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lunedì 2 novembre 2009

Il progetto Haarp, gli studi di Tesla, ma esiste un documento su cui basare queste illazioni?

Forse si. Dico forse perché l'ente che ha redatto questo progetto va sotto l'acronimo di CSAT, che può essere l'ente che organizza la difesa tattica delle forze militari statunitensi o una sezione dell'USAF, l'aviazione militare statunitense. Pubblico di seguito un documento, reperibile su Internet,CSAT che spiega nel dettaglio l'importanza del controllo del clima, i suoi presupposti scientifici (che ad un lettore attento risultano provenire dagli studi che Tesla fece sulla ionosfera), come agire per controllare il clima e stabilire una deadline, ovvero una scadenza entro la quale realizzare il controllo climatico. Buona lettura.
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mercoledì 28 ottobre 2009

Un pentito fornirebbe la prova per incastrare Dell'Utri?

Prove impresse nel cemento quelle che Gaspare Spatuzza indica agli inquirenti che hanno riaperto le indagini per i presunti contatti tra stato e mafia. Il collaboratore di giustizia parla di una serie di cartelloni pubblicitari come prova tangibile degli accordi stabiliti tra Il pentito Gaspare Spatuzza
mafia e Forza Italia. Posti tra la via Giafar e la rotonda di via Oreto, i cartelloni furono piazzati nel 1993 da società controllate o direttamente riconducibili a Marcello Dell'Utri, condannato a 9 anni per concorso in associazione mafiosa ed in attesa del verdetto del processo d'appello. Secondo Spatuzza gli stessi cartelloni pubblicitari furono rimossi tra il 95 ed il 96 in concomitanza con l'inizio delle inchieste a carico del senatore dell'attuale Pdl. A concludere l'affare sarebbero stati i fratelli Graviano, i boss di Brancaccio che garantirono l'accorpamento con il mandamento di Porta Nuova in concomitanza con il rientro di Vittorio Mangano,Dell'Utri a fianco di Berlusconi ex stalliere della villa ad Arcore di Berlusconi. Si tratta di accuse senza fondamento e che non possono essere dimostrate, spiega uno degli avvocati di Dell'Utri, ma Spatuzza rincara la dose, affermando di aver gestito personalmente la questione della rimozione dei cartelloni del senatore del Pdl. Una vicenda intricata che allarga il quadro sulla Palermo degli anni '90, in cui la mafia cercò anche di entrare in trattativa con la Chiesa dopo l'uccisione di Padre Puglisi. Trapela ora la notizia di un altro papello che fu consegnato ad un vescovo, che si rifiutò di trattare e probabilmente causò la pesante invettiva di Giovanni Paolo II, quando nel 1993 in visita pastorale ad Agrigento lanciò un pesante monito ai mafiosi. Messaggio che scosse l'ambiente mafioso, che secondo le stesse testimonianze dei pentiti piazzarono delle bombe in San Giovanni in Laterano ed a San Giorgio al Velabro per costringere anche il Vaticano a trattare con la cupola dei corleonesi.

lunedì 19 ottobre 2009

Due ipotesi per l'attacco terroristico in Iran


L'attacco terroristico contro i Pasdran, la guardia d'elite della Repubblica Islamica Iraniana, è sicuramente un attacco allo stato arabo. L'Iran accusa ovviamente Stati Uniti e Gran Bretagna, mentre Stati Uniti e Gran Bretagna puntano il dito contro quelle minoranze sunnite armate e galvanizzate dalle vicine truppe talebane che hanno allargato il loro campo d'azione al nord del Pakistan e nella regione del Sistan-Balucistan, in Iran, che si incunea perfettamente tra i confini di Afghanistan e Pakistan. Ma seguendo le due ipotesi, cosa ne viene fuori?


Ipotesi 1: Frange vicine all'amministrazione Bush hanno armato la mano del gruppo sunnita secessionista che da anni ha dichiarato guerra all'attuale establishment iraniano. L'obiettivo è chiaro, spingere l'Iran a reagire contro Israele per autorizzare un attacco preventivo in grado di aprire un altro fronte nella guerra al terrorismo e bloccare definitivamente qualsiasi speranza iraniana di usare il nucleare per qualsiasi fine.

Ipotesi 2: Al Qaeda sta cercando di de-localizzare il conflitto in Afghanistan puntando a destabilizzare la situazione anche in Iran, a maggioranza sciita, per distogliere l'attenzione militare dall'Afghanistan e prenderne definitivamente il controllo. Un prossimo ballottaggio tra i due principali candidati inevitabilmente causerà nuove tensioni in Afghanistan, permettendo ai talebani di approfittare della situazione caotica per riprendere il controllo del paese e permettere ad Al Qaeda di avere uno stato a loro disposizione per incendiare il mondo arabo, partendo dal vicino Pakistan, da cui sperano di ottenere materiale atomico, ed arrivando in Iran, l'unico paese arabo al momento in grado di impensierire militarmente sia Israele che i paesi occidentali.

Entrambe le ipotesi non si escludono a vicenda, ma potrebbero essere la miccia per far esplodere una situazione che si trascina da ormai troppo tempo e che fonti vicine al Pentagono confermano possano essere l'inizio di una nuova escalation militare nella zona e nei paesi del medio-oriente entro il 2010.

La Macchia 1986
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martedì 13 ottobre 2009

I legami tra mafia e massoneria nel trapanese

Mug shot of Matteo Messina Denaro's drivers li...Image via Wikipedia


Sembra la trama di un romanzo di Dan Brown ma a volte la realtà può superare l'immaginazione. L'inchiesta Hiram, messa in moto circa un anno fa dalla procura di Palermo, è arrivata nella sua fase di dibattimento in tribunale. Secondo l'accusa formulata dal procuratore capo Francesco Messineo e dal suo staff, Rodolfo Grancini alla Corte di Cassazione, la poliziotta Francesca Surdo ed il gesuita Ferruccio Romanin erano in grado di bloccare o far prescrivere processi a carico di mafiosi dietro compenso. Il sistema funzionava pressapoco così: Michele Accomando, imprenditore di Mazara del Vallo, arrestato nel 2007 per associazione mafiosa e facente parte di una loggia massonica, si rivolgeva ad un faccendiere presso la Corte di Cassazione per far ritardare processi a carico dei mafiosi del trapanese. La poliziotta Francesca Surdo violava i sistemi di sicurezza dei computer del tribunale per acquisire tutti i dati riguardanti i processi dei mafiosi che pagavano l'insabbiamento e forniva i dati a Rodolfo Grancini, che si occupava di bloccare le carte processuali e pagava gli uomini giusti a Roma per non far partire i lavori della Corte di Cassazione. I soldi per l'operazione venivano dati al rettore della Chiesa di Sant'Ignazio di Roma, Ferruccio Romanin, che scriveva accorate lettere di difesa del cliente interessato, segnalando di fatto il nome del cliente che versava la mazzetta all'istituto gesuita sotto forma di una donazione, che poteva arrivare fino a quindicimila euro. A contattare il faccendiere presso la Corte di Cassazione avrebbe provveduto l'avvocato De Carolis, il Gran Maestro della Gran Loggia unità d'Italia che è anche una delle tre ufficialmente riconosciute in Italia. Alla prima fase dibattimentale è stato chiamato anche il senatore PDL Marcello Dell'Utri, che fu avvicinato dal faccendiere Grancini senza però ottenere alcun appoggio. Gli inquirenti a questo punto temono che a muovere i fili dell'intera operazione possa esserci il super latitante Matteo Messina Denaro, che avrebbe usato i canali della massoneria deviata per insabbiare i processi contro i suoi fedelissimi



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lunedì 12 ottobre 2009

Neanche Google può contrastare Chuck Norris


Inserisci where is Chuck Norris su Google, e clicca su mi sento fortunato. La risposta sarà sempre questa:


sabato 10 ottobre 2009

Inaugurazione della ventesima stagione de I Candelai

Si tratta del primo post che invio tramite il servizio email fornito da blogger che permette di scrivere dalla tastiera del mio cell. È un pò complicato scrivere col t9 ma pazienza, ci si può adeguare. Allego piuttosto alcune immagini dell'inaugurazione del ventesimo anno de I Candelai, storico locale palermitano

Macchia86

giovedì 8 ottobre 2009

Allarme Tsunami nel Pacifico al largo delle Isole Vanuatu

Nuove notizie di un terremoto dell'ottavo grado della scala Richter stanno arrivando al largo delle isole Vanuatu, al largo delle coste australiane. L'allarme tsunami è stato diffuso nell'intera area.




A questo punto è necessaria una riflessione. Anche un uomo che non si occupa di terremoti sarebbe in grado di intuire che la sequenza di terremoti così forti in una stessa fascia non è del tutto casuale. Se l'energia accumulata in quelle faglie è così potente da generare due terremoti dell'ottavo grado e due del settimo nel giro di due settimane, c'è da pensare che si tratti di uno sciame sismico che annuncia un terremoto ancora più forte o si tratta semplicemente della propagazione di energia della crosta terrestre che si concentra in maniera ben specifica, almeno in questa fase, tra la zolla del Pacifico e quelle a più stretto contatto?

sabato 3 ottobre 2009

Docu-film sull'affaire Berlusconi

{{fr|Noemi Letizia, quittant le Lido entourée ...Image via Wikipedia

Lo pubblico così per com'è, per cercare di ricordare passo passo come è cominciata una vicenda che da privata (i problemi tra Silvio Berlusconi e sua moglie Veronica) è diventata un affare di Stato sopra cui passano tutti i problemi urgenti di questo paese


Io non rispondo
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mercoledì 30 settembre 2009

Nuovo allarme tsnuami in Indonesia

Non è finita. Ecco le prime immagini del maremoto che ha colpito le isole Samoa





Nel frattempo è stato diramato un nuovo allarme al largo delle isole Sumatra dove un altro terremoto catastrofico, precisamente del grado 7,9 della scala Richter ha investito l'Indonesia circa due ore fa. Lanciato l'allarme tsnumani si parla già di popolazione nel terrore a causa di numerosi incendi scoppiati a causa del nuovo terremoto.

Un nuovo maremoto agghiacciante al largo delle isole Samoa


Un nuovo devastante terremoto ha attraversato le isole Samoa e le aree circostanti causando un maremoto con onde alte circa otto metri. Al momento si parla di centinaia di morti ma non ci saranno immagini e altri conteggi prima di qualche ora. La magnitudo è stata stimata intorno all'8° grado della scala Richter. Un altro evento catastrofico lungo l'asse della faglia del Pacifico. Ci si chiede se è possibile prevedere questi eventi che da sempre affliggono l'umanità. Una risposta potrebbe arrivare dallo studio comparato dell'interazione tra le zolle tettoniche e gli impulsi di energia provenienti al di fuori del pianeta Terra e che potrebbero secondo alcune teorie interagire con le parti più interne del mantello innescando i movimenti tellurici.




venerdì 25 settembre 2009

L'insinuazione del dubbio nell'ultimo messaggio di Osama Bin Laden


Innanzitutto pubblico direttamente la traduzione fornita da Repubblica.it dell'ultimo messaggio audio di Osama Bin Laden, poi cercherò di guidare il mio lettore in una serie di riflessioni, alcune delle quali molto ardite che spero suscitino un minimo di dibattito, anche crudo:

Voi sapete che l'oppressione più grande è quella di uccidere le persone ed è ciò che fate voi attraverso la missione Nato in Afganistan. Uccidete donne, anziani e bambini, e la loro unica colpa è stata quella di aver fatto arrabbiare Bush anche se voi sapete che loro non hanno mai attaccato l'Europa e non hanno alcun legame con quanto accaduto negli Stati Uniti. Violate quelli che voi chiamate vostri principi come giustizia e diritti umani. Ma la guerra sarà lunga e le forze atlantiche se ne andranno e non rimarremo che noi e voi. Non avete visto cosa è successo alla Georgia, che ha chiesto aiuto agli Stati Uniti per ripristinare la sua sovranità e che ha ricevuto in cambio solo parole vuote. Sono arrivate le navi da guerra americane, ma non per restituire l'Ossezia e l'Abkhazia ma per dare loro cose di cui non avevano bisogno come cibo e detersivi per lavare i vestiti. Le persone intelligenti non perdono i loro soldi e i loro figli a causa di una banda di criminali che sta a Washington. Quello che è evidente è che il capo di questa coalizione non si fa scrupoli di bombardare i villaggi della gente con i suoi aerei ed io ne sono testimone. Poi arrivano i loro blindati via terra che verificano i morti uccisi nei loro raid e la generosità americana fa sì che vengano donati 100 dollari alle famiglie per ogni figlio ucciso. Questa è la cosa più dolorosa perché questi 100 dollari sono il valore dei nostri figli innocenti per Washington e i suoi alleati. E allora quale reazione vi aspettate da noi?
Gli americani nel nord dell'Afganistan hanno impacchettato migliaia di talebani e li hanno stipati come sardine in camion fino a farli morire, gettandoli in un fiume. Avete capito i motivi degli attentati di Madrid e Londra? Per riassumere noi non chiediamo null'altro che il ritiro delle vostre truppe e la fine della vostra oppressione".

Innanzitutto due parole sul personaggio. Da sceicco del terrore a fantoccio agitato da George W.Bush sotto Osama Bin Laden sembra racchiudersi una sorta di cartello più che una persona fisica, prova ne è l'assenza di immagini da tempo. La parte principale del messaggio parla di una rappresaglia, fatta pagare sul suolo europeo con gli attentati di Londra e Madrid, per una presunta azione di guerra imputata al contingente militare Isaf nel nord del paese. Zona dove ora operano i soldati tedeschi, che a breve voteranno assieme ai loro connazionali. Un messaggio doppio, lanciato alla Germania ma anche al G20 di Pittsburgh. La partita non è chiusa. Ma una delle armi più affilate di questo messaggio è l'estrema veridicità di alcune sue affermazioni. Per mantenere buoni rapporti con la Russia, gli USA hanno sacrificato la Georgia, mandando in Abkhazia e Ossezia solo aiuti umanitari molto generici. Poi avverte in maniera molto diretta i paesi europei: dopo che gli USA lasceranno l'Afghanistan, saremo solo noi (talebani ed afghani) e voi (truppe europee). In questo passaggio Osama Bin Laden ci da diverse informazioni. Osama è a capo delle truppe talebani di resistenza, hanno cacciato i russi, cacceranno gli americani e se sarà necessario cacceranno gli europei. Io ne sono testimone afferma Osama nel suo messaggio, come se avesse realmente assistito ai bombardamenti del primo periodo della guerra in Afghanistan, databile intorno al 2003, quando poi Bush distolse l'attenzione verso l'Iraq senza sferrare il colpo finale. Osama Bin Laden probabilmente non è in Afghanistan da tempo, è molto più probabile che si trovi al confine con il Pakistan, ma ha cambiato strategia. Non minaccia soltanto il nemico, vuole portare dalla sua parte i suoi alleati. Se dopo tanti anni di guerra e attentati legati al gruppo terroristico Al Qaeda Osama Bin Laden si lancia in questa specie di trattativa il segnale che si manda al mondo arabo è univoco: lasciare l'Afghanistan agli afghani, come suggerito da un altro leader influente del mondo arabo alla sua prima internazionale, come il leader libico Gheddafi. In un linguaggio fatto di doppiezze e intenti multipli forse è giunto il momento di una tregua. Al tavolo di pace si siede soltanto chi ha le mani che grondano di sangue. Sicuramente sia Osama Bin Laden ed Al Qaeda da una parte e le forze statunitensi ed europee hanno i requisiti necessari per far cessare del tutto questo lungo decennio di terrore.

La Macchia 1986
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giovedì 17 settembre 2009

Dopo Michael Jackson, Mike Bongiorno e Patrick Swayze, anche lui

Afghanistan, una guerra infinita


Era stata chiamata Guerra Infinita, poi diventò Enduring Freedom. Sono passati otto anni e i caduti in Afghanistan hanno superato quelli in Iraq, dove la guerra, cominciata nel 2004 e conclusasi praticamente nel 2008 con un paese da ricostruire, ha toccato punte di violenza inaudite da entrambe le parti. Attacchi suicidi a raffica che nella loro brutalità pareggiano l'uso di fosforo bianco su un'intera città, Fallujah, diventata un macabro cimitero. L'Afghanistan ha un reddito pro capite di circa 110 dollari al mese ma è la capitale mondiale dell'oppio, da cui viene estratta il 97% della cocaina presente nei mercati internazionali. Una fonte di guadagno che di fatto riesce a tenere in vita gran parte dello strato più povero del paese, che preferisce coltivare oppio piuttosto che altre colture, di per sé difficili da innestare nel territorio brullo e montuoso
afghanistan
dell'Afghanistan. Un territorio che per la sua conformazione si rivela un autentico inferno dal punto di vista tattico: certi monti superano i 4000m, gli anfratti naturali abbondano sia tra le spaccature montuose che verso valle. I piccoli bunker permettono ai talebani di spostarsi velocemente grazie a vecchie motociclette (incredibile la storia del mullah Omar) che gli permettono di sfuggire ai pesanti carri armati e sfuggire agli elicotteri d'assalto tra gli anfratti montuosi. Con un tasso di disoccupazione pari al 40% del totale della popolazione attiva e circa 7 milioni di persone che potrebbero essere addestrati al combattimento su un totale di 33 milioni di abitanti. Una forza militare ben addestrata e soprattutto determinata a scacciare le forze alleate. Il fattore psicologico gioca a vantaggio dei talebani, altamente motivati e conoscitori del territorio, oltre che ben equipaggiati dai traffici d'armi con i fondamentalisti pakistani. La quantità di oppio esportato garantisce la liquidità con cui i talebani possono rifornirsi d'armi, mentre la storia consegna ai guerriglieri talebani la sicurezza di aver sempre scacciato qualsiasi truppa di invasione: dagli inglesi nel 1919, anno dell'indipendenza dell'Afghanistan, sia per l'invasione sovietica che fu respinta grazie all'addestramento dei marine statunitensi che offrirono l'appoggio logistico alle truppe guidate ai tempi dal giovane Osama Bin Laden. Senza la possibilità di stroncare i campi di oppio della regione (un terzo dell'intero PIL dipende da questo tipo di colture) senza mettersi contro un'intera popolazione che a stento sta cercando un minimo di coesione sociale e politica, la guerra è destinata a continuare almeno per vent'anni. Una exit strategy al momento è impossibile. L'anno scorso l'Afghanistan era sotto il controllo delle forze alleate, se esclusa la parte meridionale a contatto con il Pakistan. Poche e frammentate notizie si accostavano alle bare che arrivavano più copiose negli stati coinvolti nell'offensiva dello scorso inverno. Da allora il bavaglio messo ai giornalisti al seguito delle truppe impegnate in Afghanistan ci ha catapultati in un paese che mantiene come roccaforte la regione intorno alla capitale Kabul, mentre della frontiera ovest dell'Iran si suppone un travaso di armi e uomini motivati ad affrontare le truppe NATO. Una situazione molto simile a quella che costò la ritirata in Vietnam, ma con una fondamentale differenza: lasciare l'Afghanistan ora significherebbe consegnare al mondo uno stato povero e moralmente demotivato a sedersi accanto alle potenze mondiali per un dialogo di pace. Una volta scelta la strada della guerra senza quartiere nel 2001, senza avviare prima dei serrati contatti diplomatici anche con gli stessi talebani per arginare la situazione, la guerra deve essere vinta. Ad ora nessuna forza militare può impedire ai talebani di impadronirsi di un ordigno nucleare che potrebbe passare
direttamente nelle mani di Al Qaeda. Se è vero che per costruire una bomba nucleare occorre disporre di una quantità di uranio ben specifica e della tecnologia adeguata, nulla vieta ad un gruppo di terroristi ben organizzati di usare una bomba con piccole quantità di uranio in qualsiasi città del mondo occidentale. Più il livello dello scontro si alza più aumenta il rischio di attacchi terroristici e di contro non è più possibile escludere colpi di coda dei talebani nel momento in cui un'offensiva terrestre vincente riuscisse a stanarli interrompendo i rifornimenti da ovest e da sud. L'unica carta che rimane da giocare è distruggere le coltivazioni di oppio con cui i talebani finanziano la resistenza. Senza un colpo di questo tipo alle loro semplici ma corpose strutture economiche la guerra in Afghanistan potrebbe durare ancora per decenni.

La Macchia 1986
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giovedì 3 settembre 2009

Un paese a settimana: Burkina Faso

Il nostro viaggio ci porta oggi in Burkina Faso, un paese dell'Africa Occidentale piccolo e senza sbocchi sul mare che due giorni fà ha vissuto una piccola tragedia. Le pioggie stagionali hanno letteralmente spazzato via gran parte delle case della sua capitale, causando almeno 5 morti e più di 110 mila sfollati. Un progetto partito ad inizio settembre potrebbe aiutare il paese a riprendersi. Sto parlando della lotteria online AfricaMillions. Premi istantanei e ricavati devoluti al Burkina Faso ed altri tre paesi africani sul modello dell'EuroMillions. Il sistema è molto semplice, si può puntare online su tutte le estrazioni del lotto dei paesi europei o partecipare ad una sorta di Bingo a livello europeo, i cui ricavi vengono spartiti dalla società francese BRGaming e la Francaise du jeux. In Burkina Faso il contatto con la Francia non si è mai perso del tutto e questo legame mai spezzato ha permesso al paese di arginare l'ondata di morbillo che ha contagiato 45 mila persone ed ucciso 300 persone. Al paese purtroppo arrivano solo manciate di solidarietà: biciclette dal comune di Siena, soldi raccolti per varie attività umanitarie, pozzi d'acqua e caseifici. Un paese che però potrebbe attirare altre attività economiche ben più redditizie, grazie alla sua stabilità politica e alla sua posizione di passaggio. Almeno di questo ha cercato di convincere gli Burkina Fasoambasciatori europei presenti a Napoli durante una riunione tecnica a cui ha partecipato Sophie Sow, l'ambasciatore del Burkina Faso. I contatti tra Italia e Burkina Faso riguardando anche il settore medico dove le strutture ospedaliere e il personale tecnico viene addestrato in Italia. Con risultati forse migliori di quelli di certi ospedali italiani. Un altro record del paese riguarda le quote rosa: circa il 30% delle liste elettorali nel paese è composto da donne, grazie alle quali si è posto fine con una legge al fenomeno delle spose bambine, promesse fin dall'eta di 16 anni.
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Documenti su Nikola Tesla


Non so quanto possa esserci di vero in tutto questo, so solo che per quanto se ne sa in giro gli ultimi lavori di Nikola Tesla sono realmente stati segretati dagli USA. Fatevi un'idea, a breve posterò la cronaca di un altro paese lontano
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sabato 22 agosto 2009

Un paese a settimana: Paraguay

Per aprire una finestra sul mondo, che dall'Italia osserviamo da dentro un imbuto a causa delle vicende private del premier, dei rigurgiti federalisti della Lega Nord e dal caldo d'agosto che farà spazio al prossimo autunno, caldo grazie alla politica, inauguro una piccola panoramica di storie provenienti dal mondo. Cominciamo dal Paraguay, alle prese con la gestione del gioco del Lotto. Anche nel paese sudamericano il gioco del lotto attira enormi quantità di denaro, sempre più ingenti da quando è cominciata la crisi globale. A spartirsi la gestione del giocattolo quattro società che gestiranno i 30 dollari al giorno spesi dai 54.000 giocatori seriali della "Quiniela". Se una persona la si può conoscere da ciò che si mangia, a volte dalle notizie di un paese se ne può evincere la situazione. Povertà e miseria nel Paraguay di oggi si scontrano con la durezza della vita nelle campagne, dove il padre di un bambino nato prematuramente, dichiarato clinicamente morto da un intero staff di medici che avevano tentato qualsiasi espediente per oltre un'ora, durante il ritorno in paese per la veglia funebre ha ripreso in mano il figlio dalla bara. Un caso incredibile, forse meno tragico di quello uscito da alcuni ospedali nostrani e che lega questi due paesi così lontani. La politica energetica italiana ha ormai puntato molto sul nucleare, mentre a livello internazionale si cerca di rendere l'ENI uno dei principali produttori energetici al mondo. Uno dei mercati da tenere d'occhio è quello dell'idro-elettrico, dove un accordo bilaterale tra Paraguay e Brasile ha stabilito i nuovi termini di sfruttamento della diga più grande al mondo, a Itaipù. Un accordo in realtà rivisto, dato che il Paraguay era in grado di sfruttare solo il 5% del potenziale concessogli dai diritti acquisiti sul bacino idrico nazionale. Con l'intercessione del presidente Lula, dal 27 luglio scorso il Paraguay potrà usufruire dell'energia elettrica prodotta in Brasile grazie all'acqua paraguayana a prezzi ridotti. Insomma, non certo un successo, ma uno dei tanti segnali che fanno capire come il Brasile sia diventato una delle potenze emergenti nel G20 e che testimonia l'enorme ricchezza del Sudamerica, non ancora sfruttata a dovere dai popoli e dalle nazioni che vi abitano.
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Favola palermitana pubblicata su Repubblica.it


Non si può definire Palermo. Ci puoi passare una vita, la ami e la odi con tutte le tue forze, ma da fuori la vedrai solo come una piccola perla di mafia nel Mediterraneo. Per chi arriva la prima volta qui l'unica cosa vera che noti è il traffico, quello vero, che lo stesso Benigni ha assaggiato. Pare che un giorno un palermitano fresco di patente, iniziò a pensare di sorpassare non rispettando la segnaletica e la precedenza. Da allora fu la fine. Perché il palermitano medio applica una sola regola: non mi devo fare fregare. Nel giro di pochi giorni l'epidemia di diseducazione stradale prese tutti e da quel giorno il traffico automobilistico è entrato nel caos senza più riprendersi. La mala organizzata la vedi solo se apri un'impresa sul posto, il comportamento mafioso invece lo noti già quando vedi i bambini uscire dalla scuola, nei rapporti di forza sul posto di lavoro, nei locali la sera. Palermo è un tatuaggio che ti porti appresso ovunque tu vada, con gente straordinaria ed originale. Come Giovanna Bonanno, la strega palermitana impiccata mentre da Parigi partiva la rivoluzione francese. La brava donna forniva aceto per pidocchi come veleno mortale per liberare le povere mogli palermitane dai mariti infedeli, attività probabilmente utile per i tempi, dato che le morti procurate grazie al suo “aceto magico” la possono avvicinare alla definizione che oggi diamo ai serial killer. La magia di Palermo la senti ancora oggi. Se sbirci tra le merlature del castello della Zisa e osservi la città, non puoi dire con precisione cosa si nasconde sotto il manto stradale. Chiese templari, storia e profumi aspettano il viaggiatore che passa di qui. Col tempo, volente o nolente, chiunque passi da qui ne diventa cittadino onorario, portando sulla sua pelle un pezzo di città.

martedì 14 luglio 2009

Il patto tra mafia e stato

Ve lo porto io. Con queste parole Ciancimino jr, ultimo dei cinque figli dell'ex sindaco di Palermo che favorì la discesa dei corleonesi in città, si preparerebbe a consegnare alle procure di Palermo e Caltanissetta la prova autentica del famoso papello, un foglio di carta in cui Totò Riina dettò le condizioni della resa allo Stato in cambio di garanzie per tutti. Niente più attentati e uccisioni di uomini dello Stato in cambio di un più blando controllo sul territorio, niente nomi eccellenti in cambio di una dignitosa custodia in cella, senza colpire i patrimoni delle famiglie. Massimo Ciancimino si era sempre rifiutato di dire agli inquirenti dove avesse nascosto quel prezioso documento, probabilmente vidimato da qualche esponente politico di spicco mai ritiratosi del tutto dalle scene. Molti indizzi portavano ad una cassetta di sicurezza in Francia, a Parigi per la precisione, dove Ciancimino jr si è subito diretto con la moglie dopo aver potuto abbandonare il suo domicilio forzato a Bologna. Si sentiva pedinato, ed infatti alla frontiera con l'Italia ha trovato alcuni magistrati di Caltanissetta ad attenderlo. Ma del magico foglietto non vi è traccia. Almeno fino ad ora, a pochi giorni dell'anniversario della morte di Borsellino potrebbe infatti uscire la prova definitiva del patto che fu stipulato tra Cosa Nostra ed i servizi segreti italiani. Uno degli ostacoli più ingombranti a quel patto avvenuto dopo il maggio del 1992 sarebbe stato proprio Paolo Borsellino, che oltre a scoprire i contatti tra Sismi e Mafia non avrebbe mai permesso di lasciare impuniti i mandanti, reali ed occulti, della strage di Capaci. La volontà di mantenere il controllo politico sulla Sicilia, l'interesse a tenere sotto controllo senza mai debellare realmente la mafia e la prova di un patto tra mafia e Stato chiuderebbe un capitolo sulla storia della prima Repubblica gettando un'ombra sulla situazione attuale. Una situazione in cui, tolta la manovalanza e colpiti i patrimoni, rimane ancora da estirpare quella rete di protezione e di finta omertà che permette ancora oggi alla mafia di essere la prima azienda italiana per fatturato complessivo

Protesta silenziosa contro il DDL Alfano

Contro una legge liberticida come quella proposta dal DDL Alfano, i blogger italiani protestano stoppando l'informazione online che sempre più spesso, purtroppo si affianca, anticipa e sostituisce l'informazione ufficiale imbavagliata dai timori e dal vizio giornalisticamente italiano di non disturbare mai troppo i poteri forti, a scapito della verità e della conoscenza reale dei fatti. Una giornata di silenzio assordante per ricordare a tutti che la differenza tra l'Italia e paesi come l'Iran e la Cina passa anche dalle libertà di espressione, l'idea di bloccare in maniera coercitiva il resoconto dettagliato dell'opera giornaliera di chi ci governa è il primo passo concreto verso una dittatura compiuta.


contro il ddl Alfano

mercoledì 17 giugno 2009

Censura su Internet

Personalmente non mi era mai capitato, ma devo dire che a volte basta poco per vedersi visualizzare un messaggio simile. Spiego cosa è successo: dopo aver visto il programma Complotti, in onda ieri su La7, mi ero chiesto che fine avesse fatto l'ex premier israeliano Ariel Sharon, ed ho chiesto in maniera netta se per caso la sua malattia sia stata causata dallo stesso gruppo che ha fatto fuori Rabin. A spingermi a questo quesito è stata la coincidenza della malattia improvvisa di Sharon in seguito ad una sua apertura ad un dialogo con il popolo palestinese. Ecco quello che è successo dopo:

Ciao frakua86 (frakua86)

Hai inviato contenuti su Yahoo! Answers in violazione delle nostre linee guida della community o dei Termini del Servizio. Per questo motivo, i tuoi contenuti sono stati eliminati. Le linee guida della community aiutano a mantenere Yahoo! Answers un posto sicuro e utile. Per questo motivo, ti ringraziamo di tenerne conto.

Domanda: Ariel Sharon è in coma per colpa di quel gruppo di ebrei tradizionalisti che ha ucciso Rabin?

Dettagli aggiuntivi:

Motivo della violazione:

Se ritieni che l’eliminazione non sia giustificata, ti preghiamo di prendere nuovamente visione delle linee guida e di accertarti, in particolar modo, che i contenuti in questione: 1. Rispettino il formato domanda-risposta e non siano “chat” o comunicazioni personali; 2. Non contengano link a siti esterni o ad altre domande non attinenti con l’argomento trattato; 3. Rispettino le idee altrui, siano espressi con educazione e senza offendere altri membri della community. Se tuttora ritieni che i contenuti siano stati rimossi per errore, contatta l'assistenza clienti spiegando le tue motivazioni.

Saluti,
Il Customer Care di Yahoo!




mercoledì 3 giugno 2009

La sfida di Youtube per la poltrona di casa


Si chiama Youtube XL, extralarge, adatto a tutti coloro i quali stanno puntando ad un altro futuro rispetto al digitale terrestre. Si tratta di un'estensione del sito di Youtube che visualizzerà i video del mega-contenitore di video più famoso al mondo in un formato ed una veste grafica adatta ai nuovi televisori HD. Il gruppo Google prepara quindi un supporto mediatico adatto ad accogliere la prossima rivoluzione del video, che integrerà in un unico sistema internet, tv e telefonia, fissa e mobile. Al posto di cavo, tv e inseparabile decoder governativo, con spese obbligatorie per chiunque possieda un apparecchio televisivo sul suolo italiano, negli altri paesi si punta già all'unificazione dei mezzi più usati e presenti nelle case di tutto il mondo. Se i pacchetti e le offerte iniziano ad essere più diffusi (Fastweb è stata la prima, seguita da poco dall'offerta Alice di Telecom Italia) i supporti iniziano solo ora ad affacciarsi. Microsoft in America si sta muovendo per proporre software che renda compatibile e più comodo l'uso di contenuti tipicamente da pc, come i video in streaming, con la fluidità e la qualità video dei più moderni teleschermi. Un progetto già iniziato e che già con Windows Vista ha raggiunto risultati discreti, tant'è che altre compagnie di software note al mondo (su tutte la Ahead, compagnia che distribuisce Nero Burning Rom) già prevedono programmi in grado di registrare da una postazione tv programmi satellitari ed in streaming, olte che usare la tv come centralino unico per le telefonate e le videotelefonate con la possibilità di integrare Skype alla "postazione unica". Per chi insomma vuole programmare già da ora la sua postazione tv preferita, niente di meglio di una potente unità centrale collegata al cavo telefonico e al proprio schermo per avere in un attimo il massimo della tecnologia disponibile a portata di telecomando.

Francesco Quartararo

venerdì 22 maggio 2009

I ricordi sul giudice Falcone 17 anni dopo

Rosario Gambino doveva rientrare oggi in Italia grazie ad un provvedimento firmato Giovanni Falcone. A 17 anni dalla sua drammatica sparizione cosa rimane dell'uomo, del giudice e del palermitano che lotta contro la mafia? Rimangono sicuramente le idee che hanno ispirato a denunciare il pizzo, un'attività sicuramente molto più redditizia che in passato. Oggi come allora ci sarà il Presidente della Repubblica in città. Ma quante cose sono cambiate. Per cominciare l'aria che si respira. Non quella di una primavera che a Palermo sa già d'estate e creme solari, ma quella che 17 anni fa si respirava in città appena saputo dell'attentato lungo l'autostrada all'altezza di Capaci. Un'aria ferma, come se fosse in corso un'eclissi solare, durante la quale un leggero vento spazza via le strade vuote e silenziose. Il primo squarcio, eco lontano di un'esplosione ben più fragorosa, lo sento provenire dalle volanti della squadra mobile e di tutto il corpo della polizia, sceso all'unisono per strada in un unico ruggito di rabbia, disperazione, sconforto. Da uno schermo gracchiante, in uno studio grigio, un giornalista dalla faccia scura scandiva quelle parole tremende. Il giudice Falcone, Francesca Morvillo e la sua scorta sono stati fatti saltare in aria da una bomba all'altezza di Capaci. Una bomba, sembrava la guerra, un'imboscata vile sottrasse dei giusti ad una battaglia non ancora finita. Allora il presidente Scalfaro, fresco di elezione, fu preso a sassate da una folla inferocita. Ci speravano in tanti, magari non ci hanno creduto in fondo, ma due palermitani, Falcone e Borsellino, che lottavano per sconfiggere la mafia nella loro terra, per la loro terra, avevano incendiato i cuori di tutti. Da allora nulla è stato più come prima, sia i processi, le pene, che gli intrighi di potere. Nessuno potrà mai rimpiazzarli, capire fino in fondo cosa vuol dire respirare quell'aria di mafiosità che parte dalle strade della città, dei vicoli della Kalsa, di Ballarò e della Vucciria, si trascina nelle scuole, negli uffici, nei palazzi del potere, in famiglia, nelle riunioni di condominio, allo stadio. Mafia non è un marchio, un'associazione a delinquere o una s.p.a., è un modo d'essere. Il sorpruso che diventa minaccia, paura, silenzio, dimostrazione di forza. Quello che è mio è mio, quello che è tuo te lo concedo perché decido io o perché te lo strapperò con la forza. Il resto è buono solo per i paparazzi e per Hollywood. Niente magliette di Giovanni Falcone qui nel 2009, nelle bancarelle per turisti trionfa the Godfather, con Marlon Brando nella sua posa classica. Oggi come allora le idee di FAlcone camminano sulle nostre gambe, le gambe di chi bambino vedeva quel mondo come assurdo, e che crescendo lo trova grottesco. Ni facimmu un martiri, ne abbiamo fatto un martire, dissero i suoi carnefici. Triste la terra che ha bisogno di martiri per poter crescere. Oggi la mafia si da per morente, le sue strutture sono deboli, manca un leader. MaGiovanni Falcone qualcosa sopravvive, si provano a regolare i conti del passato, le revolverate ogni tanto fanno scruscio, rumore, ma le manovre sotterranee per piazzare i politici giusti in Europa, nei capoluoghi di provincia, alla Regione, vanno avanti senza colpo ferire. Nel silenzio di chi non crede alla fine di una vessazione feudale, nel disicanto dei vecchi che ripetono che la mafia non sparirà mai, nella rabbia dei giovani e nel rinnovo del mito del mafioso figo, alla moda, che fa picciuli a palate e si fa rispettare, crescono le nuove generazioni, reclutate dall'ignoranza di chi guarda alla mafia solo come folklore. Questo è il nostro Afghanistan, il nostro Vietnam e il nostro Iraq se preferite, una nuova guerra di mafia è stata scongiurata a dicembre dall'operazione Perseo, quando la città era avvolta in un lungo respiro, come la quiete prima della tempesta. Il piombo purtroppo non manca, anzi da circa una settimana vengono alla luce i vecchi arsenali nascosti.
Manca la fiducia nella gente comune, l'intransingenza vera della politica (non quella che unge le casse regionali con manifestazioni antimafia piene di tante belle parole e poi fa finta di scordarsi "degli amici" che portano voti). Qua la guerra continua, aspettiamo il via ai fuochi d'artificio, quando assieme ai capi salteranno poltrone eccellenti, da Palermo sino a Roma e ancora più su, passando da Milano fino a Bruxelles, Dusserdorlf, New York ed una delle tante ambasciate siciliane all'estero. Affinché quando un siciliano è all'estero gli si possa dire ah, Falcone, antimafia, cassata, cannoli, cancellando dalla storia tutto il resto.

Francesco Quartararo

martedì 5 maggio 2009

Il Financial Times si occupa degli impianti eolici siciliani



I magistrati antimafia siciliani hanno aperto un'inchiesta approfondita sul settore legato all'energia eolica dove politici locali, imprenditori e gang criminali sono sospettati di collusione nell'accaparramento di denaro proveniente dagli impianti eolici prima della loro eventuale vendita alle multinazionali. I sussidi italiani ed europei per la costruzione degli impianti eolici ed i più alti tassi di garanzia per l'elettricità prodotta, corrispondenti a 180 euro per kw/h, hanno attirato nel sud Italia l'interesse del crimine organizzato. Roberto Scarpinato, un procuratore veterano nell'attività antimafia a Palermo, ha riferito al Financial Times come le sue investigazioni partite la settimana scorsa, si stiano focalizzando sulle tre grandi province di Palermo, Trapani ed Agrigento. Una prima indagine per un caso vicino Trapani, nella Sicilia occidentale, si era risolto con otto arresti in febbraio, con l'accusa di sospette vicinanze tra la famiglia mafiosa locale (e i politici locali, ndr) che avrebbero offerto soldi e voti in cambio dei permessi di costruzione degli impianti eolici. "Operazione Eolo" ha rivelato come la Mafia promise ai politici locali di Mazara del Vallo soldi e voti in cambio dell'aiuto per l'approvazione degli impianti eolici. Tra i sospettati, Matteo Messina "Diabolik" (denominato così per il suo desiderio di montare delle mitragliatrici sulla sua auto) Denaro, uno dei latitanti più ricercati in Italia. I procuratori sospettano che la mano della mafia abbia permesso di fissare e costruire gli impianti eolici che sarebbero poi stati venduti a compagnie italiane o eventualmente anche estere. Gli inquirenti locali hanno affermato al Financial Times come in un episodio atto a rimarcare il controllo sul settore, la mafia sia sospettata di aver distrutto due torri eoliche che erano conservate nel porto di Trapani dopo la loro consegna da parte di una nave proveniente dal nord Europa. "Si tratta di un sistema raffinato di collegamenti tra imprenditori e politici. Un gruppo potente di persone controlla il settore eolico. Esistono molte compagnie, ma ci sono le stesse persone dietro", afferma Scarpinato, le cui indagini hanno evidenziato l'evoluzione della mafia in una moderna organizzazione imprenditrice. Cosa Nostra si sta evolvendo, trovando nuove opportunità di arricchimento, incluso il settore delle energie rinnovabili, sfruttando la sua storica presa sul territorio, sulla capacità di costruzione e abilità nella corruzione dei politici locali. Molti impianti eolici costruiti da compagnie sospettate di essere collegate alla mafia non hanno funzionato per uno o due anni, in alcuni casi per l'utilizzo di materiali scadenti. "Cio che è incredibilie è che gli sviluppatori prendono denaro pubblico per costruire impianti eolici che non producoino elettricità" spiega il procuratore. Il governo regionale siciliano, cosi come quello calabrese e della Basilicata sul continente, hanno sospeso le autorizzazioni sui nuovi impianti eolici in parte proprio per sospette infiltrazioni criminali e poca trasparenza sui reali possessori delle compagnie appaltatrici. Molti, se non tutti gli impianti eolici in Sicilia, cominicano come progetti di imprenditori locali che speculano in un mercato secondario, relativo ai permessi di costruzione. Una volta costruiti, la maggior parte degli impianti vengono venduti tramite intermediari italiani ad alcune multinazionali. L'inglese International Power è il più grande operatore nel settore dell'energia eolica in Italia. Tra le altre compagnie troviamo l'taliana Enel e la tedesca Eon attraverso la sua partecipazione tramite la spagnola Endesa. Anche la francese EDF ha degli assett in Italia. Mentre le compagnie internazionali conoscono le identità dei loro sviluppatori siciliani, non ci sono prove che esse siano coinvolti in associazioni mafiose. Ad ogni modo l'Italia si presenta male all'appuntamento che l'Unione Europea ha fissato per il 2020 riguardo le emissioni di CO2, nonostante il settore delle energie rinnovabili stia crescendo molto rapidamente attraendo numerosi investimenti stranieri. International Power divenne il più grande operatore del settore nel 2007, con la sua partecipazione al portafoglio di Maestrale, proprietaria di molti impianti eolici italiani, inclusi cinque in Sicilia, per un valore complessivo di 1,8 miliardi di euro.

Traduzione di Francesco Quartararo

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