di Giustizia di Palermo. Bella gente, bevande a buon prezzo, e due corna di capretto nero su di un portoncino arrugginito sopra la testa. Saranno due rami, un'illusione ottica da fumi di alcool. Ma sembrano proprio corna. Insomma, abbiamo un argomento per la serata. Poi accade qualcosa, di cui la spiegazione si perde nella notte. Proseguiamo sull'onda di quella sensazione, una frustata di elettricità che ci porta in due momenti diversi davanti due portoni. In uno di questi, lungo la strada che si apre con quel macabro relitto a tre metri di altezza, si trova un portone nobiliare, di quelli che solitamente fanno entrare nelle ville o nei palazzi vecchi di una volta, sormontato da una maschera. Inquietante, brutta, forse anche corrosa dal tempo, ma sembra lì ad ammonire chiunque ne passi la soglia. Si tratta di una palazzina abitata, meglio andare via, non è giusto disturbare qualcuno mentre è a casa sua, magari è soltanto la fantasia serale dettata dal luppolo. Ma qui la cosa diventa interessante. A tempo perso arriva la notizia che qualcosa lungo quella strada non quadra. I numeri civici ad esempio, hanno cifre dispari e non progressivi come ci si aspetterebbe in una via di quelle dimensioni. Suddivisione che solitamente spetta a strade di un certo rilievo. Ci si vuole togliere la curiosità. E al catasto ti sbattono la porta in faccia. Per certi tipi di richieste occorre scomodare i servizi segreti, quelle carte sono in un'area riservata a cui certi cittadini non possono avere accesso. Cosa c'entrano i servizi segreti? In quel momento si attivano una serie di campanelli d'allarme. Non molto distante da questa zona infatti si è consumato un omicidio violentissimo, come quello dell'avvocato Fragalà, noto avvocato penalista palermitano oltre che ex parlamentare di AN. Sempre in quelle zone, in via Filippo Juvara per la precisione, è stato arrestato il 5 dicembre scorso uno dei capi della mafia palermitana. Quindi, chi o cosa deve essere tenuto nascosto in quella zona?
Lascio un altro indizio, provate a percorrere la strada dall'ingresso che si vede in questa foto, forse riuscirete a risolvere l'enigma prima di me.





Visualizza Area Calda in una mappa di dimensioni maggiori
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domenica 7 marzo 2010

Come festeggiamo i 150 anni di unità nazionale in un paese allo sfascio

Giuseppe Garibaldi, the leader of the Italian ...Image via Wikipedia

Ufficialmente l'unità d'Italia viene celebrata a partire dal 1861 ma si sa, la Sicilia è da sempre un laboratorio politico ed anche l'unità d'Italia, fomentata dalle proteste repubblicane di Crispi e dal coraggio dei garibaldini, qui è arrivata prima. Ecco perché mi sembra giusto che dalla Sicilia parta una riflessione sullo stato di salute della Repubblica italiana. La disoccupazione continua a crescere come rimbalzo naturale della crisi economica che entra nella sua terza e ultima fase, le organizzazioni mafiose in Italia fatturano 90 miliardi di euro l'anno e la terra davanti le case si sbriciola, trascinando palazzi e paesi interi a fondo valle. Purtroppo oltre il 90% del territorio italiano è franabile, ma questo né Garibaldi né Cavour potevano saperlo. Limitiamoci all'analisi dell'Italia nei primi tre mesi del 2010. Cominciando da dove è partita l'avventura dell'unificazione italiana. A Palermo, in attesa dei video che testimoniano i festini a base di droga e sesso "dell'Innominabile De La Vega" si scopre come i beni confiscati alla mafia, oltre a essere tutelati da una legge del 1963 che agisce meglio di qualsiasi organo mangia-soldi creato ad hoc in Calabria, vengono assegnati ad amici e collaboratori stretti del sindaco che letteralmente "gira" beni immobili a società create per fare i bilanci negli assessorati. Nel frattempo l'attuale capo della mafia è tranquillamente irrintracciabile, coperto da elementi della massoneria deviata trapanese che è arrivata ad avere contatti persino dentro la corte dei conti ed ad oggi c'è un processo in corso che deve spiegare se il partito che guida la maggioranza di governo è nato dalla trattativa fatta negli anni novanta tra lo Stato e la Mafia. Nel frattempo in Calabria la 'ndrangheta, organizzazione criminale numero uno in Europa per il commercio di droga, ordina lo sgombero degli immigrati di Rosarno dando vita ad un episodio di violenza razzista che non si vedeva dai tempi delle rivolte nelle banlieues. Sempre in Calabria si è dovuto dimettere un Senatore della Repubblica, scelto appositamente dai responsabili locali del partito di maggioranza, che è stato eletto all'estero nonostante non avesse alcuna residenza in Belgio. Il senatore era molto ben visto dalla 'ndrangheta, che riusciva tramite interessi tutti da verificare, da parte della magistratura, a far arrivare a Roma quintali di denaro sporco da riciclare e droga da parte della banda della Magliana, storica associazione criminale romana con ottimi contatti sia in Vaticano che "nei circoli che contanto" che sembra essere protagonista in un altro recente scandalo. Dopo aver sparato pochi colpi infatti i gestori del tesoretto della banda della Magliana hanno re-investito i loro soldi con i cosidetti "furbetti del quartierino". Questi imprenditori senza scrupoli, stando alle carte processuali di cui fra un pò non si potrà nemmeno parlare, pena l'arresto e sanzione pecuniaria accessoria, hanno avvicinato il capo della Protezione civile italiana, Guido Bertolaso, per sfruttare la particolare legislazione che il governo stava preparando: la possibilità delle società che vincevano gli appalti (pilotati ovviamente) di edificare e costruire opere pubbliche gigantesche e costose senza alcun controllo e vincolo. Nel frattempo, ci si prepara alle elezioni regionali con un unico delegato del mastodontico partito del Pdl a presentare le liste a Roma arrivato in ritardo per colpa di un panino. Almeno, questo racconta la leggenda, perché in realtà il povero delegato ha avuto cambiamenti di lista fino all'ultimo. Vizio che il Pdl non perde nemmeno in Lombardia, con la lista del suo candidato più forte. Nonostante ciò, in barba a qualsiasi regola democratica e precedente storico si riammettono le liste del Pdl. Per usare una metafora calcistica, è come se l'Inter si scordasse di entrare in campo per giocare una partita di campionato, venisse sanzionata con una sconfitta a tavolino e poi si giustifichi dicendo di essere la squadra più forte, ottenendo dal presidente di lega la ripetizione della partita. Fantascienza nel mondo del calcio, storia purtroppo nella politica italiana. In chiusura la canzone che al Festival ha rischiato di vincere, ovviamente grazie ad un broglio che permette di acquistare voti comprando i call center che effettuano i televoti, che qualcuno ha proposto come nuovo inno italiano. Festeggiamo i 150 anni di questa vecchia baldracca. Ma facciamolo con una canzone degna.
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sabato 27 febbraio 2010

Terremoto devastante in Cile e allarme tsunami in tutto il Pacifico

Il quinto terremoto più forte della storia, con scosse di assestamento del 6° grado, al momento i palazzi sembrano aver retto meglio ad Haiti soltanto perché il paese ha conosciuto negli anni '60 il terremoto più potente della storia. In Cile si contano 50.000 italiani, probabile a questo punto uno terremoto in Cile 27 febbraio 2010spostamento massiccio della nostra portaerei e delle squadre di soccorso da Haiti fino al Cile, dove il terremoto è stato stimato come 600 volte più potente. Onde alte 40 metri si sono infrante sugli arcipelaghi della costa cilena mentre a Santiago, la capitale, dove le webcam risultano spente e le strade sono del tutto sollevate. Per le 22 ore italiane è attesa un'onda di tsunami sulle Hawaii con onde alte già cinque metri alimentate da continue scosse "di assestamento" che alimenterebbero le onde. Sono attese scosse di assestamento, con un valore minimo del 5° grado (equivalente al terremoto in Abruzzo) per diverse settimane.

LE NOTIZIE DAI QUOTIDIANI LOCALI: 1 2 3 4
IL TERREMOTO NELLA BLOGOSFERA: 1 2 3
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giovedì 18 febbraio 2010

La navigazione sicura e totalmente automatizzata


Attualmente uno dei browser più snelli, veloci e ricchi di applicazioni è sicuramente Google Chrome, non ancora diffuso come Mozilla Firefox ma per la prima volta pubblicizzato ovunque. Uno dei punti di forza è sicuramente la modalità di navigazione nascosta, che permette di lasciare poche tracce navigando in rete. Ovviamente parte della navigazione rimane nei database della società di Mountain View, anche se la navigazione in Internet per definizione lascia sempre qualche traccia. Una delle novità degli ultimi anni nella guerra dei browser riguarda i motori di ricerca integrati, ovvero dei motori di ricerca che integrano i risultati dei principali motori di ricerca per velocizzare e confrontare i risultati. Una novità assoluta tra questi sistemi di integrazione è rappresentata da Ixquick. Un meta-motore di ricerca, integrabile con tutti i browser attualmente esistenti, che permette di fare ricerche in tutta la blogosfera, ricercare immagini e video con i vari sistemi di catalogazione di Yahoo, Bing, Google, Ask e gli altri. Ma ecco la novità. Tramite Ixquick si possono ricercare i numeri di telefono di tutto il mondo e navigare con il protocollo https, quello che per intenderci è usato nella compilazione di dati sensibili come i codici IBAN online e nell'ingresso protetto ai blog e agli indirizzi di posta elettronica. L'idea che potrebbe rivoluzionare il modo di navigare online nei prossimi dieci anni è stata intuita da un gruppo di analisti che poco hanno a che fare con i giovani geni che stanno dietro le grandi aziende della Silicon Valley. Ixquick può rappresentare senza dubbio il futuro della navigazione online
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venerdì 12 febbraio 2010

Di cosa è realmente accusato Bertolaso e quali sono i reati del G8


Prima di potersi fare un'idea sulla reale entità delle accuse sul capo della Protezione Civile Guido Bertolaso in merito alle presunte tangenti ricevute per favorire alcuni imprenditori edili nella costruzione selvaggia di immobili a costi esorbitanti:

lunedì 8 febbraio 2010

Massimo Ciancimino porta le prove del papello

Receipt for membership of Silvio Berlusconi to...Image via Wikipedia


Mio padre mi spiegò che Forza Italia era il frutto della cosiddetta trattativa tra Stato e mafia. A dichiararlo oggi in aula bunker per il processo contro l'ex comandante dei Ros è Massimo Ciancimino, che ha spiegato al giudice a cosa si riferisse Bernardo Provenzano nel pizzino che probabilmente era indirizzato a Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri: l'immunità territoriale di Provenzano, libero di muoversi ovunque e la mancata perquisizione del covo di Riina facevano parte della trattativa che hanno permesso la nascita di Forza Italia. Accordo che quando ha iniziato a vacillare è stato richiamato dallo stesso Provenzano, con la promessa di un eventuale rapimento del figlio di Berlusconi, Piersilvio, attuale presidente Mediaset, nel caso in cui il cavaliere non avesse rispettato i patti mettendo a disposizione le sue reti televisive. Ciancimino racconta come questa parte del pizzino sia soltanto la seconda parte di un messaggio che è stato trafugato dalle carte che lo stesso Ciancimino ha raccolto nel corso degli anni. Un altro capitolo riguardo la trattativa tra mafia e stato è emersa durante il dibattimento di oggi. Pare infatti che sia i carabinieri che alcuni ambienti dei servizi segreti fossero a conoscenza del luogo segreto usato da Massimo Ciancimino per nascondere il papello. Prima di essere messo agli arresti domiciliari però un'altra figura dei servizi segreti consigliò a Ciancimino di nascondere i suoi documenti in un altro posto anziché nella villa all'Addaura, dove i carabinieri avevano effettuato la perquisizione. E così prima di essere arrestato il 7 giugno 2006 Ciancimino portò i documenti all'estero, probabilmente in Svizzera o nel sud della Francia. Un altro contatto dei servizi segreti, detto “Franco”, invitò Ciancimino a tacere riguardo l'esistenza sia del papello che di carte compromettenti che avrebbero potuto coinvolgere Silvio Berlusconi, assicurandogli che nessun magistrato l'avrebbe potuto interrogare a riguardo. Cosa che in effetti avvenne almeno fino al 2008. Stando alle dichiarazioni rese da Ciancimino anche all'interno dei servizi segreti vi erano due correnti di pensiero, mentre al momento non sono stati effettuati riscontri riguardo ad un altro agente operativo tra gli anni 80 e 90, detto il “mostro” che potrebbe aver avuto un ruolo persino nella sparizione dell'agenda rossa di Borsellino. Durissime le reazioni del governo, che tramite le parole del coordinatore nazione del Pdl, Sandro Bondi bollano le dichiarazioni di Ciancimino come ondata di fango e calunnie tipicamente pre-elettorali.
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Il futuro di Termini Imerese

Rimane davvero poco margine per un futuro Fiat a Termini Imerese. Nonostante il ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola abbia comunque convocato un tavolo tecnico per il 5 marzo per mettere assieme sindacati, dirigenza del lingotto e governo, i margini di manovra restano pochi. Il governo aveva chiesto di aumentare la produzione di auto in Italia dagli attuali 650 mila a 900 mila macchine, ma la strategia di Marchionne è chiaramente rivolta al grande mercato americano. Spazio quindi a nuovi competitor, che troveranno a Termini Imerese una struttura industriale quantomeno avviata e con personale già qualificato. Poco favorevoli a lavorare per conto dell'Ikea, gli operai di Termini vedrebbero di buon occhio l'arrivo di una casa di produzione cinese, mentre continuano a farsi insistenti le voci riguardanti l'interesse dell'imprenditore siciliano Simone Cimino che guiderebbe una cordata di imprenditori italiani pronti a far partire la produzione di macchine elettriche. I veri motivi della chiusura di Termini però vengono fuori da un'inchiesta del Sole 24 Ore, che ha analizzato la situazione di Termini da un punto di vista strettamente economico: la mancanza di un indotto ben sviluppato, la necessità di importare lamierati, componentistica elettrica e persino i motori nel quadro di un sistema di trasporti malfunzionante rendono anti-redditizia la produzione Fiat a Termini. Ecco spiegati da dove vengono quei mille euro in più che ogni macchina prodotta a Termini viene a costare rispetto alle altre. Un altro dei progetti sul tavolo, concepito grazie ad uno studio approfondito di Unioncamere Sicilia ed il Censis, potrebbe presto guidare la riconversione dello stabilimento in centro sviluppo per tecnologie industriali, utile alla Sicilia ma anche all'innovazione delle altre fabbriche italiane.
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giovedì 28 gennaio 2010

Quello che non sapevamo del nucleare

La terza generazione delle centrali nucleari, quelle che per intenderci, saranno reimpiantate in Italia entro i prossimi 10 anni, non sono proprio il massimo della sicurezza. Scorie radioattive da piazzare in ambienti idonei per 10.000 anni, la nostra incapacità di gestire qualsiasi tipo di rifiuto e la ragionevole paura di incidenti hanno bloccato negli anni 80 lo sviluppo del programma atomico italiano. Ma si trattò solo di ondata emotiva proveniente da Chernobyl? O in effetti le centrali atomiche nel mondo non sono così sicure? Di seguito ecco l'elenco di tutti gli incidenti nucleari in giro per il mondo. Se si analizzano con attenzione gli ultimi due anni, i vicini della Francia sono stati alle prese con incidenti costanti, che costeranno al governo dell'Eliseo diversi miliardi di euro in costi di messa in sicurezza e bonifica delle aree. Un elenco che qualsiasi cittadino italiano dovrebbe leggere, prima di dare il proprio consenso all'installazione di questi impianti di morte.

martedì 19 gennaio 2010

Un colloquio tra Mannino e Falcone rivela come le stragi furono un'azione politica mediata anche dalla CIA

Calogero Mannino è stato, per l'ambiente cattolico, l'esponente politico che nella prima repubblica può essere accostato alla figura di Craxi per quanto riguarda la fine che ha fatto. Per molti due corrotti, sicuramente dei capri espiatori che hanno pagato politicamente il sistema diffuso di corruzione su cui si è retta la Prima Repubblica. All'indomani dell'assoluzione in Cassazione, Calogero Mannino ha deciso di rimettere al centro dell'attenzione una vecchia questione che fa maggiore chiarezza su alcuni fatti già in parte emersi nel marzo scorso. Mannino riferisce di un suo colloquio nei primi anni '90 con Falcone che si diceva molto preoccupato riguardo l'ingerenza dei servizi segreti americani nelle questioni italiane. In particolar modo, l'attenzione è focalizzata sul periodo in cui i grandi industriali italiani cedevano il passo al mondo della finanza, in politica si distruggevano i partiti storici e l'Europa iniziava a creare il mercato unico con Maastricht. L'osservazione di Falcone, riguardante il cambiamento radicale di strategia di Cosa Nostra, faceva luce sullo stretto legame esistente tra la mafia siciliana ed altre organizzazioni criminali operanti a livello europeo. Attraverso il mercato della droga Falcone intuì che il cambiamento di strategia nella cupola di Cosa Nostra poteva avere uno scopo prettamente politico. Mannino riferisce di aver condiviso questa confidenza fattagli dal giudice Falcone anche con due figure molto importanti della politica italiana, soprattutto all'indomani delle stragi: Giulio Andreotti, che fu ministro degli esteri per quasi tutti gli anni '80, favorendo la politica di avvicinamento al mondo arabo, e Francesco Cossiga, presidente della repubblica fino al 28 aprile del 1992. Al momento le nuove indagini sulle stragi di Capaci e Via D'amelio proseguono senza troppo clamore, anche se la svolta definitiva potrà arrivare soltanto quando Massimo Ciancimino deciderà di mostrare a tutti cosa contiene l'archivio di suo padre.



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martedì 12 gennaio 2010

Allarme tsunami al largo di Haiti


Attualmente il segnale di allarme è stato diramato anche per l'isola di Cuba, si attendono notizie. Il sisma principale, stimato di magnitudo 7, è scaturito a circa 10 km di profondità intorno alle 23 ore italiane.

Ecco una webcam del luogo

sabato 19 dicembre 2009

Piramide sopra il Cremlino: uno degli avvistamenti ufo più incredibili della storia

Difficilmente in questo caso si può parlare di missile o esercitazione militare. Forse, se di ufo non si tratta, siamo davanti al primo esperimento su larga scala di effetti olografici:

venerdì 18 dicembre 2009

Ecco come vanno in fumo i soldi del fondo straordinario

Con l'installazione il 18 dicembre (appena due settimane di vita garantite) delle luminarie per la città e dell'albero di natale gigantesco a Piazza Politeama vanno in fumo gli ultimi 300 mila euro destinati al fondo d'emergenza con cui si affrontano alluvioni, frane, crolli e altre calamità naturali. Dal consiglio comunale l'allarme era stato lanciato dal gruppo dell'opposizione, ma alla fine, come sempre in questa città, tutto è stato fatto in barba a qualsiasi logica. Il comune ha rilanciato l'aumento della TARSU nonostante una prima sentenza sfavorevole, la città è virtualmente paralizzata da una normativa sulle targhe alterne che ha già collezionato 800 multe in pochi giorni, con divieti irragionevoli e caotici. In più la crisi dell'AMIA continua a bruciare milioni di euro senza che il servizio venga minimamente garantito. Ecco perché tanta polizia attorno a piazza Politeama: il sindaco ha paura che qualcuno possa dare fuoco all'albero di natale con cui si potevano pagare un mese di stipendio ai dipendenti dell'AMIA, per esempio. Appuntamento quindi a domenica 20, quando a piazza Pretoria, davanti al comune, i cittadini porteranno sacchi verdi di spazzatura per erigere un degno albero di natale per Diego Cammarata

mercoledì 16 dicembre 2009

Gioacchino Genchi dichiara: posso incastrare Dell'Utri

Gioacchino Genchi, il superconsulente della polizia italiana, coinvolto nell'inchiesta Why Not? ha deciso di utilizzare i materiali raccolti in vent'anni di lavoro al fianco delle procure italiane, in particolar modo le registrazioni riguardanti i presunti contatti tra Dell'Utri ed i mafiosi, che organizzarono gli attentati degli anni 90 in America. Si attendono a questo punto nuove verità sui collegamenti tra i servizi segreti americani e quelli italiani prima e dopo le stragi

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martedì 15 dicembre 2009

Nuove dichiarazioni dei boss storici di Palermo sull'epoca delle stragi

Il successore dei Graviano a capo del mandamento di Brancaccio tra il 2005 ed il 2006, Fabrizio Iannolino, ha deciso di vuotare il sacco. Una storia interessante quella dell'odontotecnico do Termini, che da gestore di un bar vittima del racket si trasformò in carnefice. Grazie alla sua amicizia con Benedetto Graviano, il più piccolo dei fratelli che gestivano Brancaccio, riuscì a dettare le regole e le estorsioni nel territorio tra Termini Imerese, Trabia e Caccamo. Affiancato per un periodo dal boss storico, Liborio Pirrone, la sua immagine tratta da laprivatarepubblica.comfortuna finì con l'arresto anche dell'ultimo dei fratelli Graviano. Senza la sua protezione infatti, Bernardo Provenzano in persona ordinò un cambio al vertice che portò Antonino Teresi a gestire la cosca di Brancaccio. Anche Salvatore Grigoli, noto esponente del braccio armato di Brancaccio durante gli anni delle stragi, racconta la sua versione dei fatti. Grigoli conferma la volontà di farla pagare ai rappresentanti del PSI che li avevano traditi, e racconta come Bagarella in persona meditasse di uccidere il pentito Giuseppe Marchese, nonostante fosse suo cognato. Nei verbali di Grigoli non vengono citati i nomi dei referenti politici esterni, ma si parla dei suoi rapporti con Nino Mangano, braccio destro di Giuseppe Graviano, anello di collegamento con Bagarella. Grigoli racconta come anche lui conoscesse da anni un referente politico di cui però al momento preferisce non fare il nome. Grigoli parla anche di Matteo Messina Denaro, latitante nel trapanese come Spatuzza. Del superlatitante di Cosa Nostra, Salvatore Grigoli racconta di avergli fatto da autista nel 94 durante gli appuntamenti con Bagarella e di come sfuggì alla cattura a Milano, dove si sarebbe dovuto incontrare con Mangano e suo zio, decidendo di partire dalla stazione di Termini Imerese per poi sposarsi nel continente ed andare all'estero. Grigoli riferisce anche di uno sgarbo che Spatuzza fece nei suoi confronti, fregandosi dei soldi che Mangano aveva destinato a lui e di come Spatuzza iniziasse ad essere malvisto dagli altri a causa di una serie di sgarbi nella gestione degli affari. Nel frattempo è attesa per oggi una deposizione di Gianfranco Miccichè sul dichiarante Spatuzza.

Francesco Quartararo

lunedì 14 dicembre 2009

(L'in)sicurezza di Berlusconi

Non entrando direttamente nel merito del valore politico dell'aggressione (dato che tutti i politici sono ugualmente colpevoli di questo clima violento) è da notare l'efficienza del sistema di sicurezza approntato dal ministero degli Interni e dai Servizi Segreti, che curano la sicurezza del Presidente del Consiglio dal 29 aprile. Il ministro degli interni Maroni afferma di non aver nulla da rimproverare alle forze dell'ordine, che hanno brillantemente bloccato un gruppo organizzato di contestatori con tanto di bandiere del PDL. Peccato che il premier intanto risulti sfregiato, e che fortunatamente a colpirlo sia stata una statuetta lanciata da un uomo disturbato. Cosa sarebbe accaduto se un anonimo, sconosciuto alle forze dell'ordine, avesse avuto un'arma vera? Staremo ancora a Berlusconi feritoparlare dei successi del servizio d'ordine? Parleremo di clima di odio nella politica italiana, o di guerra civile? Per adesso si può parlare soltanto di estrema leggerezza del premier, che era stato informato della possibilità di eventuali attacchi da parte di squilibrati, prova ne sono le parole che ha detto al suo fidato Paolo Bonaiuti lo stesso giorno. Per quanto riguarda il discorso dei gruppi violenti su Facebook, la faccenda è molto semplice. Gruppi come Eliminiamo Berlusconi, Massimo Tartaglia...un eroe non possono essere cancellati. Motivo? Facebook può cancellare solo i gruppi che non rispettano le regole del suo servizio. Ecco perché ci sono ancora gruppi come Totò Riina...i fan! o uccidiamo Moccia!!!. Facebook è un social network libero e come tale non può essere fermato, a patto di oscurare l'intero sito di Facebook in Italia. La cosa più preoccupante riguarda piuttosto la sicurezza interna. Da almeno dieci anni i servizi segreti e le forze dell'ordine sanno che tutte le organizzazioni estremistiche in Italia hanno gli strumenti per riavviare una stagione simile a quella degli anni di piombo. Ci sono le persone, le strutture organizzative, le motivazioni. Quello che è sempre mancato è stato l'atto eclatante, il salto di qualità tanto temuto. L'aggressione di ieri dimostra come nessun politico italiano sia totalmente al sicuro. E se l'intelligence e le scorte falliscono, l'unico deterrente che può funzionare è il senso di civiltà degli italiani. Se riuscisse a prevalere il rispetto del diverso, della persona che vota diversamente, tifa diversamente, ha gusti sessuali diversi, prega diversamente, forse non ci si dovrebbe preoccupare nemmeno della sicurezza dei nostri politici. L'aggressione di ieri è un forte segnale di come potrebbero presto peggiorare ulteriormente le cose. Tocca allo stesso Silvio Berlusconi iniziare a stemperare i toni. Senza il suo dietrofront gli altri partiti non riusciranno a cambiare il modo di fare politica. Non farlo significherebbe portare l'Italia in una spirale di violenza peggiore di quella degli anni di piombo. Una violenza priva di scopo, senza un progetto politico, che colpisce con spietatezza e violenza insensata. Una violenza senza bandiere ed ideologie sarebbe anche difficile da individuare e sopprimere. Ecco perché occorre fermare il terreno fertile in cui comportamenti del genere possono crescere. E tutto questo, inevitabilmente, spetta alla sicurezza che Berlusconi ha nei suoi mezzi.

F.Q.
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giovedì 10 dicembre 2009

Fenomeno apparentemente inspiegabile in Norvegia scuote il mondo

Cominciamo dalla prova documentata:


Adesso proviamo insieme a vedere cosa può essere, vediamo che succede nei prossimi giorni:

1)Un ottimo lavoro di Photoshop o Flash Player
2)Il primo esperimento di scala mondiale di ologrammi programmati
3)Un buco nero in diretta (l'ipotesi teorica esiste, al CERN ci lavorano)
4)Un white-hole, previsto da Einstein, è l'esatto contrario del buco nero
5)Una frattura dello spazio tempo (dovrebbero presto accadere cose incredibili)
6)Un nuovo evento astronomico mai registrato prima (ma non era rimasta solo la materia oscura da studiare?)
7)Un segno celeste che precede un messaggio all'umanità
9)Una porta multidimensionale per l'arrivo di nuove creature nel nostro mondo (fantascienza?)
10)La più grossa macchia che abbia mai coperto un obiettivo fotografico

Speriamo almeno il CICAP dia una spiegazione

sabato 5 dicembre 2009

La Catturandi non conosce sosta

Qualcosa in Italia non quadra. Il secondo attacco allo Stato è stato lanciato solo ieri da Gaspare Spatuzza ed in attesa di sentire le dichiarazioni dei Graviano l'11 dicembre la Catturandi mette a segno due colpi semplicemente incredibili. Dopo la cattura recente di Raccuglia a Palermo il vuoto di potere era bene o male stato momentaneamente occupato da Giovanni Nicchi, giovane 28enne che per necessità si trovava a rappresentare la Cupola a Palermo. A lui Bernardo Provenzano aveva affidato il compito di riallacciare i contatti con i fuoriusciti americani. Contatti resi necessari dopo i colpi inferti all'establishment di Cosa Nostra. Fondamentali i documenti ritrovati a seguito della cattura di Domenico Raccuglia, che oltre alle armi ed ai contanti necessari per la sua latitanza portava con sé numerosi pizzini. Una volta conosciuto il meccanismo con cui comunicano i padrini è stato più facile decifrarli ed arrivare ad individuare i mittenti. Con la cattura di Nicchi si fa necessariamente più vicina la figura di Matteo Messina Denaro. Dovrà necessariamente occuaprsi anche degli affari a Palermo, cercando di curare gli affari al di fuori della sua zona di competenza oppure favorire l'ascesa di altre famiglie, magari al momento messe in immagine tratta da Repubblica.itsecondo piano. Come quella del boss storico dell'Acquasanta Gaetano Fidanzati, arrestato oggi pomeriggio a Milano in via Marghera. A lui si erano rivolti i boss subito dopo l'uscita del carcere, dopo una vita passata ad organizzare i traffici di droga. Una situazione che al momento fa esultare il ministro degli Interni Maroni, che sembra lanciare più di un'indicazione riguardo la chiusura delal rete su Matteo Messina Denaro. Il controllo capillare effettuato nelle banche svizzere qualche settimana fa potrebbe infatti aver fatto luce sul tesoro nascosto di Messina Denaro, che tra i tanti preziosi voleva inserire nella sua collezione privata il Satiro Danzante, colpo andato in fumo per pura casualità. Il colpo inferto dallo Stato è durissimo, e l'attenzione è puntata ancora più di prima all'11 dicembre prossimo. Cosa accadrà quando i boss Graviano, probabilmente mossi da una regia già curata nei dettagli per lanciare un attacco nuovo e frontale allo Stato, si accorgeranno che la guerra alla mafia sta subendo una brusca accellerata?

Francesco Quartararo

La nuova guerra di mafia

Le dichiarazioni di ieri del pentito Gaspare Spatuzza, detto "u tignusu", ex reggente del braccio armato di Brancaccio dopo l'arresto dei fratelli Graviano, segna un nuovo atto della strategia mafiosa. Ascoltando in diretta le dichiarazioni di Spatuzza, la sezione che si occupava del lato "economico" nel quartiere Brancaccio era la famiglia Tagliavia, che nella complessa vicenda Dell'Utri sarebbe stata naturalmente coinvolta. Ma l'ordine di far agire Spatuzza, a detta del pentito, arrivò dal carcere (!) per mezzo di Piero Romano. Insomma, non era una questione di soldi, era una questione strategica. Spatuzza ieri ha dichiarato come quei crasti (cornuti) dei socialisti tra l'88 e l'89 fecero il pieno dei voti, quindi dovevano pagare. A far fuori Craxi ci pensò la magistratura, per Claudio Martelli invece, una persona che oggi spiega ai giovani la costituzione in tv (sulle reti Mediaset) si doveva procedere con l'eliminazione fisica. Un'altra irritualità nella dichiarazione di Spatuzza riguarda poi la sua autodichiarazione di aver fatto parte di un'associazione "terroristico-mafiosa chiamata Cosa Nostra". Come se un tirapiedi di Bin Laden dicesse di far parte di un'associazione terrostica islamica di nome Al Qaeda, ma con una sostanziale differenza. I capi non hanno mai detto di far parte di qualcosa che si chiamasse Cosa Nostra, figuriamoci poi paragonarsi ad associazione terroristica come le Brigate Rosse. Ma Spatuzza precisa agli avvocati che Cosa Nostra diventa associazione terroristica nel momento in cui sceglie la strada stragista, non vuole vivere parassitariamente sullo Stato, vuole entrare nello Stato, farsi suo interlocutore diretto. La mafia ha sempre osteggiato i pentiti, ne ha persino sciolto nell'acido i figli. Perché i Graviano invece lasciano parlare liberamente Spatuzza? Perché in realtà, per governare in Sicilia, e quindi avere i numeri per governare questo paese, con la mafia si deve scendere a patti. Si tratta di una realtà storica accertata nella Prima Repubblica e che potrebbe segnare il trapasso della Seconda. Non solo, ma finché avremo politici ricattabili per reati penali, concussione, concorso esterno in associazioni mafiose (o potremo dire ormai tranquillamente terroristiche) qualsiasi maggioranza di qualsiasi colore sarà in pericolo, e con essa la democrazia in Italia. Ma c'è qualcosa che non è ancora emerso in questa storia. Due dettagli molto interessanti risalenti all'aprile di quest'anno, quando a Palermo arrivavano i primi segnali di un ciclone in arrivo. Mentre si bisbigliava non solo di una riapertura dei processi sulla strage di Via D'amelio, di accordi tra la mafia ed il vaticano, la massoneria, lo stato ed i servizi segreti americani (l'incontro a Roma in via Veneto tra Graviano e Spatuzza nel '93 avvenne davanti l'ambasciata americana, come è facile riscontrare da un confronto tra le dichiarazioni di ieri ed una panoramica del bar in cui avvenne l'ncontro), accaddero due cose interessanti. A margine di un'indagine chiusasi nel nulla contro il cognato, Francesco Messineo, procuratore capo di Palermo, ammonì i giornalisti dicendo: Attenti, la mafia potrebbe usarvi come arma, e al posto di pallottole usare i fiumi di inchiostro per i propri scopi. Una riflessione che mi venne subito in mente quando il difensore di Dell'Utri ieri chiese a Spatuzza: come collega i piloni pubblicitari a Dell'Utri e quindi a Berlusconi? Risposta: in base a quello che ho letto sui giornali. C'è un altro particolare agghiacciante, che al momento sfugge ai più. I procuratori di Palermo e Caltanissetta, sempre in quel periodo (primavera 2009) interrogarono direttamente Totò Riina, che cripticamente disse: Falcone e Borsellino sono stati uccisi da uno dei vostri, andate a controllare. In queste parole può essere racchiusa una strategia militare e terroristica nuova e paralizzante. Innanzitutto occore ormai considerare questo. L'Italia è in guerra. In questo momento sulle nostre teste si sta combattendo una guerra in grado di distruggere lo Stato. Si tratta di una guerra anomala, perché i morti sono arrivati prima, ma il piano, se vogliamo, supera quello di qualsiasi brigatista. Immaginate di voler far diventare la mafia un concorrente dello Stato, avete fatto fuori i nemici più irriducibili (Falcone e Borsellino), avete già trovato un gruppo di persone che prenderanno in mano il paese e vi danno garanzie (in questo caso Forza Italia, creata da un cavallo vincente, imprenditore di successo, creatore della tv privata, presidente di una squadra di calcio a cui, per un paio d'anni, ha fatto da stalliere Vittorio Mangano, capo della famiglia mafiosa di Porta Nuova). Poi il vostro cavallo vincente si imbizzarrisce, si vuole smarcare, rinnegare i patti fatti. Come la si può far pagare? Scatenandogli contro i giudici ed i pentiti, usando i mezzi dello Stato. Divide et impera dicevano gli antichi romani, falli scannare come cani e poi pigliati l'osso si direbbe oggi. Giornalisti che si scatenano contro il presidente del consiglio, giornalisti che si scatenano contro i magistrati, politici che attaccano i magistrati e magistrati che vogliono distruggere i politici. Se questo progetto fosse stato scritto su un volantino delle Brigate Rosse forse ci sarebbe stata più lungimiranza. Ma la realtà dei fatti è che in questo momento il terrorismo di mafia ha già vinto. Forse il Presidente della Repubblica ha davvero ragione. Abbassare i toni e trovare i motivi d'unione può essere l'inizio di una nuova forma di resistenza. Ma per arrivare a questo è giusto che ogni italiano sappia la verità, e che inizi a schierarsi. O con la democrazia o con i terroristi, di qualsiasi colore.

La Macchia 1986

martedì 1 dicembre 2009

Fini si confida con un amico: Berlusconi è finito

Ma non solo. Durante il dialogo Fini parla di alcuni particolari non ancora noti sulle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, che vedrebbero coinvolto l'attuale presidente del Csm Nicola Mancino, ai tempi Ministro dell'Interno. Ecco il video:


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