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lunedì 21 marzo 2011

Il Movimento Zeitgeist su Canale 5 a "Il senso della vita", Domenica 27 marzo ore 21:10

È con immenso piacere che annuncio ufficialmente che il Movimento Zeitgeist ha stretto una collaborazione autoriale con il programma di prima serata su Canale 5 "Il senso della vita", presentato da Paolo Bonolis e co-autorato da Michele Afferrante.

Il tutto nasce all'inizio di gennaio. Roma, il Cinema Azzurro Scipioni del regista Silvano Agosti viene gentilmente messo a disposizione per l'anteprima mondiale della proiezione del film "Zeitgeist: Moving Forward". Tra il pubblico, gli attivisti romani vedono Paolo Bonolis, il quale mostra grande interesse per il film, il Venus Project e il Movimento Zeitgeist.

Da lì a breve nasce una collaborazione tra me, Paolo Bonolis e il co-autore del programma Michele Afferrante, due persone bellissime, che hanno mostrato di essere perfettamente in linea con le idee del movimento. Dall'idea iniziale di avere una breve citazione del Movimento Zeitgeist nel programma, man mano che parlavamo e discutevamo si è passati a rendere il Movimento un leitmotiv di tutta la stagione, mostrando delle clip in tutte le puntate, come un percorso formativo, per porci delle domande, dare spazio alla nostra immaginazione e al nostro spirito critico.

Non posso rivelare i dettagli, ma vi assicuro che sarà un viaggio fantastico.

Sento di volere condividere ancora una cosa con voi: dovete avere fiducia nelle persone. Il mondo è pieno di individui eccezionali, di grande umanità. Per trovarli, basta tenere una mente e un cuore aperto.

Federico Pistono,
coordinatore del Movimento Zeitgeist Italia

lunedì 2 agosto 2010

Barca prende fuoco a Mondello, paura a bordo

Momenti di paura ieri a bordo di un'imbarcazione al largo delle coste di Mondello. Un cabinato di 17 metri, ormeggiato a circa 700 metri dalla costa, ha preso fuoco per motivi ancora da verificare. Tutto si è svolto nel giro di pochi minuti, con un tranquillo momento di relax al mare che si è trasformato in una brutta disavventura. Dalla poppa del cabinato infatti è cominciato a salire un denso fumo nero, visibile anche dalla spiaggia. Le imbarcazioni circostanti, messe in allerta, hanno cominciato ad affiancare l'imbarcazione per offrire soccorso ai tre passeggeri. Tratti in salvo i passeggeri del cabinato, altri diportisti sono riusciti a salire a bordo e domare l'incendio. Ecco le spettacolari immagini tratte dal canale video dell'Albaria, con tutte le fasi dell'incendio e del salvataggio dei tre diportisti, protagonisti di un brutto quarto d'ora:

martedì 25 maggio 2010

Il caso Denise Pipitone è arrivato ad una svolta


Si tratta di uno dei casi che ha appassionato di più gli italiani ed è stato particolarmente sentito in Sicilia dove qualche manifesto con l'identikit di Denise Pipitone si trova ancora in qualche stazione. Dopo anni di indagini l'attenzione si concentra su quella che è considerata la principale indiziata, la sorellastra Jessica Pulizzi, all'epoca dei fatti minorenne. Assieme a lei l'ex fidanzato Gaspare Ghaleb, accusato di falsa testimonianza. Nella seduta di oggi al tribunale di Marsala Jessica Pulizzi non c'era, ma il suo avvocato, Gioacchino Sbacchi, ha chiesto in sua difesa di non accogliere le intercettazioni che l'accusa intende integrare al quadro accusatorio. Si tratta di alcune intercettazioni ambientali fatte l'11 settembre del 2004 all'interno degli uffici del commissariato di Mazara del Vallo, dopo appena 10 giorni dalla sparizione di Denise. La frase incriminata, l'ho portata a casa, pare sia stata pronunciata da Jessica Pulizzi nei confronti della madre, Anna Corona. L'avvocato di Piera Maggio, la mamma di Denise, ha inoltre chiesto di ammettere tra le prove un'altra intercettazione, quella del 30 marzo del 2006 in cui Jessica Pulizzi fa riferimento ad un corpo del reato adeguatamente nascosto. Piero Pulizzi, riconosciuto come padre naturale di Denise grazie al test del DNA, nel frattempo ha visto accogliere la sua richiesta al tribunale e si costituirà come parte civile.

mercoledì 19 maggio 2010

La famigerata spia Franco può essere in queste foto

Guardate attentamente queste foto:






Sono le uniche foto disponibili su internet che mostrano il papa attuale alla presentazione di un autoveicolo. Che si nascondi qui la spia di cui parla Massimo Ciancimino?

lunedì 3 maggio 2010

Un viaggio a tutto tondo per risolvere lo ZENigma

Il nome è altamente evocativo, il suo destino invece è segnato da uno scippo. Quello che alcuni abitanti di Borgo Vecchio subirono quarant'anni fa, quando per iniziare a mettere mano al centro storico diroccato e distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, si pensò bene di portare gli abitanti in un nuovo quartiere, creato apposta dal piano urbanistico del 1962 che passò alla storia come parte integrante del cosiddetto "sacco di Palermo". Colate di cemento che distrussero ville liberty, ormai abbandonate dalla nobiltà palermitana squattrinata e che portarono alla costruzione dello Zen. L'aerea su cui sorge una delle zone più pericolose d'Italia, si trova in una zona che a causa di una depressione naturale risulta poco arieggiata e palesemente inadatta ad ospitare un quartiere popolare. Gli interessi in gioco quarant'anni fa erano però enormi, ecco perché l'allora assessore ai lavori pubblici, Vito Ciancimino, diede subito l'ok per la costruzione della cosiddetta Zona Espansione Nord. Fu indetta una gara nazionale vinta dallo studio Gregotti associati, composto da un pool di architetti capeggiati dal milanese Vittorio Gregotti, che in quarant'anni di attività ha costruito in tutto il mondo opere ispirate al neoliberty in almeno tre continenti, elevandosi a faro dell'architettura italiana. Lo Zen però risulta essere uno dei peggiori errori di gioventù che possono essergli capitati. Un dedalo di casermoni squadrati, monocromatici, disposti a scacchiera in mezzo al nulla. Una terra di nessuno che gli abitanti del quartiere, ben sedicimila ormai, hanno trasformato in una sorta di città-stato dentro la città. Allo Zen si entra scortati, o dalle forze dell'ordine o da qualcuno del posto. Al primo ingresso in macchina almeno due motorini ti affiancano per capire esattamente chi hanno davanti, magari segnarsi pure il numero di targa per poi un giorno prendere "in prestito" l'autoradio o la macchina su cui ti sposti. Rispetto ad altri quartieri, nati appunto grazie al sacco di Palermo, qui la rabbia contro lo Stato e le istituzioni non ha mai permesso di creare quelle strutture che trasformano un quartiere dormitorio in un quartiere vivibile. Nessun negozio, giardino pubblico o supermercato, solo palazzoni e polvere che si alzano da pezzi di terreno non asfaltati. Ogni cosa ha un prezzo all'interno dello Zen, un voto a proprio favore durante la campagna elettorale può costare dai 50 ai 100 euro, oppure val bene un'antenna parabolica, così si possono vedere tutti i canali satellitari. L'abbonamento? Ci pensa il responsabile di zona, il capocondominio o il picciotto fidato del boss. Qualsiasi cosa può essere ottenuta allo Zen, basta avere la moneta giusta per ottenerla. Come è emerso dalle cronache tristi provenienti da questa zona della città, persino un vassoio di cannoli val bene una figlia minorenne, letteralmente venduta ad un uomo più anziano e leggermente più benestante. Nella città-stato dello Zen la giustizia è regolamentata dall'interno, le forze dell'ordine non sono esattamente bene accette, sono letteralmente picchiate e buttate fuori. È capitato quando due agenti della polizia hanno cercato di sedare una rissa. Oppure può capitare ad un agente in borghese, mentre coglie in flagranza di reato un ladro intento a rubare un motorino, sentirsi ammonire pesantemente dal ladro che gli chiede di lasciar perdere e di evitare di distrarlo dalle sue operazioni. Anche i blitz spettacolari e coordinati dalla Direzione Investigativa Antimafia o dalla Legione dei Carabinieri, che possono arrivare a schierare in una notte due elicotteri con visuale ad infrarossi e un centinaio di agenti, possono diventare complicati in questa zona della città. Nel reticolo delle cosidette insulae si sono creati bunker sotterranei, garage che ospitano tutte le partite di droga che passano dal quartiere o le auto ed i ciclomotori rubati in città prima della vendita sul mercato nero. È in un clima di rabbia e odio per lo Stato e tutto ciò che lo rappresenta che si spiega la reazione degli occupanti abusivi dell'Insula 3, l'ultimo pezzo incompiuto del progetto originario di Gregotti. Chi ha vissuto in prima persona lo scippo dalle proprie case a Borgovecchio per essere catapultato in mezzo al nulla, strappato dai vicoli in cui è cresciuto porta ormai i capelli bianchi. Qualcuno è ritornato a Borgo Vecchio ma ha lasciato alle generazioni successive che sono nate e vivono allo Zen, tutta quella rabbia intatta per lo "scippo" subito negli anni sessanta. Come una sorta di peccato originale, l'abitante dello Zen nasce con un credito nei confronti dello Stato, un credito che deve essere riscosso in tutti i modi. Quando si è sparsa la notizia che il completamento dell'Insula 3 comportava l'insediamento di una caserma dei carabinieri ed alcuni uffici comunali a scapito di alcuni complessi abitativi presenti nel progetto originario dell'Istituto Autonomo Case Popolari, la rabbia per un nuovo scippo è scattata immediata e violenta. Anche il costo della caserma dei carabinieri non è esattamente ad un prezzo di favore, ma il comune intende comunque incassare diecimila euro al mese di affitto da quel bene sottratto alla mafia ed al piano edilizio originario. A reclamare in questi giorni un'abitazione all''interno dello Zen sono in particolar modo i ragazzi più giovani che si ritrovano già sulle spalle una famiglia. Un caso emblematico, di cui ha parlato persino il programma televisivo "Le Iene" nel marzo scorso, ha visto coinvolta una signora che dopo appena due settimane di lontananza dalla propria casa, se l'è vista occupare dal figlio del dirimpettaio. Una fame di case per un quartiere che ha preso il nome di San Filippo Neri, il santo della gioia della chiesa cristiana, come a voler indicare la volontà di voltare pagina, dimenticare ciò che porta dietro di sé lo Zen. Ma la storia purtroppo, non cambia. In uno dei pizzini che ha incastrato l'architetto Giuseppe Liga, il presunto successore dei Lo Piccolo nella reggenza della cupola mafiosa a Palermo, si può leggere come dallo Zen provenga il principale flusso di denaro su pizzo ed estorsioni, ben undicimila euro in un mese. A riscuotere il pizzo i capicondominio che fanno pagare da venti a trenta euro a famiglia, più la percentuale sui furti, le vendite di droga, il giro di prostituzione e il pizzo dai cantieri che sorgono in zona. In alcuni di questi si stanno concentrando le indagini della direzione distrettuale antimafia. Sotto la lente di ingrandimento è finito il progetto per la costruzione di diciotto villette a schiera, realizzate in collaborazione con la Coop Anemone di Giuseppe Crisafulli, di cui l'architetto Liga era consulente. Come emerso recentemente, l'apporto di Giuseppe Liga fu fondamentale per avviare la pratica di costruzione all'interno di uno dei lotti di proprietà di Crisafulli, dove sorgeva un fabbricato inizialmente considerato in qualche modo "storico" e quindi intangibile. Arrivato il benestare dalla perizia di controllo, la pratica rimase impantanata per al comune di Palermo. Fu così che tramite il commissariamento della pratica, ad opera di Mario Milone, assessore all'urbanistica al comune di Palermo ai tempi dell'avvio della pratica, le carte passarono di mano all'assessorato regionale che il 18 dicembre 2009 nominò un commissario ad acta per il comune di Palermo. La firma porta il nome di Mario Milone, lo stesso ex assessore all'urbanistica del comune di Palermo che in quel periodo era nella scuderia di Lombardo proprio all'assessorato per l'urbanistica. Il commissario nominato fu Giuseppe Traina, la cui attività fu di fatto bloccata dal consiglio comunale perché considerata incompleta. Si arriva così al 2 gennaio 2010, quando nella nuova giunta al comune di Palermo, all'assessorato per l'urbanistica si ripresenta proprio Mario Milone che riceve una nuova pratica, fornita dalla Coop Anemone, per avviare la costruzione di un complesso di diciotto villette a schiera in uno solo dei cinque lotti di terreno dello Zen dichiarati nella prima versione del progetto. Il 4 marzo 2010 il Commissario ad acta ha di fatto chiuso la pratica per una nuova incompletezza della pratica, ma da questo punto in poi la faccenda diventa complicata. Passano appena due settimane e uno dei consulenti eccellenti della Cooperativa Anemone, Giuseppe Liga, viene arrestato e incarcerato immediatamente sotto il regime imposto dal 41bis. Nel frattempo accadono due cose degne di nota. All'Ars parte un'interrogazione parlamentare da parte di Davide Faraone, che chiede un chiarimento sulla vicenda e passa tutti i documenti, relativi alla pratica della Coop Anemone, alla Commissione Regionale Antimafia dove Salvino Caputo, ex An, avvia una richiesta di accesso agli atti per conoscere i rapporti professionali esistenti tra i vari uffici regionali e il Liga, anche attraverso le società a lui intestate. La seconda cosa degna di nota dell'intera vicenda è la dichiarazione che Lombardo fa al pm Antonio Ingroia riguardo i rapporti intrattenuti con Liga. Parte dei risultati dell'indagine non tarderanno ad arrivare. Lo stesso Liga si vantava di aver svolto diversi lavori sia per privati che per enti pubblici. Persino la richiesta di grazia da parte di Totò Riina al cardinale di Milano Tettamanzi può essere letta in un'altra prospettiva. Di fronte alla spavalderia con cui Liga ha liberamente affermato nella sua ultima intervista di essere vicino alle gerarchie ecclesiali il messaggio di Riina può risuonare come un messaggio trasversale, diretto a chi cerca di riscostruire la Cupola a Palermo. Attorno allo Zen ruotano tante storie di sfruttamento, speculazione edilizia e mafia, ma anche quelle di piccole ong che tramite la cultura della legalità e dello sport cercano di tirare su il quartiere. A proposito di sport, proprio nella zona di San Filippo Neri dovrebbe sorgere il nuovo stadio del Palermo Calcio, uno degli impianti sportivi che dovrà convincere l'Uefa a far disputare i campionati europei del 2016 in Italia. Il costo dell'impianto, previsto per 35.000 spettatori, è di ben 196 milioni di euro, il più costoso in Italia, quasi cento milioni in più del nuovo stadio a Torino e quaranta volte il costo dell'ammodernamento dello stadio Olimpico di Roma che dovrebbe ospitare la finale. Uno scherzo, degno di San Filippo Neri? Forse, di fatto costruire uno stadio allo Zen rappresenta un affare.


Francesco Quartararo

lunedì 12 aprile 2010

AMIA liquidata


La notizia sarà ufficializzata tra qualche ora, ma l'AMIA è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Palermo. Ciò comporterà l'azzeramento dei vertici e il commissariamento dell'azienda che dovrà procedere a chiudere progressivamente la propria attività. Resta da vedere cosa accadrà ai lavoratori dell'azienda e soprattutto al servizio di raccolta dei rifiuti a Palermo, proprio in contemporanea con l'avvio della raccolta differenziata in altre aree della città di Palermo.




mercoledì 24 marzo 2010

La storia della comunicazione in Italia passa attraverso RAI PER UNA NOTTE


Il banner che vedete testimonia una data storica per l'intera informazione italiana. In questa data i conduttori rai "bannati"(per usare un termine attuale) si ritroveranno al Paladozza di Bologna. La grande novità è rappresentata dal fatto che un maxi talk-show, letteralmente proibito dalla tv di stato che tutti gli italiani contribuiscono a pagare, sarà trasmesso in maniera integrale dai mezzi di comunicazione online, dalle radio e dalle tv private disposte a collegarsi a questo network ed in più da tutti i privati cittadini e possessori di un blog o di un sito che intendono fare da ripetitore per il talk show del 25 marzo prossimo. Se la manifestazione dovesse effettivamente spostare dati Auditel, equivalenti in Italia a punti percentuali alle elezioni, il risultato avrebbe portata storica. Potrebbe iniziare un processo di revisione del sistema radiotelevisivo pubblico che ad oggi rimane più emanazione del Parlamento che azienda competitiva nel settore dell'infotaiment

Per rivedere l'evento segui il link

lunedì 22 marzo 2010

Quel che rimane di Cosa Nostra a pochi giorni dalla cattura di Matteo Messina Denaro

Matteo Messina Denaro on the cover of L'Espres...Image via Wikipedia

Il titolo è forse un po' azzardato, ma gli elementi ci sono tutti. Con la cattura dei Lo Piccolo la "dirigenza" di Cosa Nostra doveva essere decisa in comune accordo tra le sponde mafiose statunitensi e quelle siciliane. Matteo Messina Denaro ha avuto il consenso sia dei reggenti locali che dei cosiddetti "fuggiaschi", ovvero i superstiti alla guerra di mafia che ha portato i corleonesi a gestire gli affari mafiosi. Roberto Settineri ha favorito questi contatti, ma la collaborazione stretta tra Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) ed FBI ha permesso di far saltare questo legame che correva sul filo dei contatti con politici e professionisti locali oltre che sulle linee di Skype, software inizialmente impossibile da intercettare. Nella recente operazione Golem 2, tesa a smantellare la rete di protezione attorno al boss Matteo Messina Denaro, è caduto in trappola il fratello. Uno dei pochi uomini di cui il boss poteva fidarsi ciecamente, visto che da quanto emerge dai filmati che rimbalzano sui media, i suoi uomini lo hanno tradito. Non in maniera plateale si intende, ma hanno contravvenuto all'ordine perentorio di non parlare di "affari" in luoghi chiusi. La nuova generazione dei padrini sembra pronta per essere smantellata, come dimostra il blitz notturno che ha portato alla cattura di un architetto considerato, sorprendentemente, l'erede diretto del potere mafioso dei Lo Piccolo e quindi unico referente a Palermo di Matteo Messina Denaro. Su Giuseppe Liga pesano mesi di appostamenti, pedinamenti, pizzini ed intercettazioni. Una di queste, arrivata quasi in maniera casuale grazie al metodo delle intercettazioni a strascico, tanto vituperate da certi ambienti politici e che fanno discutere gli italiani, hanno permesso ai procuratori Francesco Del Bene, Annamaria Picozzi, Marcello Viola, Antonio Ingroia e Gaetano Paci di riconoscere chi era l'architetto che aveva continuato a gestire il tesoro dei Lo Piccolo, fatto di estorsioni, riscossione del pizzo e della droga. Con lui anche il cognato di Salvatore Inzerillo, uno dei fuggiaschi di ritorno di cui parlavo prima. Giuseppe Liga rappresenta il caso più eclatante del professionista (proprietario del ristorante Lo Sparviero inoltre), cattolico e politico impegnato che infiltra tutti gli apparati, sia pubblici che privati, per rappresentare gli interessi di Cosa Nostra. Giuseppe Liga, oltre che essere definito "reggente" persino nella sua scheda del Movimento Cristiano Lavoratori, si permetteva di entrare nei palazzi della Regione Sicilia per chiacchierare con il suo presidente, come testimoniato da questa foto scattata il 2 giugno 2009, e parlare dell'incontro con il presidente dell'MCL Marco Belluardo, già assessore comunale a Catania. Come raccontava il pm Gaetano Paci prima ancora che si arrivasse alla cattura di Provenzano sulle pagine di questo blog, i legami più difficili da smantellare sono quelli tra la mafia e la politica. Non solo, ma la lotta più importante alla mafia è fatta dalle scuole. La generazione che gestisce Cosa Nostra è fatta tutta da gente che appartiene agli anni sessanta e settanta, spetterà alla generazione degli anni ottanta e novanta decidere se rompere o meno la rete delle connivenze. Le generazioni degli ultimi vent'anni hanno conosciuto la mafia stragista, quella che uccideva nelle strade e che per sfuggire agli sbirri si nascondeva nei casolari di campagna, alla stregua di un pastore afghano. Non c'è niente di mitico o di rispettabile nella vita da boss. Persino Matteo Messina Denaro, con la sua scelta atipica di fare il donnaiolo, vivere la vita al massimo acquistando macchine potenti e spendendo molto per viaggiare si è attirato le antipatie dei capi storici, che mal sopportano la mancanza del vecchio stile in Messina Denaro. Lo spiegavano chiaramente sia Provenzano che Lo Piccolo in alcuni pizzini, mentre dal carcere il vecchio e morente Totò Riina ha recentemente mandato uno dei suoi soliti segnali. "Loro pagheranno". Riferita alla nuova generazione troppo irruente o ai magistrati che continuano a smantellare pezzo per pezzo Cosa Nostra? I segnali dell'imminente cattura di Matteo Messina Denaro ci sono tutti. Come spiegato in questo ampio riassunto, gli inquirenti hanno ormai un quadro completo della rete che finora ha coperto Messina Denaro. Quando a Palermo si è alla vigilia di una grossa cattura ci sono dei segnali inconfondibili in alcune parti della città. Da almeno giovedì la città sembra ribollire, ma in maniera sotterranea. Poco, pochissimo movimento in alcune zone calde, di contro portoni spalancati e volanti a velocità folle. La strategia è chiara: per ora Messina Denaro deve vedere in ogni Tg, giornale e mezzo stampa come la sua rete abbia avuto dei buchi, i suoi uomini non hanno rispettato gli ordini e quando si accorgerà di essere veramente in trappola sarà troppo tardi. Entro due settimane la sua latitanza sarà finita. Chi è allora che prenderà il suo posto? Chi sarà incaricato di reggere i cocci di Cosa Nostra? Un indizio lo da il ministero degli interni, che colloca il nome del prossimo reggente come quello del ricercato numero uno, mentre Messina Denaro è solo al dodicesimo posto. Si tratta di Vito Badalamenti, figlio del noto Tano Badalamenti, conosciuto anche dai più giovani grazie al film "I Cento Passi", responsabile della costruzione dell'aeroporto di Punta Raisi a ridosso di una montagna. Vito Badalamenti sembrerebbe essere latitante in Australia o in Brasile, da dove però sembra in grado di gestire i contatti con le cosche che contano in America ed in Sicilia. Un altro indizio è dato dal flusso di droga che sbarca in Italia, sempre più massiccio dal Brasile che non da altri paesi del cartello della droga. Che dietro questo incremento si nasconda l'ordine del prossimo capo di Cosa Nostra?

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sabato 20 marzo 2010

Il Parlamento Internazionale per la Sicurezza e la Pace ha una sede documentata e visitabile


Torno dopo tempo ad occuparmi di uno degli argomenti più scottanti e seguiti di questo piccolo blog di informazione, ovvero il famigerato Parlamento Internazionale per la Sicurezza e la Pace, documentato anche dalle emittenti locali. Lo faccio perché ultimamente questa presunta ong, le cui attività e legami sono state ampiamente spiegate in precedenza e che a quanto pare hanno suscitato curiosità in rete, probabilmente è stata chiamata in causa per cercare di intavolare una trattativa per la liberazione dei coniugi Cicala (vedi Video1 e Video2). Il condizionale è d'obbligo, perché effettivamente questa ong è solo un'organizzazione umanitaria, anzi, secondo qualcuno si tratta di una colossale bufala. Ma secondo voi, al numero 10 di Via Marchese di Villabianca, cosa ci fa questa targa? Non solo, il fatto che la targa riporti la dicitura "Presidential Office", presuppone che ci siano altri uffici simili in giro. Tengo a precisare che attorno a questa strada potrete tranquillamente raggiungere l'ambasciata degli Stati Uniti a Palermo, o posteggiare e far riparare la vostra macchina da discreti carrozzieri che hanno videocamere nascoste persino accanto ai cartelloni pubblicitari, ma non vi consiglio di fare troppe domande in giro. Siccome l'organigramma dell'associazione fa capo ad un vescovo ortodosso, mi sono chiesto, possibile che in quella zona non si trovi nemmeno una chiesetta, una cappelletta privata o qualcosa di simile? Ebbene sì, basta girare l'angolo, per trovare una piccola e curiosa chiesetta che almeno da fuori sembrerebbe intestata a Santa Rita. Ma perché mai una chiesetta privata di Santa Rita può essere interessante ai fini dell'individuazione delle attività del Parlamento Mondiale per la Sicurezza e la Pace? Intanto sarebbe bene conoscere la grande tradizione che Palermo possiede rispetto al culto di Santa Rita (leggi approfondimento e il suo seguito, oppure scaricalo con calma dalla cartella 4shared a fianco). La santa degli impossibili, la cui festa è celebrata il 22 maggio ed è considerata dall'ordine agostiniano come una sorta di seconda Pasqua, secondo il rito ortodosso non dovrebbe essere annoverata nei canoni dei santi approvati dalla chiesa ortodossa, a cui Viktor Busà
si presume appartenga. A tal proposito, cito quanto segue dal sito http://spazioinwind.libero.it/sanmassimo_decaita/testi/confronti/99%20differenze.html
Massoneria e fede cristiana Come accade nel Cattolicesimo romano, anche nell'Ortodossia l'appartenenza di un membro della Chiesa alla massoneria è strettamente proibita, e comporta la scomunica. La relativa scarsità di sentenze esplicite di condanna, tuttavia (mentre la Chiesa cattolica romana ha emesso in due secoli e mezzo oltre cinquecento scomuniche), ha fatto sì che la Chiesa ortodossa venisse spesso accusata, da parte romana, di compromessi con il mondo massonico.
L'accusa è quanto meno strana, se si considera che il nucleo delle obiezioni cristiane alla massoneria è rivolto al relativismo in questioni di fede: una imputazione difficilmente applicabile alla Chiesa ortodossa, che nel corso dei secoli ha patito indicibili umiliazioni proprio per non transigere sui punti fermi della fede.
La posizione della Chiesa romana in materia è indubbiamente più chiara, e le sue ragioni sono più debitamente espresse e articolate. Tuttavia, l'assenza di ripetute condanne da parte ortodossa è sintomo di un atteggiamento verso i problemi giuridici molto meno categorico e conflittuale. L'Ortodossia, una volta riconosciuta l'incompatibilità di una data posizione filosofica o dottrinale con la fede cristiana, non sente il bisogno di reiterare continuamente la propria posizione, come se bastassero alcuni secoli o decenni a "esaurire" le sue ragioni.

Ma andiamo avanti. Questa ong, che pubblica tranquillamente non solo i suoi componenti, ma anche i successi ottenuti nel corso degli anni grazie alle sue mirabili attività (documenti disponibili nella cartella a fianco su 4shared), si appoggia a livelli internazionali a stati che hanno varie confessioni religiose, dato che il vice-presidente ufficialmente è Hugo Chavez, attuale presidente del Venezuela. Immaginiamo quindi uomini di chiesa e governanti uniti, nello sforzo di promuovere la pace e la sicurezza nel mondo, in grado di muoversi liberamente nel continente africano, in sud america e in alcuni stati arabi, che hanno sicuramente bisogno di un vicino luogo di culto dove concentrare le proprie preghiere e potere meditare. Ecco quindi che una chiesetta dedicata a Santa Rita si dimostra essere la cosa più logica che ci si possa aspettare alle spalle della sede principale del Parlamento Internazionale per la Sicurezza e la Pace. Ecco alcune foto della chiesetta in questione:




Cerco di attirare la vostra attenzione sulle figure poste accanto al crocifisso posto sopra il portale d'ingresso. Ricordano in qualche modo immagini poste su alcune chiese molto particolari, come questa. A Palermo ci sono segnali in tanti altri posti di questo genere di chiese, a tal proposito, provate ad entrare nella Cattedrale di Palermo. Cercate le tombe dell'imperatore Federico II e di Costanza D'Altavilla. Adesso trattenete il fiato, alzate lo sguardo e cercate un simbolo simile a questo: avete capito adesso cosa si potrebbe celare dietro il Parlamento Internazionale per la Sicurezza e la Pace?



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lunedì 15 marzo 2010

Una delle zone off limits di Palermo



Certe serate sono indimenticabili. In una di quelle, tra pioggia e freddo, siamo arrivati in un posto molto frequentato della movida palermitana, vicino al Palazzo di Giustizia di Palermo. Bella gente, bevande a buon prezzo, e due corna di capretto nero su di un portoncino arrugginito sopra la testa. Saranno due rami, un'illusione ottica da fumi di alcool. Ma sembrano proprio corna. Insomma, abbiamo un argomento per la serata. Poi accade qualcosa, di cui la spiegazione si perde nella notte. Proseguiamo sull'onda di quella sensazione, una frustata di elettricità che ci porta in due momenti diversi davanti due portoni. In uno di questi, lungo la strada che si apre con quel macabro relitto a tre metri di altezza, si trova un portone nobiliare, di quelli che solitamente fanno entrare nelle ville o nei palazzi vecchi di una volta, sormontato da una maschera. Inquietante, brutta, forse anche corrosa dal tempo, ma sembra lì ad ammonire chiunque ne passi la soglia. Si tratta di una palazzina abitata, meglio andare via, non è giusto disturbare qualcuno mentre è a casa sua, magari è soltanto la fantasia serale dettata dal luppolo. Ma qui la cosa diventa interessante. A tempo perso arriva la notizia che qualcosa lungo quella strada non quadra. I numeri civici ad esempio, hanno cifre dispari e non progressivi come ci si aspetterebbe in una via di quelle dimensioni. Suddivisione che solitamente spetta a strade di un certo rilievo. Ci si vuole togliere la curiosità. E al catasto ti sbattono la porta in faccia. Per certi tipi di richieste occorre scomodare i servizi segreti, quelle carte sono in un'area riservata a cui certi cittadini non possono avere accesso. Cosa c'entrano i servizi segreti? In quel momento si attivano una serie di campanelli d'allarme. Non molto distante da questa zona infatti si è consumato un omicidio violentissimo, come quello dell'avvocato Fragalà, noto avvocato penalista palermitano oltre che ex parlamentare di AN. Sempre in quelle zone, in via Filippo Juvara per la precisione, è stato arrestato il 5 dicembre scorso uno dei capi della mafia palermitana. Quindi, chi o cosa deve essere tenuto nascosto in quella zona?
Lascio un altro indizio, provate a percorrere la strada dall'ingresso che si vede in questa foto, forse riuscirete a risolvere l'enigma prima di me.





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giovedì 18 febbraio 2010

La navigazione sicura e totalmente automatizzata


Attualmente uno dei browser più snelli, veloci e ricchi di applicazioni è sicuramente Google Chrome, non ancora diffuso come Mozilla Firefox ma per la prima volta pubblicizzato ovunque. Uno dei punti di forza è sicuramente la modalità di navigazione nascosta, che permette di lasciare poche tracce navigando in rete. Ovviamente parte della navigazione rimane nei database della società di Mountain View, anche se la navigazione in Internet per definizione lascia sempre qualche traccia. Una delle novità degli ultimi anni nella guerra dei browser riguarda i motori di ricerca integrati, ovvero dei motori di ricerca che integrano i risultati dei principali motori di ricerca per velocizzare e confrontare i risultati. Una novità assoluta tra questi sistemi di integrazione è rappresentata da Ixquick. Un meta-motore di ricerca, integrabile con tutti i browser attualmente esistenti, che permette di fare ricerche in tutta la blogosfera, ricercare immagini e video con i vari sistemi di catalogazione di Yahoo, Bing, Google, Ask e gli altri. Ma ecco la novità. Tramite Ixquick si possono ricercare i numeri di telefono di tutto il mondo e navigare con il protocollo https, quello che per intenderci è usato nella compilazione di dati sensibili come i codici IBAN online e nell'ingresso protetto ai blog e agli indirizzi di posta elettronica. L'idea che potrebbe rivoluzionare il modo di navigare online nei prossimi dieci anni è stata intuita da un gruppo di analisti che poco hanno a che fare con i giovani geni che stanno dietro le grandi aziende della Silicon Valley. Ixquick può rappresentare senza dubbio il futuro della navigazione online
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venerdì 12 febbraio 2010

Di cosa è realmente accusato Bertolaso e quali sono i reati del G8


Prima di potersi fare un'idea sulla reale entità delle accuse sul capo della Protezione Civile Guido Bertolaso in merito alle presunte tangenti ricevute per favorire alcuni imprenditori edili nella costruzione selvaggia di immobili a costi esorbitanti:

lunedì 8 febbraio 2010

Massimo Ciancimino porta le prove del papello

Receipt for membership of Silvio Berlusconi to...Image via Wikipedia


Mio padre mi spiegò che Forza Italia era il frutto della cosiddetta trattativa tra Stato e mafia. A dichiararlo oggi in aula bunker per il processo contro l'ex comandante dei Ros è Massimo Ciancimino, che ha spiegato al giudice a cosa si riferisse Bernardo Provenzano nel pizzino che probabilmente era indirizzato a Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri: l'immunità territoriale di Provenzano, libero di muoversi ovunque e la mancata perquisizione del covo di Riina facevano parte della trattativa che hanno permesso la nascita di Forza Italia. Accordo che quando ha iniziato a vacillare è stato richiamato dallo stesso Provenzano, con la promessa di un eventuale rapimento del figlio di Berlusconi, Piersilvio, attuale presidente Mediaset, nel caso in cui il cavaliere non avesse rispettato i patti mettendo a disposizione le sue reti televisive. Ciancimino racconta come questa parte del pizzino sia soltanto la seconda parte di un messaggio che è stato trafugato dalle carte che lo stesso Ciancimino ha raccolto nel corso degli anni. Un altro capitolo riguardo la trattativa tra mafia e stato è emersa durante il dibattimento di oggi. Pare infatti che sia i carabinieri che alcuni ambienti dei servizi segreti fossero a conoscenza del luogo segreto usato da Massimo Ciancimino per nascondere il papello. Prima di essere messo agli arresti domiciliari però un'altra figura dei servizi segreti consigliò a Ciancimino di nascondere i suoi documenti in un altro posto anziché nella villa all'Addaura, dove i carabinieri avevano effettuato la perquisizione. E così prima di essere arrestato il 7 giugno 2006 Ciancimino portò i documenti all'estero, probabilmente in Svizzera o nel sud della Francia. Un altro contatto dei servizi segreti, detto “Franco”, invitò Ciancimino a tacere riguardo l'esistenza sia del papello che di carte compromettenti che avrebbero potuto coinvolgere Silvio Berlusconi, assicurandogli che nessun magistrato l'avrebbe potuto interrogare a riguardo. Cosa che in effetti avvenne almeno fino al 2008. Stando alle dichiarazioni rese da Ciancimino anche all'interno dei servizi segreti vi erano due correnti di pensiero, mentre al momento non sono stati effettuati riscontri riguardo ad un altro agente operativo tra gli anni 80 e 90, detto il “mostro” che potrebbe aver avuto un ruolo persino nella sparizione dell'agenda rossa di Borsellino. Durissime le reazioni del governo, che tramite le parole del coordinatore nazione del Pdl, Sandro Bondi bollano le dichiarazioni di Ciancimino come ondata di fango e calunnie tipicamente pre-elettorali.
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Il futuro di Termini Imerese

Rimane davvero poco margine per un futuro Fiat a Termini Imerese. Nonostante il ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola abbia comunque convocato un tavolo tecnico per il 5 marzo per mettere assieme sindacati, dirigenza del lingotto e governo, i margini di manovra restano pochi. Il governo aveva chiesto di aumentare la produzione di auto in Italia dagli attuali 650 mila a 900 mila macchine, ma la strategia di Marchionne è chiaramente rivolta al grande mercato americano. Spazio quindi a nuovi competitor, che troveranno a Termini Imerese una struttura industriale quantomeno avviata e con personale già qualificato. Poco favorevoli a lavorare per conto dell'Ikea, gli operai di Termini vedrebbero di buon occhio l'arrivo di una casa di produzione cinese, mentre continuano a farsi insistenti le voci riguardanti l'interesse dell'imprenditore siciliano Simone Cimino che guiderebbe una cordata di imprenditori italiani pronti a far partire la produzione di macchine elettriche. I veri motivi della chiusura di Termini però vengono fuori da un'inchiesta del Sole 24 Ore, che ha analizzato la situazione di Termini da un punto di vista strettamente economico: la mancanza di un indotto ben sviluppato, la necessità di importare lamierati, componentistica elettrica e persino i motori nel quadro di un sistema di trasporti malfunzionante rendono anti-redditizia la produzione Fiat a Termini. Ecco spiegati da dove vengono quei mille euro in più che ogni macchina prodotta a Termini viene a costare rispetto alle altre. Un altro dei progetti sul tavolo, concepito grazie ad uno studio approfondito di Unioncamere Sicilia ed il Censis, potrebbe presto guidare la riconversione dello stabilimento in centro sviluppo per tecnologie industriali, utile alla Sicilia ma anche all'innovazione delle altre fabbriche italiane.
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giovedì 28 gennaio 2010

Quello che non sapevamo del nucleare

La terza generazione delle centrali nucleari, quelle che per intenderci, saranno reimpiantate in Italia entro i prossimi 10 anni, non sono proprio il massimo della sicurezza. Scorie radioattive da piazzare in ambienti idonei per 10.000 anni, la nostra incapacità di gestire qualsiasi tipo di rifiuto e la ragionevole paura di incidenti hanno bloccato negli anni 80 lo sviluppo del programma atomico italiano. Ma si trattò solo di ondata emotiva proveniente da Chernobyl? O in effetti le centrali atomiche nel mondo non sono così sicure? Di seguito ecco l'elenco di tutti gli incidenti nucleari in giro per il mondo. Se si analizzano con attenzione gli ultimi due anni, i vicini della Francia sono stati alle prese con incidenti costanti, che costeranno al governo dell'Eliseo diversi miliardi di euro in costi di messa in sicurezza e bonifica delle aree. Un elenco che qualsiasi cittadino italiano dovrebbe leggere, prima di dare il proprio consenso all'installazione di questi impianti di morte.

martedì 19 gennaio 2010

Un colloquio tra Mannino e Falcone rivela come le stragi furono un'azione politica mediata anche dalla CIA

Calogero Mannino è stato, per l'ambiente cattolico, l'esponente politico che nella prima repubblica può essere accostato alla figura di Craxi per quanto riguarda la fine che ha fatto. Per molti due corrotti, sicuramente dei capri espiatori che hanno pagato politicamente il sistema diffuso di corruzione su cui si è retta la Prima Repubblica. All'indomani dell'assoluzione in Cassazione, Calogero Mannino ha deciso di rimettere al centro dell'attenzione una vecchia questione che fa maggiore chiarezza su alcuni fatti già in parte emersi nel marzo scorso. Mannino riferisce di un suo colloquio nei primi anni '90 con Falcone che si diceva molto preoccupato riguardo l'ingerenza dei servizi segreti americani nelle questioni italiane. In particolar modo, l'attenzione è focalizzata sul periodo in cui i grandi industriali italiani cedevano il passo al mondo della finanza, in politica si distruggevano i partiti storici e l'Europa iniziava a creare il mercato unico con Maastricht. L'osservazione di Falcone, riguardante il cambiamento radicale di strategia di Cosa Nostra, faceva luce sullo stretto legame esistente tra la mafia siciliana ed altre organizzazioni criminali operanti a livello europeo. Attraverso il mercato della droga Falcone intuì che il cambiamento di strategia nella cupola di Cosa Nostra poteva avere uno scopo prettamente politico. Mannino riferisce di aver condiviso questa confidenza fattagli dal giudice Falcone anche con due figure molto importanti della politica italiana, soprattutto all'indomani delle stragi: Giulio Andreotti, che fu ministro degli esteri per quasi tutti gli anni '80, favorendo la politica di avvicinamento al mondo arabo, e Francesco Cossiga, presidente della repubblica fino al 28 aprile del 1992. Al momento le nuove indagini sulle stragi di Capaci e Via D'amelio proseguono senza troppo clamore, anche se la svolta definitiva potrà arrivare soltanto quando Massimo Ciancimino deciderà di mostrare a tutti cosa contiene l'archivio di suo padre.



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venerdì 18 dicembre 2009

Ecco come vanno in fumo i soldi del fondo straordinario

Con l'installazione il 18 dicembre (appena due settimane di vita garantite) delle luminarie per la città e dell'albero di natale gigantesco a Piazza Politeama vanno in fumo gli ultimi 300 mila euro destinati al fondo d'emergenza con cui si affrontano alluvioni, frane, crolli e altre calamità naturali. Dal consiglio comunale l'allarme era stato lanciato dal gruppo dell'opposizione, ma alla fine, come sempre in questa città, tutto è stato fatto in barba a qualsiasi logica. Il comune ha rilanciato l'aumento della TARSU nonostante una prima sentenza sfavorevole, la città è virtualmente paralizzata da una normativa sulle targhe alterne che ha già collezionato 800 multe in pochi giorni, con divieti irragionevoli e caotici. In più la crisi dell'AMIA continua a bruciare milioni di euro senza che il servizio venga minimamente garantito. Ecco perché tanta polizia attorno a piazza Politeama: il sindaco ha paura che qualcuno possa dare fuoco all'albero di natale con cui si potevano pagare un mese di stipendio ai dipendenti dell'AMIA, per esempio. Appuntamento quindi a domenica 20, quando a piazza Pretoria, davanti al comune, i cittadini porteranno sacchi verdi di spazzatura per erigere un degno albero di natale per Diego Cammarata

martedì 15 dicembre 2009

Nuove dichiarazioni dei boss storici di Palermo sull'epoca delle stragi

Il successore dei Graviano a capo del mandamento di Brancaccio tra il 2005 ed il 2006, Fabrizio Iannolino, ha deciso di vuotare il sacco. Una storia interessante quella dell'odontotecnico do Termini, che da gestore di un bar vittima del racket si trasformò in carnefice. Grazie alla sua amicizia con Benedetto Graviano, il più piccolo dei fratelli che gestivano Brancaccio, riuscì a dettare le regole e le estorsioni nel territorio tra Termini Imerese, Trabia e Caccamo. Affiancato per un periodo dal boss storico, Liborio Pirrone, la sua immagine tratta da laprivatarepubblica.comfortuna finì con l'arresto anche dell'ultimo dei fratelli Graviano. Senza la sua protezione infatti, Bernardo Provenzano in persona ordinò un cambio al vertice che portò Antonino Teresi a gestire la cosca di Brancaccio. Anche Salvatore Grigoli, noto esponente del braccio armato di Brancaccio durante gli anni delle stragi, racconta la sua versione dei fatti. Grigoli conferma la volontà di farla pagare ai rappresentanti del PSI che li avevano traditi, e racconta come Bagarella in persona meditasse di uccidere il pentito Giuseppe Marchese, nonostante fosse suo cognato. Nei verbali di Grigoli non vengono citati i nomi dei referenti politici esterni, ma si parla dei suoi rapporti con Nino Mangano, braccio destro di Giuseppe Graviano, anello di collegamento con Bagarella. Grigoli racconta come anche lui conoscesse da anni un referente politico di cui però al momento preferisce non fare il nome. Grigoli parla anche di Matteo Messina Denaro, latitante nel trapanese come Spatuzza. Del superlatitante di Cosa Nostra, Salvatore Grigoli racconta di avergli fatto da autista nel 94 durante gli appuntamenti con Bagarella e di come sfuggì alla cattura a Milano, dove si sarebbe dovuto incontrare con Mangano e suo zio, decidendo di partire dalla stazione di Termini Imerese per poi sposarsi nel continente ed andare all'estero. Grigoli riferisce anche di uno sgarbo che Spatuzza fece nei suoi confronti, fregandosi dei soldi che Mangano aveva destinato a lui e di come Spatuzza iniziasse ad essere malvisto dagli altri a causa di una serie di sgarbi nella gestione degli affari. Nel frattempo è attesa per oggi una deposizione di Gianfranco Miccichè sul dichiarante Spatuzza.

Francesco Quartararo

lunedì 14 dicembre 2009

(L'in)sicurezza di Berlusconi

Non entrando direttamente nel merito del valore politico dell'aggressione (dato che tutti i politici sono ugualmente colpevoli di questo clima violento) è da notare l'efficienza del sistema di sicurezza approntato dal ministero degli Interni e dai Servizi Segreti, che curano la sicurezza del Presidente del Consiglio dal 29 aprile. Il ministro degli interni Maroni afferma di non aver nulla da rimproverare alle forze dell'ordine, che hanno brillantemente bloccato un gruppo organizzato di contestatori con tanto di bandiere del PDL. Peccato che il premier intanto risulti sfregiato, e che fortunatamente a colpirlo sia stata una statuetta lanciata da un uomo disturbato. Cosa sarebbe accaduto se un anonimo, sconosciuto alle forze dell'ordine, avesse avuto un'arma vera? Staremo ancora a Berlusconi feritoparlare dei successi del servizio d'ordine? Parleremo di clima di odio nella politica italiana, o di guerra civile? Per adesso si può parlare soltanto di estrema leggerezza del premier, che era stato informato della possibilità di eventuali attacchi da parte di squilibrati, prova ne sono le parole che ha detto al suo fidato Paolo Bonaiuti lo stesso giorno. Per quanto riguarda il discorso dei gruppi violenti su Facebook, la faccenda è molto semplice. Gruppi come Eliminiamo Berlusconi, Massimo Tartaglia...un eroe non possono essere cancellati. Motivo? Facebook può cancellare solo i gruppi che non rispettano le regole del suo servizio. Ecco perché ci sono ancora gruppi come Totò Riina...i fan! o uccidiamo Moccia!!!. Facebook è un social network libero e come tale non può essere fermato, a patto di oscurare l'intero sito di Facebook in Italia. La cosa più preoccupante riguarda piuttosto la sicurezza interna. Da almeno dieci anni i servizi segreti e le forze dell'ordine sanno che tutte le organizzazioni estremistiche in Italia hanno gli strumenti per riavviare una stagione simile a quella degli anni di piombo. Ci sono le persone, le strutture organizzative, le motivazioni. Quello che è sempre mancato è stato l'atto eclatante, il salto di qualità tanto temuto. L'aggressione di ieri dimostra come nessun politico italiano sia totalmente al sicuro. E se l'intelligence e le scorte falliscono, l'unico deterrente che può funzionare è il senso di civiltà degli italiani. Se riuscisse a prevalere il rispetto del diverso, della persona che vota diversamente, tifa diversamente, ha gusti sessuali diversi, prega diversamente, forse non ci si dovrebbe preoccupare nemmeno della sicurezza dei nostri politici. L'aggressione di ieri è un forte segnale di come potrebbero presto peggiorare ulteriormente le cose. Tocca allo stesso Silvio Berlusconi iniziare a stemperare i toni. Senza il suo dietrofront gli altri partiti non riusciranno a cambiare il modo di fare politica. Non farlo significherebbe portare l'Italia in una spirale di violenza peggiore di quella degli anni di piombo. Una violenza priva di scopo, senza un progetto politico, che colpisce con spietatezza e violenza insensata. Una violenza senza bandiere ed ideologie sarebbe anche difficile da individuare e sopprimere. Ecco perché occorre fermare il terreno fertile in cui comportamenti del genere possono crescere. E tutto questo, inevitabilmente, spetta alla sicurezza che Berlusconi ha nei suoi mezzi.

F.Q.
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sabato 5 dicembre 2009

La Catturandi non conosce sosta

Qualcosa in Italia non quadra. Il secondo attacco allo Stato è stato lanciato solo ieri da Gaspare Spatuzza ed in attesa di sentire le dichiarazioni dei Graviano l'11 dicembre la Catturandi mette a segno due colpi semplicemente incredibili. Dopo la cattura recente di Raccuglia a Palermo il vuoto di potere era bene o male stato momentaneamente occupato da Giovanni Nicchi, giovane 28enne che per necessità si trovava a rappresentare la Cupola a Palermo. A lui Bernardo Provenzano aveva affidato il compito di riallacciare i contatti con i fuoriusciti americani. Contatti resi necessari dopo i colpi inferti all'establishment di Cosa Nostra. Fondamentali i documenti ritrovati a seguito della cattura di Domenico Raccuglia, che oltre alle armi ed ai contanti necessari per la sua latitanza portava con sé numerosi pizzini. Una volta conosciuto il meccanismo con cui comunicano i padrini è stato più facile decifrarli ed arrivare ad individuare i mittenti. Con la cattura di Nicchi si fa necessariamente più vicina la figura di Matteo Messina Denaro. Dovrà necessariamente occuaprsi anche degli affari a Palermo, cercando di curare gli affari al di fuori della sua zona di competenza oppure favorire l'ascesa di altre famiglie, magari al momento messe in immagine tratta da Repubblica.itsecondo piano. Come quella del boss storico dell'Acquasanta Gaetano Fidanzati, arrestato oggi pomeriggio a Milano in via Marghera. A lui si erano rivolti i boss subito dopo l'uscita del carcere, dopo una vita passata ad organizzare i traffici di droga. Una situazione che al momento fa esultare il ministro degli Interni Maroni, che sembra lanciare più di un'indicazione riguardo la chiusura delal rete su Matteo Messina Denaro. Il controllo capillare effettuato nelle banche svizzere qualche settimana fa potrebbe infatti aver fatto luce sul tesoro nascosto di Messina Denaro, che tra i tanti preziosi voleva inserire nella sua collezione privata il Satiro Danzante, colpo andato in fumo per pura casualità. Il colpo inferto dallo Stato è durissimo, e l'attenzione è puntata ancora più di prima all'11 dicembre prossimo. Cosa accadrà quando i boss Graviano, probabilmente mossi da una regia già curata nei dettagli per lanciare un attacco nuovo e frontale allo Stato, si accorgeranno che la guerra alla mafia sta subendo una brusca accellerata?

Francesco Quartararo

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