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domenica 7 marzo 2010

Come festeggiamo i 150 anni di unità nazionale in un paese allo sfascio

Giuseppe Garibaldi, the leader of the Italian ...Image via Wikipedia

Ufficialmente l'unità d'Italia viene celebrata a partire dal 1861 ma si sa, la Sicilia è da sempre un laboratorio politico ed anche l'unità d'Italia, fomentata dalle proteste repubblicane di Crispi e dal coraggio dei garibaldini, qui è arrivata prima. Ecco perché mi sembra giusto che dalla Sicilia parta una riflessione sullo stato di salute della Repubblica italiana. La disoccupazione continua a crescere come rimbalzo naturale della crisi economica che entra nella sua terza e ultima fase, le organizzazioni mafiose in Italia fatturano 90 miliardi di euro l'anno e la terra davanti le case si sbriciola, trascinando palazzi e paesi interi a fondo valle. Purtroppo oltre il 90% del territorio italiano è franabile, ma questo né Garibaldi né Cavour potevano saperlo. Limitiamoci all'analisi dell'Italia nei primi tre mesi del 2010. Cominciando da dove è partita l'avventura dell'unificazione italiana. A Palermo, in attesa dei video che testimoniano i festini a base di droga e sesso "dell'Innominabile De La Vega" si scopre come i beni confiscati alla mafia, oltre a essere tutelati da una legge del 1963 che agisce meglio di qualsiasi organo mangia-soldi creato ad hoc in Calabria, vengono assegnati ad amici e collaboratori stretti del sindaco che letteralmente "gira" beni immobili a società create per fare i bilanci negli assessorati. Nel frattempo l'attuale capo della mafia è tranquillamente irrintracciabile, coperto da elementi della massoneria deviata trapanese che è arrivata ad avere contatti persino dentro la corte dei conti ed ad oggi c'è un processo in corso che deve spiegare se il partito che guida la maggioranza di governo è nato dalla trattativa fatta negli anni novanta tra lo Stato e la Mafia. Nel frattempo in Calabria la 'ndrangheta, organizzazione criminale numero uno in Europa per il commercio di droga, ordina lo sgombero degli immigrati di Rosarno dando vita ad un episodio di violenza razzista che non si vedeva dai tempi delle rivolte nelle banlieues. Sempre in Calabria si è dovuto dimettere un Senatore della Repubblica, scelto appositamente dai responsabili locali del partito di maggioranza, che è stato eletto all'estero nonostante non avesse alcuna residenza in Belgio. Il senatore era molto ben visto dalla 'ndrangheta, che riusciva tramite interessi tutti da verificare, da parte della magistratura, a far arrivare a Roma quintali di denaro sporco da riciclare e droga da parte della banda della Magliana, storica associazione criminale romana con ottimi contatti sia in Vaticano che "nei circoli che contanto" che sembra essere protagonista in un altro recente scandalo. Dopo aver sparato pochi colpi infatti i gestori del tesoretto della banda della Magliana hanno re-investito i loro soldi con i cosidetti "furbetti del quartierino". Questi imprenditori senza scrupoli, stando alle carte processuali di cui fra un pò non si potrà nemmeno parlare, pena l'arresto e sanzione pecuniaria accessoria, hanno avvicinato il capo della Protezione civile italiana, Guido Bertolaso, per sfruttare la particolare legislazione che il governo stava preparando: la possibilità delle società che vincevano gli appalti (pilotati ovviamente) di edificare e costruire opere pubbliche gigantesche e costose senza alcun controllo e vincolo. Nel frattempo, ci si prepara alle elezioni regionali con un unico delegato del mastodontico partito del Pdl a presentare le liste a Roma arrivato in ritardo per colpa di un panino. Almeno, questo racconta la leggenda, perché in realtà il povero delegato ha avuto cambiamenti di lista fino all'ultimo. Vizio che il Pdl non perde nemmeno in Lombardia, con la lista del suo candidato più forte. Nonostante ciò, in barba a qualsiasi regola democratica e precedente storico si riammettono le liste del Pdl. Per usare una metafora calcistica, è come se l'Inter si scordasse di entrare in campo per giocare una partita di campionato, venisse sanzionata con una sconfitta a tavolino e poi si giustifichi dicendo di essere la squadra più forte, ottenendo dal presidente di lega la ripetizione della partita. Fantascienza nel mondo del calcio, storia purtroppo nella politica italiana. In chiusura la canzone che al Festival ha rischiato di vincere, ovviamente grazie ad un broglio che permette di acquistare voti comprando i call center che effettuano i televoti, che qualcuno ha proposto come nuovo inno italiano. Festeggiamo i 150 anni di questa vecchia baldracca. Ma facciamolo con una canzone degna.
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sabato 27 febbraio 2010

Terremoto devastante in Cile e allarme tsunami in tutto il Pacifico

Il quinto terremoto più forte della storia, con scosse di assestamento del 6° grado, al momento i palazzi sembrano aver retto meglio ad Haiti soltanto perché il paese ha conosciuto negli anni '60 il terremoto più potente della storia. In Cile si contano 50.000 italiani, probabile a questo punto uno terremoto in Cile 27 febbraio 2010spostamento massiccio della nostra portaerei e delle squadre di soccorso da Haiti fino al Cile, dove il terremoto è stato stimato come 600 volte più potente. Onde alte 40 metri si sono infrante sugli arcipelaghi della costa cilena mentre a Santiago, la capitale, dove le webcam risultano spente e le strade sono del tutto sollevate. Per le 22 ore italiane è attesa un'onda di tsunami sulle Hawaii con onde alte già cinque metri alimentate da continue scosse "di assestamento" che alimenterebbero le onde. Sono attese scosse di assestamento, con un valore minimo del 5° grado (equivalente al terremoto in Abruzzo) per diverse settimane.

LE NOTIZIE DAI QUOTIDIANI LOCALI: 1 2 3 4
IL TERREMOTO NELLA BLOGOSFERA: 1 2 3
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giovedì 18 febbraio 2010

La navigazione sicura e totalmente automatizzata


Attualmente uno dei browser più snelli, veloci e ricchi di applicazioni è sicuramente Google Chrome, non ancora diffuso come Mozilla Firefox ma per la prima volta pubblicizzato ovunque. Uno dei punti di forza è sicuramente la modalità di navigazione nascosta, che permette di lasciare poche tracce navigando in rete. Ovviamente parte della navigazione rimane nei database della società di Mountain View, anche se la navigazione in Internet per definizione lascia sempre qualche traccia. Una delle novità degli ultimi anni nella guerra dei browser riguarda i motori di ricerca integrati, ovvero dei motori di ricerca che integrano i risultati dei principali motori di ricerca per velocizzare e confrontare i risultati. Una novità assoluta tra questi sistemi di integrazione è rappresentata da Ixquick. Un meta-motore di ricerca, integrabile con tutti i browser attualmente esistenti, che permette di fare ricerche in tutta la blogosfera, ricercare immagini e video con i vari sistemi di catalogazione di Yahoo, Bing, Google, Ask e gli altri. Ma ecco la novità. Tramite Ixquick si possono ricercare i numeri di telefono di tutto il mondo e navigare con il protocollo https, quello che per intenderci è usato nella compilazione di dati sensibili come i codici IBAN online e nell'ingresso protetto ai blog e agli indirizzi di posta elettronica. L'idea che potrebbe rivoluzionare il modo di navigare online nei prossimi dieci anni è stata intuita da un gruppo di analisti che poco hanno a che fare con i giovani geni che stanno dietro le grandi aziende della Silicon Valley. Ixquick può rappresentare senza dubbio il futuro della navigazione online
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venerdì 12 febbraio 2010

Di cosa è realmente accusato Bertolaso e quali sono i reati del G8


Prima di potersi fare un'idea sulla reale entità delle accuse sul capo della Protezione Civile Guido Bertolaso in merito alle presunte tangenti ricevute per favorire alcuni imprenditori edili nella costruzione selvaggia di immobili a costi esorbitanti:

lunedì 8 febbraio 2010

Massimo Ciancimino porta le prove del papello

Receipt for membership of Silvio Berlusconi to...Image via Wikipedia


Mio padre mi spiegò che Forza Italia era il frutto della cosiddetta trattativa tra Stato e mafia. A dichiararlo oggi in aula bunker per il processo contro l'ex comandante dei Ros è Massimo Ciancimino, che ha spiegato al giudice a cosa si riferisse Bernardo Provenzano nel pizzino che probabilmente era indirizzato a Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri: l'immunità territoriale di Provenzano, libero di muoversi ovunque e la mancata perquisizione del covo di Riina facevano parte della trattativa che hanno permesso la nascita di Forza Italia. Accordo che quando ha iniziato a vacillare è stato richiamato dallo stesso Provenzano, con la promessa di un eventuale rapimento del figlio di Berlusconi, Piersilvio, attuale presidente Mediaset, nel caso in cui il cavaliere non avesse rispettato i patti mettendo a disposizione le sue reti televisive. Ciancimino racconta come questa parte del pizzino sia soltanto la seconda parte di un messaggio che è stato trafugato dalle carte che lo stesso Ciancimino ha raccolto nel corso degli anni. Un altro capitolo riguardo la trattativa tra mafia e stato è emersa durante il dibattimento di oggi. Pare infatti che sia i carabinieri che alcuni ambienti dei servizi segreti fossero a conoscenza del luogo segreto usato da Massimo Ciancimino per nascondere il papello. Prima di essere messo agli arresti domiciliari però un'altra figura dei servizi segreti consigliò a Ciancimino di nascondere i suoi documenti in un altro posto anziché nella villa all'Addaura, dove i carabinieri avevano effettuato la perquisizione. E così prima di essere arrestato il 7 giugno 2006 Ciancimino portò i documenti all'estero, probabilmente in Svizzera o nel sud della Francia. Un altro contatto dei servizi segreti, detto “Franco”, invitò Ciancimino a tacere riguardo l'esistenza sia del papello che di carte compromettenti che avrebbero potuto coinvolgere Silvio Berlusconi, assicurandogli che nessun magistrato l'avrebbe potuto interrogare a riguardo. Cosa che in effetti avvenne almeno fino al 2008. Stando alle dichiarazioni rese da Ciancimino anche all'interno dei servizi segreti vi erano due correnti di pensiero, mentre al momento non sono stati effettuati riscontri riguardo ad un altro agente operativo tra gli anni 80 e 90, detto il “mostro” che potrebbe aver avuto un ruolo persino nella sparizione dell'agenda rossa di Borsellino. Durissime le reazioni del governo, che tramite le parole del coordinatore nazione del Pdl, Sandro Bondi bollano le dichiarazioni di Ciancimino come ondata di fango e calunnie tipicamente pre-elettorali.
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Il futuro di Termini Imerese

Rimane davvero poco margine per un futuro Fiat a Termini Imerese. Nonostante il ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola abbia comunque convocato un tavolo tecnico per il 5 marzo per mettere assieme sindacati, dirigenza del lingotto e governo, i margini di manovra restano pochi. Il governo aveva chiesto di aumentare la produzione di auto in Italia dagli attuali 650 mila a 900 mila macchine, ma la strategia di Marchionne è chiaramente rivolta al grande mercato americano. Spazio quindi a nuovi competitor, che troveranno a Termini Imerese una struttura industriale quantomeno avviata e con personale già qualificato. Poco favorevoli a lavorare per conto dell'Ikea, gli operai di Termini vedrebbero di buon occhio l'arrivo di una casa di produzione cinese, mentre continuano a farsi insistenti le voci riguardanti l'interesse dell'imprenditore siciliano Simone Cimino che guiderebbe una cordata di imprenditori italiani pronti a far partire la produzione di macchine elettriche. I veri motivi della chiusura di Termini però vengono fuori da un'inchiesta del Sole 24 Ore, che ha analizzato la situazione di Termini da un punto di vista strettamente economico: la mancanza di un indotto ben sviluppato, la necessità di importare lamierati, componentistica elettrica e persino i motori nel quadro di un sistema di trasporti malfunzionante rendono anti-redditizia la produzione Fiat a Termini. Ecco spiegati da dove vengono quei mille euro in più che ogni macchina prodotta a Termini viene a costare rispetto alle altre. Un altro dei progetti sul tavolo, concepito grazie ad uno studio approfondito di Unioncamere Sicilia ed il Censis, potrebbe presto guidare la riconversione dello stabilimento in centro sviluppo per tecnologie industriali, utile alla Sicilia ma anche all'innovazione delle altre fabbriche italiane.
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giovedì 28 gennaio 2010

Quello che non sapevamo del nucleare

La terza generazione delle centrali nucleari, quelle che per intenderci, saranno reimpiantate in Italia entro i prossimi 10 anni, non sono proprio il massimo della sicurezza. Scorie radioattive da piazzare in ambienti idonei per 10.000 anni, la nostra incapacità di gestire qualsiasi tipo di rifiuto e la ragionevole paura di incidenti hanno bloccato negli anni 80 lo sviluppo del programma atomico italiano. Ma si trattò solo di ondata emotiva proveniente da Chernobyl? O in effetti le centrali atomiche nel mondo non sono così sicure? Di seguito ecco l'elenco di tutti gli incidenti nucleari in giro per il mondo. Se si analizzano con attenzione gli ultimi due anni, i vicini della Francia sono stati alle prese con incidenti costanti, che costeranno al governo dell'Eliseo diversi miliardi di euro in costi di messa in sicurezza e bonifica delle aree. Un elenco che qualsiasi cittadino italiano dovrebbe leggere, prima di dare il proprio consenso all'installazione di questi impianti di morte.

martedì 19 gennaio 2010

Un colloquio tra Mannino e Falcone rivela come le stragi furono un'azione politica mediata anche dalla CIA

Calogero Mannino è stato, per l'ambiente cattolico, l'esponente politico che nella prima repubblica può essere accostato alla figura di Craxi per quanto riguarda la fine che ha fatto. Per molti due corrotti, sicuramente dei capri espiatori che hanno pagato politicamente il sistema diffuso di corruzione su cui si è retta la Prima Repubblica. All'indomani dell'assoluzione in Cassazione, Calogero Mannino ha deciso di rimettere al centro dell'attenzione una vecchia questione che fa maggiore chiarezza su alcuni fatti già in parte emersi nel marzo scorso. Mannino riferisce di un suo colloquio nei primi anni '90 con Falcone che si diceva molto preoccupato riguardo l'ingerenza dei servizi segreti americani nelle questioni italiane. In particolar modo, l'attenzione è focalizzata sul periodo in cui i grandi industriali italiani cedevano il passo al mondo della finanza, in politica si distruggevano i partiti storici e l'Europa iniziava a creare il mercato unico con Maastricht. L'osservazione di Falcone, riguardante il cambiamento radicale di strategia di Cosa Nostra, faceva luce sullo stretto legame esistente tra la mafia siciliana ed altre organizzazioni criminali operanti a livello europeo. Attraverso il mercato della droga Falcone intuì che il cambiamento di strategia nella cupola di Cosa Nostra poteva avere uno scopo prettamente politico. Mannino riferisce di aver condiviso questa confidenza fattagli dal giudice Falcone anche con due figure molto importanti della politica italiana, soprattutto all'indomani delle stragi: Giulio Andreotti, che fu ministro degli esteri per quasi tutti gli anni '80, favorendo la politica di avvicinamento al mondo arabo, e Francesco Cossiga, presidente della repubblica fino al 28 aprile del 1992. Al momento le nuove indagini sulle stragi di Capaci e Via D'amelio proseguono senza troppo clamore, anche se la svolta definitiva potrà arrivare soltanto quando Massimo Ciancimino deciderà di mostrare a tutti cosa contiene l'archivio di suo padre.



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martedì 12 gennaio 2010

Allarme tsunami al largo di Haiti


Attualmente il segnale di allarme è stato diramato anche per l'isola di Cuba, si attendono notizie. Il sisma principale, stimato di magnitudo 7, è scaturito a circa 10 km di profondità intorno alle 23 ore italiane.

Ecco una webcam del luogo

sabato 19 dicembre 2009

Piramide sopra il Cremlino: uno degli avvistamenti ufo più incredibili della storia

Difficilmente in questo caso si può parlare di missile o esercitazione militare. Forse, se di ufo non si tratta, siamo davanti al primo esperimento su larga scala di effetti olografici:

venerdì 18 dicembre 2009

Ecco come vanno in fumo i soldi del fondo straordinario

Con l'installazione il 18 dicembre (appena due settimane di vita garantite) delle luminarie per la città e dell'albero di natale gigantesco a Piazza Politeama vanno in fumo gli ultimi 300 mila euro destinati al fondo d'emergenza con cui si affrontano alluvioni, frane, crolli e altre calamità naturali. Dal consiglio comunale l'allarme era stato lanciato dal gruppo dell'opposizione, ma alla fine, come sempre in questa città, tutto è stato fatto in barba a qualsiasi logica. Il comune ha rilanciato l'aumento della TARSU nonostante una prima sentenza sfavorevole, la città è virtualmente paralizzata da una normativa sulle targhe alterne che ha già collezionato 800 multe in pochi giorni, con divieti irragionevoli e caotici. In più la crisi dell'AMIA continua a bruciare milioni di euro senza che il servizio venga minimamente garantito. Ecco perché tanta polizia attorno a piazza Politeama: il sindaco ha paura che qualcuno possa dare fuoco all'albero di natale con cui si potevano pagare un mese di stipendio ai dipendenti dell'AMIA, per esempio. Appuntamento quindi a domenica 20, quando a piazza Pretoria, davanti al comune, i cittadini porteranno sacchi verdi di spazzatura per erigere un degno albero di natale per Diego Cammarata

mercoledì 16 dicembre 2009

Gioacchino Genchi dichiara: posso incastrare Dell'Utri

Gioacchino Genchi, il superconsulente della polizia italiana, coinvolto nell'inchiesta Why Not? ha deciso di utilizzare i materiali raccolti in vent'anni di lavoro al fianco delle procure italiane, in particolar modo le registrazioni riguardanti i presunti contatti tra Dell'Utri ed i mafiosi, che organizzarono gli attentati degli anni 90 in America. Si attendono a questo punto nuove verità sui collegamenti tra i servizi segreti americani e quelli italiani prima e dopo le stragi

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martedì 15 dicembre 2009

Nuove dichiarazioni dei boss storici di Palermo sull'epoca delle stragi

Il successore dei Graviano a capo del mandamento di Brancaccio tra il 2005 ed il 2006, Fabrizio Iannolino, ha deciso di vuotare il sacco. Una storia interessante quella dell'odontotecnico do Termini, che da gestore di un bar vittima del racket si trasformò in carnefice. Grazie alla sua amicizia con Benedetto Graviano, il più piccolo dei fratelli che gestivano Brancaccio, riuscì a dettare le regole e le estorsioni nel territorio tra Termini Imerese, Trabia e Caccamo. Affiancato per un periodo dal boss storico, Liborio Pirrone, la sua immagine tratta da laprivatarepubblica.comfortuna finì con l'arresto anche dell'ultimo dei fratelli Graviano. Senza la sua protezione infatti, Bernardo Provenzano in persona ordinò un cambio al vertice che portò Antonino Teresi a gestire la cosca di Brancaccio. Anche Salvatore Grigoli, noto esponente del braccio armato di Brancaccio durante gli anni delle stragi, racconta la sua versione dei fatti. Grigoli conferma la volontà di farla pagare ai rappresentanti del PSI che li avevano traditi, e racconta come Bagarella in persona meditasse di uccidere il pentito Giuseppe Marchese, nonostante fosse suo cognato. Nei verbali di Grigoli non vengono citati i nomi dei referenti politici esterni, ma si parla dei suoi rapporti con Nino Mangano, braccio destro di Giuseppe Graviano, anello di collegamento con Bagarella. Grigoli racconta come anche lui conoscesse da anni un referente politico di cui però al momento preferisce non fare il nome. Grigoli parla anche di Matteo Messina Denaro, latitante nel trapanese come Spatuzza. Del superlatitante di Cosa Nostra, Salvatore Grigoli racconta di avergli fatto da autista nel 94 durante gli appuntamenti con Bagarella e di come sfuggì alla cattura a Milano, dove si sarebbe dovuto incontrare con Mangano e suo zio, decidendo di partire dalla stazione di Termini Imerese per poi sposarsi nel continente ed andare all'estero. Grigoli riferisce anche di uno sgarbo che Spatuzza fece nei suoi confronti, fregandosi dei soldi che Mangano aveva destinato a lui e di come Spatuzza iniziasse ad essere malvisto dagli altri a causa di una serie di sgarbi nella gestione degli affari. Nel frattempo è attesa per oggi una deposizione di Gianfranco Miccichè sul dichiarante Spatuzza.

Francesco Quartararo

lunedì 14 dicembre 2009

(L'in)sicurezza di Berlusconi

Non entrando direttamente nel merito del valore politico dell'aggressione (dato che tutti i politici sono ugualmente colpevoli di questo clima violento) è da notare l'efficienza del sistema di sicurezza approntato dal ministero degli Interni e dai Servizi Segreti, che curano la sicurezza del Presidente del Consiglio dal 29 aprile. Il ministro degli interni Maroni afferma di non aver nulla da rimproverare alle forze dell'ordine, che hanno brillantemente bloccato un gruppo organizzato di contestatori con tanto di bandiere del PDL. Peccato che il premier intanto risulti sfregiato, e che fortunatamente a colpirlo sia stata una statuetta lanciata da un uomo disturbato. Cosa sarebbe accaduto se un anonimo, sconosciuto alle forze dell'ordine, avesse avuto un'arma vera? Staremo ancora a Berlusconi feritoparlare dei successi del servizio d'ordine? Parleremo di clima di odio nella politica italiana, o di guerra civile? Per adesso si può parlare soltanto di estrema leggerezza del premier, che era stato informato della possibilità di eventuali attacchi da parte di squilibrati, prova ne sono le parole che ha detto al suo fidato Paolo Bonaiuti lo stesso giorno. Per quanto riguarda il discorso dei gruppi violenti su Facebook, la faccenda è molto semplice. Gruppi come Eliminiamo Berlusconi, Massimo Tartaglia...un eroe non possono essere cancellati. Motivo? Facebook può cancellare solo i gruppi che non rispettano le regole del suo servizio. Ecco perché ci sono ancora gruppi come Totò Riina...i fan! o uccidiamo Moccia!!!. Facebook è un social network libero e come tale non può essere fermato, a patto di oscurare l'intero sito di Facebook in Italia. La cosa più preoccupante riguarda piuttosto la sicurezza interna. Da almeno dieci anni i servizi segreti e le forze dell'ordine sanno che tutte le organizzazioni estremistiche in Italia hanno gli strumenti per riavviare una stagione simile a quella degli anni di piombo. Ci sono le persone, le strutture organizzative, le motivazioni. Quello che è sempre mancato è stato l'atto eclatante, il salto di qualità tanto temuto. L'aggressione di ieri dimostra come nessun politico italiano sia totalmente al sicuro. E se l'intelligence e le scorte falliscono, l'unico deterrente che può funzionare è il senso di civiltà degli italiani. Se riuscisse a prevalere il rispetto del diverso, della persona che vota diversamente, tifa diversamente, ha gusti sessuali diversi, prega diversamente, forse non ci si dovrebbe preoccupare nemmeno della sicurezza dei nostri politici. L'aggressione di ieri è un forte segnale di come potrebbero presto peggiorare ulteriormente le cose. Tocca allo stesso Silvio Berlusconi iniziare a stemperare i toni. Senza il suo dietrofront gli altri partiti non riusciranno a cambiare il modo di fare politica. Non farlo significherebbe portare l'Italia in una spirale di violenza peggiore di quella degli anni di piombo. Una violenza priva di scopo, senza un progetto politico, che colpisce con spietatezza e violenza insensata. Una violenza senza bandiere ed ideologie sarebbe anche difficile da individuare e sopprimere. Ecco perché occorre fermare il terreno fertile in cui comportamenti del genere possono crescere. E tutto questo, inevitabilmente, spetta alla sicurezza che Berlusconi ha nei suoi mezzi.

F.Q.
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giovedì 10 dicembre 2009

Fenomeno apparentemente inspiegabile in Norvegia scuote il mondo

Cominciamo dalla prova documentata:


Adesso proviamo insieme a vedere cosa può essere, vediamo che succede nei prossimi giorni:

1)Un ottimo lavoro di Photoshop o Flash Player
2)Il primo esperimento di scala mondiale di ologrammi programmati
3)Un buco nero in diretta (l'ipotesi teorica esiste, al CERN ci lavorano)
4)Un white-hole, previsto da Einstein, è l'esatto contrario del buco nero
5)Una frattura dello spazio tempo (dovrebbero presto accadere cose incredibili)
6)Un nuovo evento astronomico mai registrato prima (ma non era rimasta solo la materia oscura da studiare?)
7)Un segno celeste che precede un messaggio all'umanità
9)Una porta multidimensionale per l'arrivo di nuove creature nel nostro mondo (fantascienza?)
10)La più grossa macchia che abbia mai coperto un obiettivo fotografico

Speriamo almeno il CICAP dia una spiegazione

sabato 5 dicembre 2009

La Catturandi non conosce sosta

Qualcosa in Italia non quadra. Il secondo attacco allo Stato è stato lanciato solo ieri da Gaspare Spatuzza ed in attesa di sentire le dichiarazioni dei Graviano l'11 dicembre la Catturandi mette a segno due colpi semplicemente incredibili. Dopo la cattura recente di Raccuglia a Palermo il vuoto di potere era bene o male stato momentaneamente occupato da Giovanni Nicchi, giovane 28enne che per necessità si trovava a rappresentare la Cupola a Palermo. A lui Bernardo Provenzano aveva affidato il compito di riallacciare i contatti con i fuoriusciti americani. Contatti resi necessari dopo i colpi inferti all'establishment di Cosa Nostra. Fondamentali i documenti ritrovati a seguito della cattura di Domenico Raccuglia, che oltre alle armi ed ai contanti necessari per la sua latitanza portava con sé numerosi pizzini. Una volta conosciuto il meccanismo con cui comunicano i padrini è stato più facile decifrarli ed arrivare ad individuare i mittenti. Con la cattura di Nicchi si fa necessariamente più vicina la figura di Matteo Messina Denaro. Dovrà necessariamente occuaprsi anche degli affari a Palermo, cercando di curare gli affari al di fuori della sua zona di competenza oppure favorire l'ascesa di altre famiglie, magari al momento messe in immagine tratta da Repubblica.itsecondo piano. Come quella del boss storico dell'Acquasanta Gaetano Fidanzati, arrestato oggi pomeriggio a Milano in via Marghera. A lui si erano rivolti i boss subito dopo l'uscita del carcere, dopo una vita passata ad organizzare i traffici di droga. Una situazione che al momento fa esultare il ministro degli Interni Maroni, che sembra lanciare più di un'indicazione riguardo la chiusura delal rete su Matteo Messina Denaro. Il controllo capillare effettuato nelle banche svizzere qualche settimana fa potrebbe infatti aver fatto luce sul tesoro nascosto di Messina Denaro, che tra i tanti preziosi voleva inserire nella sua collezione privata il Satiro Danzante, colpo andato in fumo per pura casualità. Il colpo inferto dallo Stato è durissimo, e l'attenzione è puntata ancora più di prima all'11 dicembre prossimo. Cosa accadrà quando i boss Graviano, probabilmente mossi da una regia già curata nei dettagli per lanciare un attacco nuovo e frontale allo Stato, si accorgeranno che la guerra alla mafia sta subendo una brusca accellerata?

Francesco Quartararo

La nuova guerra di mafia

Le dichiarazioni di ieri del pentito Gaspare Spatuzza, detto "u tignusu", ex reggente del braccio armato di Brancaccio dopo l'arresto dei fratelli Graviano, segna un nuovo atto della strategia mafiosa. Ascoltando in diretta le dichiarazioni di Spatuzza, la sezione che si occupava del lato "economico" nel quartiere Brancaccio era la famiglia Tagliavia, che nella complessa vicenda Dell'Utri sarebbe stata naturalmente coinvolta. Ma l'ordine di far agire Spatuzza, a detta del pentito, arrivò dal carcere (!) per mezzo di Piero Romano. Insomma, non era una questione di soldi, era una questione strategica. Spatuzza ieri ha dichiarato come quei crasti (cornuti) dei socialisti tra l'88 e l'89 fecero il pieno dei voti, quindi dovevano pagare. A far fuori Craxi ci pensò la magistratura, per Claudio Martelli invece, una persona che oggi spiega ai giovani la costituzione in tv (sulle reti Mediaset) si doveva procedere con l'eliminazione fisica. Un'altra irritualità nella dichiarazione di Spatuzza riguarda poi la sua autodichiarazione di aver fatto parte di un'associazione "terroristico-mafiosa chiamata Cosa Nostra". Come se un tirapiedi di Bin Laden dicesse di far parte di un'associazione terrostica islamica di nome Al Qaeda, ma con una sostanziale differenza. I capi non hanno mai detto di far parte di qualcosa che si chiamasse Cosa Nostra, figuriamoci poi paragonarsi ad associazione terroristica come le Brigate Rosse. Ma Spatuzza precisa agli avvocati che Cosa Nostra diventa associazione terroristica nel momento in cui sceglie la strada stragista, non vuole vivere parassitariamente sullo Stato, vuole entrare nello Stato, farsi suo interlocutore diretto. La mafia ha sempre osteggiato i pentiti, ne ha persino sciolto nell'acido i figli. Perché i Graviano invece lasciano parlare liberamente Spatuzza? Perché in realtà, per governare in Sicilia, e quindi avere i numeri per governare questo paese, con la mafia si deve scendere a patti. Si tratta di una realtà storica accertata nella Prima Repubblica e che potrebbe segnare il trapasso della Seconda. Non solo, ma finché avremo politici ricattabili per reati penali, concussione, concorso esterno in associazioni mafiose (o potremo dire ormai tranquillamente terroristiche) qualsiasi maggioranza di qualsiasi colore sarà in pericolo, e con essa la democrazia in Italia. Ma c'è qualcosa che non è ancora emerso in questa storia. Due dettagli molto interessanti risalenti all'aprile di quest'anno, quando a Palermo arrivavano i primi segnali di un ciclone in arrivo. Mentre si bisbigliava non solo di una riapertura dei processi sulla strage di Via D'amelio, di accordi tra la mafia ed il vaticano, la massoneria, lo stato ed i servizi segreti americani (l'incontro a Roma in via Veneto tra Graviano e Spatuzza nel '93 avvenne davanti l'ambasciata americana, come è facile riscontrare da un confronto tra le dichiarazioni di ieri ed una panoramica del bar in cui avvenne l'ncontro), accaddero due cose interessanti. A margine di un'indagine chiusasi nel nulla contro il cognato, Francesco Messineo, procuratore capo di Palermo, ammonì i giornalisti dicendo: Attenti, la mafia potrebbe usarvi come arma, e al posto di pallottole usare i fiumi di inchiostro per i propri scopi. Una riflessione che mi venne subito in mente quando il difensore di Dell'Utri ieri chiese a Spatuzza: come collega i piloni pubblicitari a Dell'Utri e quindi a Berlusconi? Risposta: in base a quello che ho letto sui giornali. C'è un altro particolare agghiacciante, che al momento sfugge ai più. I procuratori di Palermo e Caltanissetta, sempre in quel periodo (primavera 2009) interrogarono direttamente Totò Riina, che cripticamente disse: Falcone e Borsellino sono stati uccisi da uno dei vostri, andate a controllare. In queste parole può essere racchiusa una strategia militare e terroristica nuova e paralizzante. Innanzitutto occore ormai considerare questo. L'Italia è in guerra. In questo momento sulle nostre teste si sta combattendo una guerra in grado di distruggere lo Stato. Si tratta di una guerra anomala, perché i morti sono arrivati prima, ma il piano, se vogliamo, supera quello di qualsiasi brigatista. Immaginate di voler far diventare la mafia un concorrente dello Stato, avete fatto fuori i nemici più irriducibili (Falcone e Borsellino), avete già trovato un gruppo di persone che prenderanno in mano il paese e vi danno garanzie (in questo caso Forza Italia, creata da un cavallo vincente, imprenditore di successo, creatore della tv privata, presidente di una squadra di calcio a cui, per un paio d'anni, ha fatto da stalliere Vittorio Mangano, capo della famiglia mafiosa di Porta Nuova). Poi il vostro cavallo vincente si imbizzarrisce, si vuole smarcare, rinnegare i patti fatti. Come la si può far pagare? Scatenandogli contro i giudici ed i pentiti, usando i mezzi dello Stato. Divide et impera dicevano gli antichi romani, falli scannare come cani e poi pigliati l'osso si direbbe oggi. Giornalisti che si scatenano contro il presidente del consiglio, giornalisti che si scatenano contro i magistrati, politici che attaccano i magistrati e magistrati che vogliono distruggere i politici. Se questo progetto fosse stato scritto su un volantino delle Brigate Rosse forse ci sarebbe stata più lungimiranza. Ma la realtà dei fatti è che in questo momento il terrorismo di mafia ha già vinto. Forse il Presidente della Repubblica ha davvero ragione. Abbassare i toni e trovare i motivi d'unione può essere l'inizio di una nuova forma di resistenza. Ma per arrivare a questo è giusto che ogni italiano sappia la verità, e che inizi a schierarsi. O con la democrazia o con i terroristi, di qualsiasi colore.

La Macchia 1986

martedì 1 dicembre 2009

Fini si confida con un amico: Berlusconi è finito

Ma non solo. Durante il dialogo Fini parla di alcuni particolari non ancora noti sulle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, che vedrebbero coinvolto l'attuale presidente del Csm Nicola Mancino, ai tempi Ministro dell'Interno. Ecco il video:


venerdì 27 novembre 2009

How Berlusconi's fortune is crashing

I write in English cause I want to extend what Sicily knows from 1993 and now magistrates are ready-to-explain: Silvio Berlusconi became a important entrepenuer thanks to mafia. Expecially, the family of Brancaccio, where starts the success of Forza Italia's party, thanks to Marcello Dell'Utri. This is the story: mafia attacks the state with the assassinations of Falcone and Borsellino, but attacks also massonery with the Gergofili's bombs and Vatican with a bomb placed in the principal church in Rome, causing the invective of Giovanni Paolo II in Agrigento, during the 1993. Now, an exponent of mafia's family of Porta Nuova, Mangano, become the personal stableman of Berlusconi and Marcello Dell'Utri starts to publicize Forza Italia's party with ads in mafia's controlled zone. Brancaccio's family gets the permission to public ads and gets vote in favour of Forza Italia's party. Then Mangano, protected by Berlusconi, come back in Sicily to continue business with Porta Nuova's "famigghia". After the Capaci and via d'Amelio's carnage, secret services, members of carabinieri and politician starts to conctat mafia's chiefs to concordate a pact. This pact, called "papello", includes a series of promises to minimize processes against mafia's boys and to not finger mafia's assets. But this type of request doesn't be respected by Berlusconi and their friends. The second most important charge of Italian Republic, owned by Renato Schifani, elected The papelloin Berlusconi's government, starts its career defending mafia's exponent to keep hand on a palace in Piazza Leoni. The same palace where was living Giovanni Brusca, the man who push the button that activeted the bomb that kills Falcone and his crew, the same palace where starts out the car that explodes in via d'Amelio, killing Borsellino. Gaspare Spatuzza, one of the most important mafia's chief of Brancaccio, starts to declare to magistrates all about the Berlusconi's affairs. Officially, all declarations are expected in 4th of December, but something is just known. Another important person, Massimo Ciancimino, the son of mafia's mayor of Palermo, Vito Ciancimino, presents the papello to Palermo's and Caltanissetta magistrates, the same magistrates who investigate for Capaci and via d'Amelio's carnages. The economic empire starts with two important steps: during the first step Berlusconi and his family create Milano 2, in the second step he stoles the property of Mondadori, the most important publishing chain in Italy with a tow to advocate Mills, that materially starts the take-over. After that Berlusconi creates the private television broadcasting in Italy with Fedele Confalonieri, but many troubles came to surface. To preserve Fininvest, (actually Mediaset group) and the relative ads agency Publitalia 80, Berlusconi chooses to became a politician. During the 1994 the political situation in Italy is changing fast, so he choose to agree to "papello" and starts its political fortune. There is something else to knowing about Gaspare Spatuzza. The Brancaccio's boss was arrested in 1997, but starts to cooperate with magistrates during the 2008. Why? Attilio Bolzoni and Giuseppe D'Avanzo, two really know-well mafia's rules journalist, thinking that the actually Brancaccio's family say ok to Spatuzza. And then Spatuzza is presentig the bill to Berlusconi, that starts its fourth government during the 2008. Most of all are truly saying, what did you expect to put off Berlusconi? Why isn't he in jail? Because during 14 years he declares a lot of ad.personam laws: if there is the legictim suspect that a judge is partially, a defendant could obtain to change judge or court, crime of false accounting is decriminalized. Berlusconi's theory is summarized on what his advocate, Nicolo Ghedini, says to Corte Costituzionale, the most important court of justice in Italy that declares the last ad-personam-law unconstitutional: "the law is equal for everybody, but not its application". The last and probably the worst ad personam law is ready-to. With the excuse of rapid processes Berlusconi wants to delete all process against him and his society and decriminalize external competition with the mafia. I choose to write everything because i want to declare who really is Berlusconi: not a folk prime minister, but the new Macchiavelli's prince that wants to destroy the Italian Republic.

Francesco Quartararo
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Bloccato lo scudo spaziale NATO in Sicilia

Il comune di Niscemi blocca il progetto di installazione delle nuove antenne previste nella base militare NATO per incompatibilità ambientali. Il progetto statunitense prevedeva infatti l'installazione di potenti antenne in grado di emettere microonde utili per l'implementazione del progetto dello scudo spaziale di difesa contro missili intercontinentali. La decisione presa dal comune blocca così il primo ok dato dall'Assessorato regionale Territorio e Ambiente.

lunedì 16 novembre 2009

Arrestato l'attuale numero due di Cosa Nostra Domenico Raccuglia

La morsa su Domenico Raccuglia si era cominciata a stringere proprio l'anno scorso di questi tempi, in seguito all'arresto di Francesca Adamo, 44enne avvocato attiva, per usare un termine tipico dei brigatisti o dei terroristi islamici, al tribunale di Palermo per conto dei capimafia trapanesi. In seguito all'arresto, avvenuto il 27 ottobre del 2008, fini in carcere il boss Melodia e la sua banda di allegri sabotatori che avevano letteralmente manipolato gli affari edilizi ad Alcamo tra il 2006 ed il 2008, con la complicità del consigliere provinciale dell'UDC Pietro Pellerito. Ma chi è esattamente Domenico Raccuglia? All'indomani dell'arresto di Provenzano e la smobilitazione del clan Lo Piccolo, una piccola pattuglia di americani erano rientrati nell'orbita della cupola di Cosa Nostra. Per intenderci, per americani si intendono tutte quelle famiglie mafiose che emigrarono in America dopo la scalata al potere di Riina e soci ai vertici della mafia siciliana. Con l'approvazione di Provenzano e l'accorato appello del boss Lo Piccolo (qua ci tolgono pure i chiodi dal muro, non è rimasto più nessuno scriveva il boss nei suoi pizzini...) rientrarono pacificamente alcune famiglie molto note a Palermo e dintorni. Un episodio è cruciale per capire le vicissitudini della mafia in Sicilia. L'omicidio del boss di Borgetto, Antonino Giambrone, avvenuto nel 2007. Giambrone faceva il gommista nel paese, si sentiva le spalle coperte dai Lo Piccolo e dagli amici americani che conosceva, ma fu fatto fuori per ordine del capomafia di Altofonte, Raccuglia, che voleva dire la sua nella spartizione di Palermo. L'arresto di Lo Piccolo quattro giorni dopo mise la parola fine ad una piccola guerra di mafia mai scoppiata, che permise a Raccuglia di allungare le mani non solo su Palermo, ma anche sul feudo storico di Corleone. Tramite la collaborazione dei Fardazza ed il mini-racket delle vacche locali, si è registrato uno spostamento contiguo di interessi di altro tipo da Partinico verso Corleone, sotto gli occhi di Salvatore Riina jr, il figlio del superboss che non ha avuto il tempo di prendere lo scettro del padre. A questo punto gli inquirenti cercano di ricomporre il puzzle, ed un aiuto insperato arriva da oltreoceano, dalla DEA. Come pubblica anche Le Monde, Matteo Messina Denaro, Domenico Raccuglia e Giovanni Nicchi, con l'intercessione di Giovanni Brusca, l'uomo che azionò il detonatore nella strage di Capaci, sfilano di fronte a Frank Calì, boss della mafia americana per ritornare in Sicilia ed avviare una nuova trance di affari. Principalmente sui parchi eolici e le energie rinnovabili, che nel trapanese attraggono grossi investimenti, e sul traffico di droga colombiana che viene gestito in cooperazione con la mafia russa. Il trapanese garantisce una latitanza tranquilla, grazie ad ambienti politici altamente corrotti e dalla diffusione di frange indipendenti della massoneria. Raccuglia si ritrova nel 2008 ad essere il principale socio ed antagonista di Messina Denaro, il nuovo presunto reggente della cupola. Ma Raccuglia ha un grosso vantaggio: a Palermo manca un uomo di peso in grado di gestire la situazione, ed il posto lasciato vuoto da Provenzano spetta ormai di diritto a lui. Negli ambienti della Direzione Investigativa Antimafia si vocifera che il vero capo dei capi sia ormai Raccuglia, dato che Messina Denaro potrebbe non cercare di allargare la sua zona di influenza per essere certo di avere le giuste coperture. La caccia all'uomo insomma si biforca in queste due direzioni: da un lato si cerca di capire chi tiene il posto lasciato vacante da Provenzano e dai Lo Piccolo, dall'altro si cerca di incastrare Messina Denaro ricostruendo il suo patrimonio. Nel frattempo a ridosso di pasqua 2009 arriva una notizia bomba che viene affossata: Domenico Raccuglia è nel monastero bizantino di Piana degli Albanesi. Parte la caccia all'uomo con due elicotteri ed una serie di auto dei carabinieri che circondano la zona mentre altri in borghese perlustrano i lunghi cunicoli del monastero. Tra pochi frati e molte gallerie i carabinieri non riescono a trovare Raccuglia, inghiottito dal nulla. Rabbia e sconforto portano gli inquirenti a trincerarsi dietro un muro di no comment. Il rischio è quello di aver buttato all'aria anni di appostamenti ed aver compromesso l'unità investigativa. Ecco perché quando lo hanno preso alle 17,30 nel paese di Calatafimi in via Cabbasino la Catturandi ha festeggiato così tanto. Con lui se ne va un altro pezzo da novanta della mafia siciliana, e con lui molti altri cadranno a breve, grazie ai numerosi pizzini recuperati nel suo covo. Una pista che potrebbe portare anche al famigerato Matteo Messina Denaro.

Francesco Quartararo

domenica 15 novembre 2009

Com'era il mondo appena 20 anni fa

Si sono chiuse le celebrazioni a Berlino per il ventennale di un evento che simboleggiò la fine di un'epoca e l'inizio del mondo multipolare in cui viviamo. Un mondo in cui esistono ancora molti muri da abbattere, da quello che divide Israele dalla Cisgiordania fino a quello tra le due Coree, o il confine militarizzato di India e Pakistan e quello tra USA e Messico. Per ricordare alla mia generazione cosa può significare un muro che divide due popoli, ecco il documentario celebrativo di Repubblica.it:


martedì 10 novembre 2009

Le priorità in Italia

tratto da iodellavitanonhocapitouncazzo.wordpress.com

Facciamo un piccolo gioco mediatico. Chiudiamo gli occhi e per un attimo facciamo noi la scaletta di un ipotetico giornale o telegiornale. Buttiamo nel cestino storie di trans e puttane che fanno vendere tanto, mettiamo di lato le notizie su l'influenza A che fa meno vittime del raffreddore e parliamo di questioni in sospeso: questa estate un treno merci ha distrutto Viareggio, tante belle parole, concerti a suffragio delle vittime e un generico moto di indignazione, che è durato lo spazio di un bagno in spiaggia. Ed ora, cosa è successo? La ricostruzione è partita? Non si sa. Andiamo avanti. A l'Aquila le tendopoli vengono smantellate e numerosi eventi internazionali daranno ancora spazio a quei luoghi colpiti dal sisma. Perfetto, mettiamo il tutto in scaletta. Andiamo avanti. La stagione delle piogge è appena cominciata, i morti di Messina sono un pallido ricordo mentre manca ancora un piano regionale che eviti nuovamente disastri del genere. Ed è di oggi la notizia di una frana ad Ischia, l'ultima delle stragi italiani annunciate che conta già almeno una vittima. Una disgrazia che in ogni momento può colpire il 73% dei comuni italiani. Altro che pacchetto sicurezza o revisione dei processi. Se ad ogni scroscio di pioggia ci può arrivare un fiume di fango pronto a seppellire le nostre case e tutte le nostre belle speranze, che ce ne frega dei miliardi di euro sbloccati dal Cipe per il Ponte sullo Stretto? Per mettere in sicurezza il nostro territorio andrebbero spesi miliardi di euro, oppure cercare di fare una monumentale operazione di rimboscamento, per cercare di contenere le frane causate da piogge non più eccezionali, perché il clima è cambiato, e di questo, ce ne accorgiamo senza bisogno di studi scientifici. Poi in scaletta mettiamo un piccolo reportage sui lavoratori precari, che per continuare a lavorare nelle aziende devono aprirsi una partita IVA, sgravando all'azienda costi fiscali che vanno a carico del lavoratore dipendente. Che ovviamente continua a lavorare in nero, senza diritto di malattia o copertura assicurativa. Visto? Improvvisamente un giornale o un telegiornale pieno di stronzate si riempe di argomenti che fanno pensare e che possono smuovere le persone a chiedere serietà ai propri governanti.

F.Q.

Ecco chi è l'uomo dei sogni


L'abbiamo visto ovunque. Molti nei telegiornali, qualcuno ne ha sentito parlare distrattamente da qualche amico, molti giurano di averlo sognato. Un caso internazionale, quello di un uomo che troppi sognano senza alcun apparente motivo. La storia ufficiale parla di un paziente di uno psichiatra newyorkese che sogna ricorrentemente una persona che gli parla, la disegna e la consegna al suo medico. Lo psichiatra, dimentica il disegno sulla sua scrivania ed il foglio viene notato da un altro paziente, che confessa di sognare ogni notte quell'uomo. Lo psichiatra si incuriosisce, pensa di essere di fronte ad un archetipo junghiano e sottopone il disegno ai suoi colleghi. Che confermano come quel volto è lo stesso che è stato descritto da molti altri pazienti in tutti gli Stati Uniti. Ma la storia non finisce qui, altre persone in tutto il mondo affermano di sognare l'uomo, che addirittura parla ad alcuni sognatori dandogli consigli sul futuro. La notizia arriva sui giornali ed i media di tutto il mondo, c'è curiosità su questo volto così insignificante e comunemente brutto. Ma ecco la sorpresa. La storia ed il volto sono stati creati in Italia da un gruppo di guerrigliamarketing.it che vanta tra i suoi clienti la Fox TV, 01 Distribution, MTV ed altri canali di infotaiment, quella commistione che da almeno 10 anni unisce l'informazione all'intrattenimento. Il volto della bufala planetaria è quello degli stessi autori sotto il consorzio "Luther Blisset" che scrissero Q., un romanzo che ho avuto la fortuna di leggere grazie all'acuto consiglio del mio professore di filosofia. Luther Blisset che morì lasciando spazio al gruppo Wu Ming e Wu Ming2, mentre altri hanno poi fondato e portato avanti un nuovo modo di marketing virale, ovvero un gruppo che si occupasse di sfruttare le pieghe del mondo dell'informazione e della pubblicità per metterlo alla prova e guadagnare qualcosa. Una prova riuscita, che dimostra ancora una volta la potenza della Rete e della irrefrenabile voglia di spiegare ciò che non riusciamo a capire con il ricorso all'elemento magico o irrazionale. A proposito, questa storia l'ho letta qui, ma se volete togliervi la curiosità, chiedete ai figli di Luther Blisset.

Francesco Quartararo
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