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martedì 24 giugno 2008

La strategia della FIGC per far tornare Lippi

Un copione scritto ai margini della vittoria di Berlino. Guido Rossi viene estromesso dopo aver traghettato la Federcalcio italiana fuori da uno dei momenti di crisi peggiore della sua storia, Marcello Lippi tiene fede alle parole pronunciate all'inizio del mondiale 2006, quando la stampa voleva farlo fuori per il presunto coinvolgimento del figlio nella vicenda di Calciopoli e i suoi collegamenti con Luciano Moggi ai tempi della Juventus. Un unico grande vincitore, Lippi, che a testa alta mantiene fede alle sue parole portandosi in dote una vittoria storica perché inattesa e quasi impossibile in un ambiente simile ad un campo di guerra in Afghanistan. Il nuovo assetto della FIGC decide quindi di puntare su un professionista serio, che non faccia troppo rumore per potergli consegnare la gestione della nazionale in vista dell'europeo 2008, notoriamente sotto stimato rispetto al mondiale. La scelta è ardua, sulla piazza sono disponibili allenatori importanti e con un forte carisma: Capello, Ancelotti, Zaccheroni, Gentile, Tardelli, Ranieri. Albertini propone il nome di Donadoni, suo amico al Milan, reduce da un esonero inspiegabile dal Livorno ai tempi in zona Champions League. Ecco quindi l'uomo giusto al momento giusto. Un professionista serio che non dovrebbe fare troppo rumore visto il suo breve curriculum da allenatore. Nobile la farsa del rinnovo contrattuale prima della trasferta in Svizzera ed in Austria, in cui Donadoni afferma che nel caso in cui l'avventura dovesse andare male si sarebbe fatto da parte. Bilancio finale: peggiore sconfitta di sempre in un esordio ufficiale, sterilità offensiva dei nostri attacanti mai andati a segno, stabilità difensiva ritrovata in extremis con l'investitura di Chiellini come degno erede di Cannavaro, impossibilità di costruire gioco senza Pirlo. Ecco quindi la possibilità di ripagare Lippi per il prestigio ridato al calcio italiano e mantenere la sua integrità morale. Per Donadoni pronta la panchina del Monaco, acquistato a prezzo stracciato proprio da quello Spinelli che lo aveva misteriosamente licenziato anni fà. Tutti contenti quindi, o quasi. Abbiamo scoperto con un brivido di non avere avuto un ricambio generazionale adeguato a mantenere la nsotra proverbiale integrità difensiva. Chiellini, Grosso e Panucci hanno bisogno di compagni in forma, Cannavaro è mancato troppo. Il centrocampo avrà bisogno della maturazione definitiva di De Rossi ed Aquilani, apparsi a tratti acerbi. Cassano deve avere più spazio mentre si attende l'arrivo di Amauri in nazionale per dare finalmente all'Italia un degno sostituto di Toni, apparso bloccato e sfortunato, dato che un gol l'aveva pure segnato in posizione regolare. Parecchio lavoro per Marcello Lippi, atteso al timone della Nazionale tra giovedì e venerdì.
Francesco Quartararo
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sabato 14 giugno 2008

Il diritto degli irlandesi di affossare il Trattato di Lisbona

L'Irlanda arricchita grazie all'Unione Europea sbatte la porta in faccia alla stessa Europa che presenta il conto. Una storia che può apparire ingiusta, frutto di ignoranza ed irriconoscenza, ma che dimostra tra le righe la debolezza di un'unione di stati fatta più di banchietratto da la stampa.itri che di cittadini. Nato dalle ceneri del precedente testo costituzionale, dopo estenuanti trattative con Polonia e Regno Unito, il Trattato di Lisbona permetterebbe la costituzione di un esercito comunitario permanente e la presenza di un unico portavoce dei 25 stati membri di fronte controversie internazionali. Il primo passo insomma per creare una federazione di stati paragonabile come struttura agli USA ma con storia, identità culturali e situazioni economiche molto più complesse. Popoli che portano con sé culture millenarie, hanno conosciuto momenti di divisioni laceranti nel corso dei secoli, l'ultimo dei quali è costato al mondo milioni di morti durante la Seconda Guerra Mondiale. Un referendum europeo sulla Costituzione Europea rappresenterebbe una soluzione molto più democratica di quella prospettata da Barroso o da Napolitano. Le elezioni europee ad esempio possono rappresentare l'occasione unica ed irripetibile per far votare ai 450 milioni di cittadini dell'Unione Europea il proprio destino, creando così le condizioni ideali per conoscere l'eventuale carta costituzionale ed assumere un'identità comune, non più solo italiani, portoghesi, tedeschi, francesi o rumeni ma europei nella comune identità nazionale. Un'Europa unita sarebbe in grado di mettere sul tavolo soluzioni importanti e definitive ai problemi del vicino Medio Oriente e dei paesi arabi in generali, data la prossimità geogrtratto da ilsole24ore.comafica ma soprattutto storica, economica e culturale. Un'Europa a voce unica avrebbe un peso maggiore sia nel consiglio di sicurezza dell'ONU che all'interno della NATO. Non più alleati ostaggi dell'amico USA ma patner forti e autonomi degli USA, liberi di dialogare con la Cina ed i paesi arabi senza posizioni dettate da Washington. Come leggere l'ultima visita di Bush in Europa, proprio in contemporanea con questa sonora bocciatura del processo di unificazione europea? Un'Europa debole, lacerata e a più voci è più gestibile per l'amministrazione USA. Lo si è visto nella richiesta di una posizione più dura nei confronti dell'Iran e dagli zerbini preparati dal governo italiano e francese nell'accogliere le istanze dell'alleato americano, anche a costo di mandare all'aria le posizioni assunte comunemente da 25 stati sovrani a Bruxelles. Un no, quello irlandese, che sembra essere paradossalmente la risposta più democratica ad un processo di unificazione europea auspicabile ma necessario più ai banchieri che ai cittadini del vecchio continente.

F.Q.

La rincorsa alla Casa Bianca, parte ottava

Dopo quattro mesi dallo "Tsunami Tuesday" ed un fragoroso rumore mediatico, il partito democratratto da img.timeinc.nettico ha designato Barack Obama come avversario di John McCain alla poltrona più importante al mondo. Il prossimo presidente degli Stati Uniti promette il graduale disimpegno in Iraq e la soluzione del problema afghano ed iraniano, incassa il sì di Chavez ad un dialogo con gli stati sudamericani e riesce a tenersi inimicata la vicina Cuba di Raul Castro. In politica estera le posizioni dei due contendenti sono pressoché simili. In casa democratica Hillary Clinton invita i suoi potenziali elettori a dirottare i propri voti vertratto da bp3.blogger.comso il senatore colored, ma molti diffidano della ventata di estrema novità presentata da Obama. Ecco che John McCain può sperare nella paura degli americani di cambiare coraggiosamente rotta, mantenendosi come linea di continuità con la (disastrosa) amministrazione Bush. Non è ancora chiaro cosa intenda avere in cambio la coriacea senatrice in cambio, dato che Obama per ricucire gli strappi in casa democratica abbia promesso la vicepresidenza ad Edwards. Probabile un posto come ministro degli Esteri o un altro posto di rilievo in un'eventuale squadra di governo. Il Wall Street Journal ed altri osservatori sono sicuri della vittoria finale del giovane Obama. Da vedere quindi se la tattica dello scontro settimanale proposto da McCain possa logorare il giovane Obama o sfibrare la vecchia volpe repubblicana.
Francesco Quartararo

sabato 31 maggio 2008

L'Italia che merita i rifiuti

Nei libri di storia scritti dai nostri pronipoti si leggerà di come un popolo ricco e ingegnoso venne sommerso da una montagna di rifiuti e divenne sterile ed impotente a causa dei rifiuti radioattivi creati dalle centrali nucleari riaperte. Cosa potrebbe accadere al nostro paese che non è in grado di smaltire il proprio pattume se avesse a che fare con rifiuti tossici e radioattivi. A Chiaiano la popolazione è andata contro le forze dell'ordine solo perché guidata dai guaglioni mandati dalla camorra a controllare che parte del loro impero economico non venga toccato dallo Stato. Uno Stato di cui si sente nostalgia come un lontano parente, troppo indaffarato o troppo menefreghista per occuparsi dei problemi dei suoi cittadini, sempre presente a ora delle elezioni e poi pronto ad eclissarsi. Nella crisi dei rifiuti la camorra, imprenditori senza scrupoli e amministratori corrotti hanno trovato il modo di arricchirsi fottendo tutti gli altri che soffocano nella munnizza e non hanno la forza di reagire. Chi vuole cercare di fare qualcosa viene aggredito, bastonato, mandato via e deriso, un pò come accade in ogni vicenda di rilievo, piccola e grande, in questo dannato paese chiamato Italia. Una lezione, quella di Chiaiano, che è valida in tutta Italia da Nord a Sud. Qualche arraffone, pochissimi volenterosi e una moltitudine di ignavi compongono ormai la popolazione italiana, una popolazione destinata all'estinzione per la sua immobilità e il suo decisionismo pari a quello di un kamikaze giapponese. Un paese che è incapace di garantire sicurezza, civile ed ambientale, sceglie di basare la sua economia sul sistema energetico nucleare, con rifiuti 1000 volte più letali di quelli rilasciati dal carbone, dal petrolio o dal gas. L'unica differenza è che un paese che sceglie il nucleare al posto di energie rinnovabili e pulite (vento, sole, colza e capacità scientifiche non mancano certo) si condanna virtualmente alla morte certa. Altri paesi riescono a gestire l'impatto ambientale, ma immaginate cosa potrebbe accadere in un paese in cui i primi tecnici entrati a Chiaiano, dopo lotte e guerriglia urbana, già dichiarano la discarica non utilizzabile secondo i criteri dettati dall'Unione Europea. Una discarica voluta dallo Stato, ma inagibile ancora prima che venga attivata.


F.Q.

In arrivo nuovi leggi sull'editoria

Paolo Bonaiuti, vicepremier con delega all'editoria ha annunciato la preparazione di una legge quadro che sistemi definitivamente l'assetto editoriale italiano considerando anche la componente multimediale oggi esistente. Queste parole criptiche, date ai giornalisti nel corso di una conferenza stampa sembrano riferite ad una regolamentazione del far west selvaggio della libera opinione qual è la Rete Internet. Impossibile o quasi pensare alla fine dei finanziamenti statali per alcune grandi testate, il tutto equivarrebbe ad uccidere la stampa etratto da sviluppo.centrodiascolto.itditoriale italiana oppure (sorpresa) a trasferire testate storiche come l'Unità e altre tenuta in vita dai partiti esclusivamente sul web. Una soluzione fantascientifica per il nostro paese ma che darebbe un'accelerazione al processo di "trasloco" dalla carta riciclata ai byte presenti sul Web. Non resta che attendere la proposta di legge, sperando che essa non venga celata in un pacchetto di leggi da approvare in blocco evitando, di fatto, un dibattito parlamentare che decida il destino dell'editoria italiana. Resta ancora in sospeso la questione dell'FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) che non ha ancora rinnovato il contratto nazionale della categoria giornalistica e del quale sindacati e governo non hanno più parlato da almeno un anno e mezzo.


Francesco Quartararo

martedì 27 maggio 2008

Londra, what a city! Parte quarta


E poi la vedi: è lì nella sua maestosità…non sai bene se è grigia o è solo il colore del cielo che si riflette nel suo marmo.
La sua forma, quasi di tempio greco, ti anticipa che quello è un luogo sacro e che i “pellegrini”che vi si recano , avidi di bellezza o solo pieni di curiosità, non devono violare quel luogo con rumori troppo forti o trilli di telefonino.
Già, il telefonino: come il mio che trilla nella mia tasca annunciandomi ( secondo le regole, fin troppo forte) che Simona ci ha raggiunti.
Ma è solo un breve intermezzo in quella passeggiata che come abbiamo ironicamente detto ci sta facendo attraversare ben 5 secoli di storia dell’arte.
Un occhio veloce alla nostra guida: il tempo è tiranno ma io voglio vedere e osservare, sono avida di colori e di tele , di vedere da vicino i quadri che ho osservato solo sulla carta patinata dei libri di scuola.
Cominciamo a girare: per una visita appagante alla National Gallery bisogna puntare più sulla qualità che non sulla quantità.
Guardiamo i primi quadri e in quel turbinio di colori ci domandiamo se è normale trovare lì tutti quei tesori, da Antonello da Messina fino a Caravaggio.
Dopo avere visitato le prime cinque o sei sale la curiosità la fa da padrona e con il nostro accento molto-poco british chiediamo “sorry, where is the “Virgin of the Rocks”?”. Una signorina molto gentile ci rimanda al numero della sala.. ci avviciniamo sempre di più, passando per la Venere e Marte di Botticelli, il Battesimo di Cristo di Piero della Francesca, la sepoltura di Michelangelo, Bacco e Arianna di Tiziano.. e poi eccola lì: La Vergine delle rocce di Leonardo… guardarla da vicino fa quasi impressione.
In me affiorano echi della scuola superiore che hanno la voce della mia prof.ssa di storia dell’arte:
L'interpretazione ufficiale della "Vergine delle Rocce", è quella che identifica la figura di Gesù con quella del bambino posto in basso, nell'atto di benedire, e quella della figura del piccolo Giovanni Battista con il bimbo genuflesso abbracciato dalla Vergine. Ribaltando tale interpretazione, si potrebbe invece immaginare che la figura del Gesù possa essere quella posta in alto, accompagnata dall'amorevole gesto della Madonna, e che quella del bambino sottostante, benedicente, sia invece quella del Battista, quasi a volere prefigurare in questo gesto, l'atto futuro che il Battista avrebbe compiuto nei confronti del Cristo: il Battesimo. Quanta simbologia in questo gesto! Qui sembra che Leonardo, instancabile indagatore, sia voluto pervenire all'origine della scelta del Battista come Colui che un giorno avrebbe potuto compiere un atto talmente sacro, come quello di battezzare Gesù. Forse per questo ambienta tutto in una caverna, che ci ricorda l'origine dei tempi, e dunque l'origine della scelta. E forse è per questo che è presente, sullo fondo, l'elemento dell'acqua. Alla luce di questa possibile interpretazione osservando bene il dipinto “La Vergine delle Rocce”, la prima cosa a risaltare sarebbe il gesto affettuoso con il quale la Madre accosta il figlio al Battista mentre, con l'altra, si accinge a benedire il capo del Giovannino. È come se la Madonna si facesse da tramite, per trasferire la benedizione di Gesù al Battista, che ora a sua volta, può legittimamente osare di benedire il Bambino Gesù. Ma ecco che dal quadro emerge una figura, quella più adeguata a dare annunci, l'Angelo. L''Angelo si rivolge a noi spettatori, e ci indica quale è il figlio di Dio. Pare infatti volerci dire con il suo gesto: è Lui il Bambino divino.
E mi ritrovo inconsapevolmente a ringraziare la prof.ssa per quello che mi ha insegnato..
Proseguiamo per le sale e ci ritroviamo di fronte ai dipinti Cézanne, Vermeer, Velázquez, Degas, Monet, Rembrandt e Rubens.. quanta emozione nel vedere i quadri del padre del cubismo qui a non più di un metro dal mio viso.. Il pittore delle “ballerine” mi emoziona (forse anche per un motivo personale) e i quadri di Monet mi lasciano senza fiato, quasi in sospeso tra quelle pennellate di colore così approssimative ma così vere, autentiche.
Il puntinismo di Seurat mi cattura… Le dimensioni del suo quadro mi portano in quello stesso prati, accanto ai signori ben vestiti, ad osservare la scena e quella barchetta.
Renoir e le sue forme generose mi fanno sorridere ( sarà perché ho sempre pensato dopotutto di essere una delle sue “bagnanti” in carne -soprattutto quella- e ossa?).
Uno dei momenti topici è stato senz’altro trovarsi davanti ai miei amati “girasoli” di Van Gogh…è il primo vaso di girasoli che Van Gogh dipinse ad Arles, quando divideva casa con Paul Gaugin: quelle pennellate aggressive, che denotano tutta la follia e la lucidità del pittore olandese, mi catturano e per un paio di secondi mi rivolgo al giallo di questo quadro con curiosità: non è né troppo acceso ne è spento ma vibra di un intensità tutta sua e un po’ mi inquieta,
bene, è meglio andare avanti… osserviamo ancora qualche dipinto, nel frattempo un gentilissimo signore ci informa che lo zaino di Francesco è aperto e di controllare se manca qualcosa( e poi dicono che i londinesi sono sgarbati). Stiamo ancora cercando il Caravaggio: sappiamo che è in questa sala ma non sappiamo dove.. e poi qui la gaffe, che alla fin fine ci sta e ci fa ridere di gusto.
F: Quello è un Caravaggio?
C: No, non è lui..mi sa che è quello
F: Sbagliato.. è questo..
C: no, non vedi, è di un altro pittore..
F: questo non mi sembra proprio
C: nemmeno a me..
F: è lui!
La Cena in Emmaus di Caravaggio.. come abbiamo potuto confonderla!
Stavolta mi maledico e ringrazio che la prof. Di storia dell’arte all’Università mi abbia dato 30 e lode ma non legge i blog (per fortuna).
I due discepoli mostrano stupore, Cleofa si alza dalla sedia e mostra in primo piano il gomito piegato; Pietro vestito da pellegrino con la conchiglia sul petto, allarga le braccia con un gesto che mima simbolicamente la croce, e unisce la zona in ombra con quella dove cade la luce; anche il braccio di Cristo, proteso in avanti, dipinto in scorcio, da l'impressione di profondità spaziale; il quarto personaggio, l'oste, mostra uno stupore senza consapevolezza, non coglie il significato dell'episodio cui sta assistendo; il discepolo posto di spalle, infine, funge da espediente per coinvolgere più direttamente lo spettatore nella scena.Caravaggio da risalto al brano di natura morta sul tavolo, con i vari oggetti descritti con grande virtuosismo, unendo ancora una volta realismo e simbolismo in un linguaggio unico. La brocca di vetro e il bicchiere riflettono la luce, il pollo con le gambe stecchite è stato interpretato come simbolo della morte, l’uva bianca la resurrezione…Ma ciò che importa di più è che ci sentiamo letteralmente catturati dentro quel bellissimo dipinto, tridimensionalmente parte della scena.
Poi una voce interrompe questo momento di agape : uno degli addetti ci invita ad avviarci all’uscita perché la galleria chiude alle 18.
A malincuore lasciamo quel regno dorato alle nostre spalle, consapevoli che ci sarebbe voluto più tempo per assaporare a pieno ogni singolo colore, movimento del braccio di quelle figure fantastiche che popolano secoli e secoli di storia dell’arte.
Usciamo ed è il 26 Aprile 2008: fuori dalla galleria è una tipica giornata londinese, la gente si affolla sulla piazza e noi ci ritroviamo a pensare che i nostri piedi stanchi ( dopo ben 10 ore quasi ininterrotte di cammino) non potevano portarci in un posto migliore di Trafalgar, all’ombra della statua dell’impavido ammiraglio che portò la sua Inghilterra alla vittoria e alla gloria. Che però, traduntur, soffriva di mal di mare!


Londra, what a city! Parte terza


Pronti, partenza via. Ecco il tema della seconda giornata a Londra, quella più lunga e stancante, di gran lunga la più densa. Non c'è tempo per la doccia completa, i capelli rimangono bagnati e con i 12 gradi mattutini l'unica cosa che mi può salvare è un cappellino. Colazione al Caffè Nero, mitica catena in franchising di bar all'italiana, con vista su Liverpool Station. La prima tappa del nostro itinerario è verso la Tower of London, dove sono riposti i gioielli della corona. La Tube o i bus? Usiamo i bus! Deviazione in pieno centro per lavori di trasloco di qualche riccone. Panico? Quasi. Chiediamo informazioni a passanti e a operai al lavoro. Uno di questi ci indica la strada mentre ingurgita in maniera famelica il suo panino. Chiedergli "parla come mangi" in questo caso non è stato una buona idea. Dopo un giro sulla mappa alquanto tortuoso, tra grattacieli e chiesette tipo spada nella roccia, arriviamo alla cinta esterna delle mura che circondano la Torre di Londra. Tutti in fila per il biglietto, senza sgomitare. Una famiglia indiana mi guarda con un misto di commiserazione e simpatia, la camicia che indosso sembra uscita dalla lavanderia di fiducia di Jimi Hendrix, con i suoi colori psichedelici disegnati dallo stilista Jack "LSD" Fusion. Solo in terra straniera avrei potuto indossare una camicia presa d'occasione 8 anni fà in pieno centro storico a Palermo in un negozio afrikaans vicino Ballarò. Preso il biglietto all'ingresso una simpatica guardia vestita da yeoman (la middle class del medioevo da quelle parti) controlla gli zaini. Arrivato il mio turno ricordo di aver messo nel mio Lonsdale un phone, nel caso in cui fossi riuscito a trovare un bagno con una presa per asciugarmi i capelli messi a forza sotto il mio cappellino. Lo strano rigonfiamento insospettisce la guardia, probabilmente avrà pensato che quel tipo con quell'inglese dall'accento da extracomunitario era un pericoloso terrorista pronto a chissà quale strage: tirato fuori il phone non mi ha nemmeno guardato, mi ha dato una pacca sulla spalla dicendo: "next please". Il comico ingresso nella struttura proietta me e la mia girlfriend in un mondo fiabesco fatto di castelli, regine, guardie alabardate, prigionieri torturati e leggende locali. Come quella dei corvi allevati dallo staff di sua maestà, cresciuti e riveriti perché il futuro della monarchia in Inghilterra dipende dalla presenza dei neri e pasciuti corvi all'interno del castello. All'interno tra tante ricostruzioni storiche troviamo anche i panni stesi di chi vive lì dentro e si occupa di scortare i turisti, di controllare il museo storico delle armature del regno e di tutto ciò che si trova all'interno di questa enorme struttura. Armature e armi che vanno dal 1066 fino alla seconda guerra mondiale, con tanto di Guinness World Record: accanto alla mastodontica armatura da guerra di Enrico VIII, padre di Elisabetta I, noto per la creazione dell'anglicanesimo e la sua incapacità a generare un erede maschio, si trovavano l'armatura del guerriero più piccolo e di quello più grande che siano mai scesi su di un campo di battaglia: la prima armatura arrivava a malapena al mio ginocchio e la spada era lunga non più di 20 cm. La seconda armatura apparteneva ad un colosso di 2,10m, dalla notevole prestanza fisica in quanto le sue spalle ricoprivano una superficie pari ad un armadio a tre ante. Anche la sua spada era impressionante, circa 2m. Meraviglia delle meraviglie la sala dei gioielli della corona, mostrati prima in un percorso storiografico tramite foto e filmati dell'archivio reale e poi rapidamente mostrati su di un nastro semovente da cui scorgere le corone reali. Il colore della monarchia inglese è il viola, presente su tutti gli ornamenti. Per vedere i gioielli veri e propri si deve entrare in un'enorme cassaforte, al cui interno sono celate coppe d'oro massiccio per il vino, orologi in oro puro, coppe, piatti e ogni altra cosa immaginabile. Una curiosità: nella sala dove sono scritti i nomi dei re con affissi i relativi stemmi, si nota che dopo l'attuale regina Elisabetta II vi sono solo due posti liberi. Pausa pranzo con fish and chips, alla maniera dei muratori inglesi che nei secoli hanno prima costruito chiese e palazzi e negli ultimi anni i grattacieli. Un merluzzo intero, fresco, impanato e fritto. Il gusto è quello dei bastoncini Findus, ma la quantità è enorme. Con le patatine posso scegliere tra senape, mostarda, maionese e ketchup. Mischio un pò di maionese e ketchup tra la curiosità degli inservienti al fast food: eureka! Ho inventato la salsa rosa! Prossima tappa Tower Bridge, mentre i miei adduttori mi lanciano fitte dolorose ed il ginocchio della mia girlfriend scricchiola. Foto di rito e matrimonio indù in salsa bollywoodiana a cui assistiamo per caso. Ci trasciniamo via verso la Tube, per avviarci alla ricerca della mitica Temple Church. La troveremo dopo un lungo penare, chiusa per matrimonio. Mi riservo di descriverla al nostro secondo passaggio due giorni dopo. Lungo la strada scorgiamo da lontano la cattedrale di St. Paul, anche quella visitata solo due giorni dopo. Per puro caso troviamo invece The Bride Church, detta così perché cara alle neo spose, frequentata da John Locke e dedicata ai giornalisti. Entriamo in questa chiesa dalla struttura simile a quella di un cappello a punta, troviamo una targa lasciata da sua maestà Elisabetta II e da alcuni esponenti della cavalleria. Alla nostra sinistra degli scranni coperti di targhette dei giornalisti del Regno Unito, morti nella ricerca della verità giornalistica da offrire anche a costo della vita. Ogni giornale ha la sua targa, mentre tra i tanti nomi riconosciamo quello di Sir Reuters. Torneremo una seconda volta, facendo la preghiera del giornalista ed assistendo ad un emozionante concerto di archi e pianoforte. Un angolo di Londra immerso in una zona a fortissima presenza massonica, con circoli esclusivi segnalati dalle targhe lungo la strada e dai simboli che circondano i monumenti presenti sulla strada. Prossima tappa British Museum e Trafalgar Square, verso la National Gallery. Il viaggio sarà descritto dalla mia girlfriend, io posso solo dire che dopo tanta meraviglia le mie parole sono state: "I feel like a soup". La stanchezza prevalse sulla meraviglia.



Macchia 1986

sabato 17 maggio 2008

Londra, what a city! Seconda parte

Il tempo di posare i bagagli e darsi, silenziosamente, una rinfrescata, ed eccoci nella movida londinese. A bordo della Bmw di Ash, la nostra seconda guida, tifosissimo del Chelsea Football Club e collega della nostra padrona di casa... Giro per la zona di Notting Hill , la prima cena a Londra è al ristorante italiano della zona. Casarecce alla carbonara napoletana(?come le famose farfalle al pesto campane!) con antipasto di olive, olio e aceto balsamico. Secondo con mozzarella di bufala campana, very good, parma ham e San Pellegrino a go go. Il personale siculo-campano ha un'età compresa tra i 23 ed 47 anni, è indaffarato e chiede notizie di casa. Cosa dire? La munnizza non manca e il pizzo lo paghiamo, tranne rare eccezioni. Se ne sente quasi la mancanza a Londra, nessuna organizzazione criminale che ti ostacola quando ti apri un'attività o ti viene in mente di sfruttare al meglio una tua intuizione. Usciti dal ristorante i cinema offrono Speed Racer o una commedia con Cameron Diaz. Meglio andare ad un pub, sederci e bere qualcosa. A bere ci riusciamo, a sederci no. Un brulicare di italiani, spagnoli, indiani, sudafricani, inglesi, tajiki, russi e armeni, tutti a sentire musica house, con pezzi noti intervallati da beat pompati da due dj, un mojito preparato in mezz'ora e immagini di Andy Warhol da anziano che tiene in mano una tv senza antenna. Artistico, un minuto, magari due, poi come direbbe Cetto LaQualunque ti...alzi e cambi locale. Altro giro altra corsa, pub con vaso Ming di due metri con cocktail dai nomi sensuali ed esotici ma niente posti a sedere. Out of here, we have to sleep. Con gli occhi metà chiusi e meta stupefatti da questa enorme varietà di luoghi e situazioni ci corichiamo, aspettando l'alba del giorno più lungo, quello delle folli corse.
(continua)



Macchia 1986

giovedì 15 maggio 2008

Londra, what a city!

Un viaggio lungo cinque giorni, intenso, molto umido e interessante. Finalmente ho spiccato il volo (primo volo in assoluto) per Londra, capitale del mondo fino al 1800 che tiene botta ancora ai giorni nostri. Il volo di andata è durato circa tre ore, due per il piccolo jet lag tra Palermo e l'aeroporto di Stanstead, a circa 80 km da Londra, un aeroporto abbastanza grande in mezzo alla campagna inglese, adibito a luogo di partenza e arrivo per le compagnie low cost. Durante il volo si potevano distinguere le Alpi innse volete usare questa immagine, inserite 'tratte da frakua86.blogspot.com'evate, la Svizzera con i suoi laghi e la Francia con le sue belle centrali nucleari, una delle quali bene in vista non molto distante da un centro abitato. Sotto le nuvole che coprono il canale della Manica un reticolato enorme di agglomerati urbani, al cui interno affogano tre aeroporti, grattacieli e campi di calcio da Premier League. Inutile sperare di poter vedere Chelsea-Manchester United, i biglietti sono spariti, mentre il giorno della partenza Londra sarà impazzita per la semifinale di ritorno Chelsea-Liverpool. Appena atterrati due cose fanno capire la differenza tra Italia e United Kingdom: niente applausi all'atterraggio e la temperatura autunnale mista all'odore dell'erba di campagna. Arrivati allo Stantstead Express, la linea metropolitana che collega l'aeroporto alla city la differenza con la caffettiera che mi ha portato in compagnia della mia girlfriend a Punta Raisi è evidente. Appena messi in moto altro tratto distintivo dei treni inglesi: un silenzio tremendo, sembra quasi di stare in una biblioteca...Ti aspetti di vese volete usare questa immagine, inserite 'tratte da frakua86.blogspot.com'dere da un momento all'altro Harry Potter che ti offre uno snack, ma per fortuna al suo posto un dipendente delle Royal Railway passa con il suo carrello assortito. Alla Liverpool Station ti sembra di essere arrivato in una megalopoli, con la sua architettura ottocentesca ma con treni ultramoderni, negozi, bar e ristoranti per tutte le etnie. Neanche il tempo di scendere e sui mega schermi vedi che Amy Winehouse si è spippata di droga ed è stata arrestata all'uscita di un pub della zona bene. Poi vedi che a Londra è tempo di elezioni, ma al posto dei nostri bei manifesti che insudiciano ogni angolo libero di strada tutto sui megaschermi. All'uscita dalla stazione, per evitare di essere falciati, scrivono sui marciapiedi di guardare dal lato in cui arrivano le macchine. Niente di strano se non fosse che i sensi di marcia sono al contrario rispetto al resto d'Europa. Così se l'istinto ti dice di guardare alla tua destra, la scritta a terra ti indica con la freccia LOOK LEFT (If you don't want to die, verrebbe da scrivergli). Si passa con il rosso o con il verde, l'importante è fare di fretta. Già perché solo i turisti hanno un passo più lento e noi il primo giorno siamo rallentati da 40 kg di valigie. Persino sulle scale mobili rischi di essere falciato, keep the right! La sinistra è per chi deve correre.

(fine prima parte)



Macchia 1986

Google boccia la mozione anticensura

La notizia è di due giorni fà ed in vista delle olimpiadi di Pechino non è certo irrilevante. La mozione proposta da alcuni azionisti limitava l'uso della censura tramite l'uso del motore di ricerca di Google oltre che l'istituzione di una Commissione permanente per i diritti umani anche online. Proposta tratto da scibiz.itrespinta su suggerimento del cda di Google, rieletto in blocco ma con l'importante astensione del co-fondatore del colosso di Mountain View, il russo Sergey Brin. Stando alle sue dichiarazioni la mozione era giusta nei principi, ma scorretta nella forma. Un no con riserva insomma. Vittoria quindi della concretezza aziendale, a scapito della lealtà di principio agli internauti. La Cina, alle prese con una crisi umanitaria a meno di 90 giorni dall'olimpiade casalinga, ha già annunciato che non concederà alcuna deroga alla censura durante la presenza delle squadre olimpiche sul suo territorio. Bocche cucite quindi riguardo tutto ciò che non riguarderà le competizioni sportive e l'efficienza del regime nell'organizzarle. Una situazione simile alle olimpiadi di Berlino del 1933, con boicottaggi parziali e non di paragonabili a quelli operati contro le olimpiadi di Mosca dal blocco filo-americano. Google garantisce la resistenza della Grande Muraglia virtuale, in attesa di sviluppi futuri nella rincorsa tra diritti umani e benefici aziendali


F.Q.

venerdì 9 maggio 2008

Il quarto governo Berlusconi al completo



Si chiude definitivamente la fase di transizione che ha portato l'Italia alla paralisi parlamentare da febbraio, dopo ben 26 giorni dal risultato delle urne la squadra di Governo è pronta, dopo le lungaggini ormai nocive al nostro sistema. Tempi record quindi per la squadra dei ministri concordata con il Presidente della Repubblica Napolitano, che probabilmente dopo aver letto la lista di 21 ministri complessivi avrà detto a Berlusconi: <<io vedo scritto 21 ministri, non 12>>
Scherzi a parte la tanto auspicata semplificazione governativa è alquanto riduttiva. La differenza sottile è tra i ministeri con portafoglio e quelli senza. Meno numerosi che in passato, Berlusconi ha dovuto inventarsi un Ministero per le Riforme Federali ed uno per le Semplificazioni (legislative) ad hoc per zittire la Lega Nord, sensibile agli spostamenti di equilibrio nella coalizione. Il precedente governo Prodi, complessivamente contava 25 ministri, la maggior parte dei quali muniti di portafoglio. A conti fatti una semplificazione molto esigua, a dispetto delle promesse elettorali. A parte il Ministero della Pubblica istruzione, le altre donne della squadra di governo hanno avuto ministeri di secondo piano, mentre per l'economia vi sono ben due ministri (Tremonti ministro dell'economia, Scajola ministro per lo Sviluppo economico). Il Sole 24 Ore, giornale economico di Confindustria saluta il governo con un sondaggio relativo alla fiducia che gli italiani pongono in questo nuovo esecutivo. Un governo che si è già accattivato le simpatie del mondo imprenditoriale, a cui è andato il riconoscimento al presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo come ambasciatore per il made in Italy. Si apre oggi una nuova fase politica, in contemporanea con l'anniversario della morte di Aldo Moro, statista a cui la politica italiana deve molto, sia per il suo lavoro che per il modo in cui ha condotto l'Italia a diventare uno dei paesi di punta dell'Ocse, posizione oggi messa a rischio dai suoi "eredi".



Francesco Quartararo
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giovedì 8 maggio 2008

Visco, i redditi e le spie postali

La clamorosa gaffe dell'Agenzia delle Entrate non finisce di sorprendere gli italiani. Dopo la richiesta di un maxi risarcimento (pagato comunque dallo Stato, quindi da tutti i contribuenti) da parte del Codacons, che porterebbe circa 500 euro a tutti i contribuenti italiani, il Garante per la Privacy è intervenuto pesantemente sulla vicenda. Da due giorni possedere i dati relativi ai redditi degli italiani è un reato perseguibile per legge. Manette in vista per chi scarica quindi gli elenchi dai programmi peer to peer. Già, ma come? I tg hanno subito puntato il dito su Emule, sicuramente il software più conosciuto, ma una volta inseriti gli elenchi nel calderone del libero scambio online, è praticamente impossibile cancellare tutti i file. Quali trucchi può escogitare la polizia postale per arginare il fenomeno? Qualsiasi risposta a riguardo non farà certo piacere agli internauti: si può scoraggiare il fenomeno inserendo dialer, trojan e spyware nei file fatti circolare su Emule, bloccare e monitare tutti i server a rischio, seguire gli indirizzi IP di chi scarica i file messi online dall'Agenzia delle Entrate. Tutti metodi insomma che cozzano contro l'articolo 21 della Costituzione, relativo alla libertà di parola, pensiero e stampa. Un rischio da non prendere sottogamba, in quanto a causa degli errori imputabili a Visco ed al suo staff gli italiani potrebbero pagare questa disattenzione con la fine della libertà d'uso del peer to peer. Un modo in più per avvicinare l'Italia alla Cina, unite verso la strada dell'uso controllato della rete.

F.Q.

Con il cuore in mano

Palermo- Le vicende del cardiochirurgo Marcelletti hanno avuto una risonanza internazionale. Accusato di aver preso fondi illeciti dalla sua fondazione non-profit, l'Abc, oltre che il possesso di materiale pedo-pornografico, tramite l'invio di foto piccanti con la figlia tredicenne di un collega. Sospeso dall'Ordine dei Medici e dalla direzione dell'Ospedale Civico, la carriera di Marcelletti sembra pressoché distrutta. Ma in pochi si ricordano di un particolare, rilevante ai fini dell'accusa. Il Tg3 regionale siciliano nei primissimi giorni ha ricordato, oltre all'immenso curriculum del cardiochirurgo, le sue recenti denunce contro le infiltrazioni politiche e mafiose negli affari della sanità locale. Impossibile non pensare quindi ad una sorta di trappola ben orchestrata: un medico accusato di peculato se la può sempre cavare, basti su tutti il caso dell'ex ministro della Sanità, Girolamo Sirchia. Un'accusa di pedofilia invece stronca per sempre qualsiasi tipo di carriera. In un'ambiente profondamente inquinato dal potere e dagli interessi trasversali, come quello della sanità in Sicilia, potrebbe aver teso una gran bella trappola ad uno dei medici italiani più noti al mondo. Per capire cosa è il sistema di affari che ruota intorno alla sanità basterà ricordare come uno dei settori professionali che investe maggiormente nelle spese dei partiti siciliani è quello della sanità, Toto Cuffaro è medico come il suo collega accusato per aver curato Bernardo Provenzano nella lussuosa clinica privata di Bagheria. Raffaele Lombardo, attuale presidente della Regione, è medico specializzato in psichiatria forense, sostenuto nella zona di Catania dall'ex sindaco Scapagnini, medico personale di Berlusconi e attualmente indagato per reati commessi durante il periodo di gestione del comune di Catania. Niente di strano quindi se un sistema molto chiuso e rigido si sia potuto difendere con metodi più o meno leciti dalle accuse di Marcelletti ben prima che venisse accusato. Nel frattempo tutti i genitori dei suoi pazienti, sia quelli già operati che quelli in attesa in corsia per un trapianto, chiedono a gran voce il ritorno in servizio del medico, attualmente costretto ai domiciliari con obbligo di residenza. Una brutta storia, dai contorni non molto netti ma che sicuramente avrà ancora molto da dire.


Francesco Quartararo

domenica 13 aprile 2008

Dalla teoria alla pratica


Cominciano le votazioni, tutti in fila. Si arriva al proprio seggio con la preoccupazione di sbagliare a segnare il proprio voto, salvo poi scoprire che i simboli sono enormi su un foglio abbastanza grande. Il ministero degli Interni per salvaguardare la regolarità del voto ha tuonato: i cellulari dovranno essere consegnati prima di entrare al seggio, pena l'arresto. Già, il cellulare. Il mio sporge da una tasca del giubbotto, troppo gonfia per contenere solo un pacchetto di sigarette. Ho in mano le due schede che mi permetteranno di votare e raggiungere il sogno di fotografare il mio voto per mostrare agli amici chi ho votato, sfidando persino una direttiva di legge. Ma oggi non ho voglia di fare fotografie, il cielo è cupo e la scheda elettorale non è considerata ancora una foto degna di un'artista. Consegno il cellulare al presidente del seggio, faccio le mie scelte e torno a casa con due consapevolezze: il mio dovere l'ho fatto, ma il voto di scambio è più facile di quanto non si pensi. Non basta affidarsi al senso civico degli elettori, per un pugno di euro quello può essere comprato da chiunque aspetti fuori dal seggio elettorale. Ecco perché anche in questa tornata elettorale vincerà chi ha maggiore liquidità e clientele. I voti di appartenenza contano, ma è con la fame degli indecisi che si vincono le elezioni.

Macchia86

venerdì 11 aprile 2008

Italiani alle urne per un voto (in)utile

La campagna elettorale 2008 può essere riassunta da uno dei suoi slogan più noti: voto utile. Partiamo dal principio. Il presidente del Senato Franco Marini è incaricato di creare se possibile un governo tecnico per cambiare la legge elettorale, il porcellum di Calderoli, che assegna il Senato in base regionale secondo criteri oscuri e diseguali. Le notizie economiche provenienti dagli USA parlavano di una crisi economica immininente in grado di portare in negativo gli indici di crescita dei paesi industrializzati, il tutto condito dal continuo aumento del prezzo dei beni primari (pane, pasta e da poco anche il riso, che ha quintuplicato il suo prezzo) e dalla necessità di chiudere la trattativa di Alitalia e nominare i dirigenti delle aziende pubbliche più grandi del paese. In una smania di revancismo i due candidati principali, Veltroni e Berlusconi, hanno trascinato il paese alle urne, annunciando la discesa in campo del PD e del neo-partito PDL, che formalmente prenderà vita in ottobre quando AN cesserà di esistere assieme a Forza Italia. Nel gioco di alleanze, a sinistra Veltroni ha accettato l'appoggio dell'IDV di Di Pietro e ha burrascosamente fatto entrare i Radicali nelle liste elettorali accanto ai cattolici tradizionalisti (meglio noti come teodem). Fuori dalla coalizione il Partito Socialista di Boselli e Bobo Craxi, fedele alleato del governo Prodi che pensano ad una vendetta personale di Veltroni per far sparire per sempre il Partito Socialista dalla storia della Repubblica Italiana. A destra Berlusconi si è ritrovato a fianco di Fini con cui a gennaio era giunto ai ferri corti, ha trovato in Casini un alleato troppo scomodo, da scaricare per le sue ambizioni da leader del centrodestra e per la posizione presa nei confronti di Cuffaro. Ha riscoperto la potenzialità della Lega Nord di galvanizzare l'elettorato settentrionale e ha imposto la lega del sud, l'MPA di Lombardo, a guida della Regione Sicilia, a discapito dei delfini di Forza Italia, Micciché e Prestigiacomo, a cui ha comunque promesso un ministero. All'inizio della campagna elettorale Berlusconi non escludeva un governo di larghe intese, da cercare però solo da una posizione di forza dopo le elezioni, possibilità ieri esclusa da Veltroni che nelle ultime due settimane pare stia sbattendo la porta in faccia all'avversario. Il caso Alitalia è scoppiato nel momento in cui Berlusconi ha parlato di una cordata di imprenditori italiani che si farebbero avanti solo dopo la sua elezione, nomi che non ha potuto fare per turbare i mercati ma che dovrebbero far capo al gruppo San Paolo, Benetton e qualche altro componente del cda di Mediobanca, di cui fanno parte Geronzi di Unicredit Group ed Ennio Doris di banca Mediolanum, che ha al suo interno come membro del cda uno dei figli di Berlusconi. I sindacati, di fronte alle richieste impossibili di Air France e la strumentalizzazione a fini elettorali della questione, hanno reagito in maniera molto violenta causando la rottura di una trattativa che per Alitalia è di fondamentale importanza. Qualche brivido è stato dato dal caso Pizza, che ha animato per un pò la campagna elettorale per via della riammisione del suo partito alle elezioni, ritiratosi per non causare lo slittamento delle elezioni oltre i termini previsti dalla Costituzione. Alla destra e alla sinistra dei principali schieramenti si trova una costellazione di mini partiti creati dalle esperienze dell'associazionismo a tutela dei consumatori e da ex parlamentari uniti sotto l'egida del "grillismo" contro i mega partiti. Scorrendo la scheda elettorale si trovano sigle storiche come il Partito Liberale Italiano, due partiti comunisti massimalisti e due partiti di estrema destra, uno vicino agli ambienti più glamour di Roma guidato da Francesco Storace e Daniela Santanché e l'altro vicino agli ultras degli stadi e agli ambienti neofascisti, raggruppato sotto l'egida di Forza Nuova. Si vota nel pericolo di un voto nullo a causa del layout delle schede elettorali, con i simboli tutti vicini tra di loro. L'unico argomento di cui si è parlato poco è quello relativo all'inutilità di questa tornata elettorale: i numeri al Senato potrebbero venir meno, il sistema di distribuzione del voto è tale per cui uno dei due mega-partiti (PD-PDL) in caso di sconfitta in una regione vede perdere senatori a favore della terza forza in campo (che può essere l'UDC, la Sinistra Arcobaleno e nel Lazio La Destra); le riforme strutturali di cui lo Stato ha bisogno verrebbero ostacolate dai dissidi e dai dissapori sparsi in questi mesi tra il PDL e l'UDC e tra il PD e la Sinistra Arcobaleno; la stabilità del governo sarà messa a durissima prova dalla crisi economica che farà sentire gli effetti più pesanti in giugno, in concomitanza con l'esaurimento della liquidità che tiene a galla Alitalia; i sindacati faranno sentire le loro pressioni sul prossimo governo in maniera sempre più intransingente per arginare le richieste dei lavoratori di una minore pressione fiscale ed un controllo maggiore sui prezzi dei beni primari, quali pane, pasta, riso, ortaggi e frutta che subiscono rincari fino al 275% nel passaggio dalla produzione alla tavola. Realisticamente il prossimo governo dovrà affrontare un calo pressocché immediato di consensi, oltre che l'ingrato compito di dover pianificare elezioni per la prossima primavera. L'unica soluzione ad una situazione così scompaginata sarebbe un governo di larghe intese e di unità nazionale, impossibile prima di febbraio e sempre più improbabile a due giorni dal voto.
Macchia 1986

giovedì 3 aprile 2008

Fonti di luce alternativa

Vedere per credere: filmato tratta dal blog di Antonio La Trippa. Sarebbe da migliorare la tenuta del blocco di ghiaccio, ma l'idea di per sé è geniale


http://view.break.com/474226 - Watch more free videos

martedì 1 aprile 2008

Per chiarire come la penso

In prossimità delle elezioni arrivano catene di email, le televisioni private si macchiano di tutte le lordure presentate sotto forma di spot elettorali a pagamento. Per far capire ai miei lettori come la penso esattamente su quali temi dovrebbe essere indirizzato il prossimo governo, inserisco questo widget:

Inoltre per accertare le mie posizioni invito i miei lettori a rispondere a quest'altro sondaggio, molto rapido ed utile per indicare la strada di voto giusto agli indecisi:
Elezioni 2008. Io sono qui. E tu dove sei?

Macchia 1986

lunedì 31 marzo 2008

Banner 3D rotante

Vi piace il Banner 3D dei LuAnViniKa? Copiate il codice soprastante e fatelo girare. Html implementato per André LeCoq, inseribile anche nella sezione commenti e profile di MySpace

mercoledì 19 marzo 2008

Incontro-Intervista con Giuliana Sgrena, seconda parte

Palermo- In occasione dell'uscita nelle librerie dell'ultimo libro della Sgrena, "tratta da icc-stuttgart.deIl prezzo del velo", edito da Feltrinelli, la giornalista del Manifesto si è occupata di raccogliere le storie raccontate dalle donne incontrate durante i suoi reportage all'estero. Un viaggio trasversale, dall'Europa all'Iran tra le donne musulmane e non solo.


Quali sono i metodi di lotta delle donne islamiche?


Nei paesi dove sono tollerate forme più aperte e partecipate di democrazia le donne ricorrono ai referendum un pò come accade in italia quando si cerca di far approvare o abrogare una legge, in genere nei paesi dell'Africa settentrionale ed in particolare in Egitto dove vi è una tradizione di lotta femminista molto forte. Negli altri paesi le cose si complicano. Pensate che il 21 marzo in Iran è stata istituzionalizzata la giornata nazionale del velo per le donne. In Arabia Saudita si agisce in clandestinità e molte azioni sono coordinate e rese possibili grazie ad Internet (vd. blogger Saudita), come ad esempio la guida di automobili in città, normalmente vietato alle donne. A volte si pensa che alcune donne lottino come kamikaze ma non è sempre così. In Cecenia gli unici kamikaze che vengono usati sono donne, incinte o meno, molto istruite che vengono anche sedotte dai capi ribelli e vengono fatte saltare in aria con un comando a distanza. La mamma di una ragazza kamikaze in Palestina, intervistata qualche anno fà, mi parlò della figlia come una ragazza innamorata della vita. Sapeva che frequentava integralisti ma se avesse sospettato che l'avrebbero spinta a farsi saltare in aria non l'avrebbe più fatta uscire di casa. Anche in questi casi la donna viene usata e coercizzata. Nel mondo islamico come in occidente le donne hanno un grado d'istruzione molto più alto degli uomini ma le loro capacità non vengono bloccate dalla società, ma imposte per legge dagli stati teocratici.


Cosa le hanno detto le donne che ha incontrato riguardo la pratica dell'infibulazione?


Premetto intanto che questa pratica non è esclusiva dei paesi islamici ma è praticata generalmente in Africa e Asia. Si tratta della chiusura dei genitali femminili per garantire all'uomo la verginità della donna fino al matrimonio, una cosa che al solo pensiero mi fa paura. L'esperienza più difficile per me nella mia carriera giornalistica l'ho dovuta affrontare in Somalia, quando riuscì ad intervistare una di quelle donne che praticano l'infibulazione. Solitamente si tratta di donne anziane, un pò come le cosidette "mammane" che in Italia si occupavano degli aborti clandestini prima della legge 194. Questa ragazza che voleva raccontare la sua esperienza poteva avere non più di vent'anni, bellissima, ma aveva una tristezza estrema.tratto da news2000.libero.it Gli occhi erano come spenti, privi di luce e raccontava come operava le giovani somale con un distacco per me agghiacciante. Usava come ago delle spine di acacia, una pianta molto dura che cresce nella zona e cotone per la cucitura. Tra i motivi che l'hanno spinta a fare questa pratica vi era la rassegnazione che prima o poi anche la figlia avrebbe dovuto essere infibulata e quindi preferiva saperla fare lei in persona. Ma la cosa che mi riuscì ancora più difficile fu dover scrivere nell'intervista che la prima persona su cui provò l'infibulazione era la propria figlia. Da donna ancora oggi penso alla pena che poteva provare quella madre non solo a dover subire questa pratica disumana, ma a doverla praticare lei stessa su sua figlia.


Perché alcune donne in Italia portano ancora il velo se non il burqa?


In genere le comunità arabe sono molto chiuse in sé stesse, è difficile che si mescolino appieno con il resto della società perché si ha difficolta ad integrarsi. Molto spesso mantengono le tradizioni dei loro paesi come forma di rispetto nei confronti dei mariti. In Italia non si offre molta attenzione alle situazioni che queste donne vivono. Lo Stato non offre molte garanzie alle donne. Pensate che qualche tempo fa ho avuto modo di conoscere una donna egiziana, sposata con un arabo che gli ha permesso di ottenere la cittadinanza italiana, che a un certo punto si è vista arrivare in casa la famiglia della prima moglie del marito dall'Egitto. La poligamia in Italia è vietata e si è ritrovata a condividere la casa con la prima moglie del marito, il loro figlio grande e il piccolo nato da questo secondo matrimonio. I problemi veri sono sorti quando il figlio dela prima moglie ha violentato il piccolo. La madre del piccolo ha provato a scappare e a rivolgersi al tribunale ma nel frattempo il marito la teneva anche incatenata a casa. Il tribunale tardava a emettere una sentratto da skidmore.edutenza e doveva convinvere in casa con il marito violento e con il terrore che il fratellastro violentasse ancora il piccolo. Qualche tempo fà l'ho incontrata, scappata dal marito, si è fatta una nuova vita ma sta sempre con il terrore che il marito la trovi e la uccida per il disonore che le ha procurato.


Perché le donne islamiche portano il velo?


Mi è capitato di ricevere qualche tempo fa una mail di protesta di un gruppo di femministe che in difesa dei diritti delle donne islamiche volevano contestare la decisione di un sindaco leghista di vietare l'uso del burqa nel suo comune. Personalmente penso che se una donna fosse veramente libera di decidere difficilmente sceglierebbe di portare il burqa o un velo che lascia scoperti solo gli occhi, rinunciando a mostrarsi. Molto spesso chi porta il velo lo fa per necessità, in quanto gli stati teocratici aiutano economicamente quelle donne che portano il velo, seguono i precetti delle scuole coraniche e seguono alla lettera le norme di comportamento delle donne imposte dalla sharìa. Per non andare troppo lontano in Bosnia tutt'ora le moschee suppliscono alle mancanze dello Stato dopo la guerra nei Balcani. Stessa cosa in Somalia dove tra l'altro si opera un vero e proprio colonialismo arabo: si studia solo la lingua e la storia dell'Arabia Saudita, la conoscenza della storia e della cultura araba sono spazzate via, un pò come gli indios forzatamente cristianizzati ai tempi di Colombo.


Adesso la domanda più scottante: cosa può dirci del caso Calipari?


Come è noto c'è stato un procedimento legale ed è ancora in corso contro Mario Losano che materialmente ha sparato contro la nostra macchina. Ovvio che la responsabilità non sia completamente sua ma da qualche parte si doveva pur cominciare. La nostratto da brightcove.vo.llnwd.nettra macchina è stata trivellata da ben 57 colpi, di cui solo uno indirizzato al motore, i restanti 56 all'altezza dei finestrini. Le comunicazioni via radio della zona erano controllate, figuriamoci le nostre che usavamo un telefono satellitare. Ci siamo trovati davanti un falso checkpoint, non segnalato, con un elicottero statunitense che ci seguiva dall'alto costantemente e la camionetta da cui è sceso il soldato piazzata di nascosto dietro una curva. Non so perché è successo tutto questo, sono convinta che non si trattasse di una fatalità perché alcune prove sono sparite dalle carte processuali e le intercettazioni ambientali della zona sono state distrutte.
tratto da state.gov
Cosa ne pensa della politica internazionale intrapresa dagli Stati Uniti nella lotta al terrorismo?


Non condivido la scelta militare americana. Basti pensare che i terroristi talebani sono ancora lì e nel momento in cui si voleva procedere alla cattura dei trafficanti di droga e armi che si arrichiscono grazie alle enormi piantagioni di oppio nel sud della regione, il Ministero degli Interni afghano ha bloccato la lista perché tra i tanti nomi vi era anche quello del fratello del presidente dell'Afghanistan, Karzai.
(fine. Intervista realizzata dai volontari del Servizio Civile Nazionale del progetto "Il Marketing in Biblioteca")
F.Q.

sabato 15 marzo 2008

Incontro-intervista con Giuliana Sgrena, prima parte

Palermo- In occasitratto da abc.netone della presentazione del suo nuovo libro sulle imposizioni patriarcali che si celano dietro l'uso del velo nel mondo islamico, Giuliana Sgrena di fronte una platea di ragazze e ragazzi impegnati nel servizio civile nazionale, non si sottrae alle curiosità e alle domande poste sulle sue passate esperienze in giro per il mondo. Si tratta di esperienze diverse e molto dure, sempre alla ricerca di un'informazione a 360°. La giornalista del Manifesto racconta di come alcuni paesi stiano conoscendo una sorta di integralismo di ritorno e la prima domanda riguarda proprio la vicina Turchia:

Riguardo l'integralismo di ritorno, secondo lei cosa diventerà la nuova Turchia dopo la fine dei divieti laici di Ataturk?

La Turchia al momento sta vivendo un'islamizzazione soft, in genere i governi integralisti programmano bene le mosse da fare. Si comincia sempre dall'introduzione dell'uso del velo per le donne. La possibilità di poterlo portare nelle università è solo il primo passo. Successivamente si passa all'educazione fisica, perché il velo non permette alle ragazze di controllare bene i movimenti e le si esclude. Si formano classi femminili separate da quelle masctratto da ifgonline.ithili come sta accadendo nel cuore dell'Europa, in Bosnia. Le piscine degli alberghi sono riservate agli uomini, come succede già in Iran dove le ragazze cercano di portare veli con colori sfavillanti per cercare una tenue forma d'identità. Il portare il velo comporta anche una serie di norme di buon comportamento in cui la donna deve muoversi silenziosa e non deve guardare in un certo modo gli uomini perché potrebbe sedurre uomini sposati. Neanche i tacchi sono ammessi per il loro rumore. In Turchia i principi laici di Ataturk sono sempre stati mantenuti dall'esercito, ma per ora è impegnato nella lotta contro i curdi del PKK, anche se in Kurdistan risiedono gran parte delle risorse petrolifere del vicino Iraq e la questione a riguardo non è semplice. Per introdurre un regime islamico si comincia sempre dalle scuole e dall'università, poi dagli ospedali dove i medici maschi non possono visitare le donne e infine i giudici nei tribunali che vengono progressivamente sostituiti da magistrati filo-islamici.

Probabilmente nessuno di noi vedrà mai l'Iraq. Lei che ci è stata, saprebbe descrivere cos'era e cosa è diventato dopo il 2003 l'Iraq?

Prima dell'ultima guerra scatenata con un pretesto inesistente l'Iraq era stretta da un duro embargo. Si potevano esportare quantità limitate di petrolio in cambio di cibo e medicine comuni. Baghdad era stata ricostruita anche se non era la stessa città di quella vista prima del 1990. La popolazione viveva bene, il regime era duro ma la sanità e l'istruzione erano gratuite. L'embargo ha abbassato le cotratto da theodora.comndizioni di vita. Al momento circa l'80% degli irakeni è disoccupato perchè sono state distrutte tutte le industrie ed eliminati i componenti dell'amministrazione del partito Baat fino al 3° livello dirigenziale. La benzina durante il regime di Saddam costava l'equivalente delle nostre 20 vecchie lire, oggi si aggira intorno alle 500 con un unico distributore disponibile per un intera città, a fronte di un parco macchine cresciuto dalla fine della guerra dopo che Saddam prevedeva un limite alle immatricolazioni annue. Gli impianti di estrazione sono obsoleti, i macchinari per le riptratto da warisboring.comarazioni non potevano essere acquistati all'estero ma i tecnici erano in grado di farli funzionare ugualmente. Dall'inizio della guerra gli americani non riescono a fare il lavoro dei tecnici irakeni e l'erogazione dell'elettricità è limitata a circa tre ore al giorno. Gli investimenti da parte degli americani non sono mai partiti perché le condizioni di sicurezza non l'hanno permesso. Si parla di dividere l'Iraq in tre stati federali in base alle tre etnie presenti, ovvero quella curda, la sciita e la sunnita. I problemi nascono nella spartizione delle aree petrolifere, con circa la metà del petrolio estratto appartenente alla zona sciita di Bassora e circa il 40% a Kirkuk, al centro del Kurdistan che sta subendo una sorta di invasione da parte dei curdi dopo l'islamizzazione forzata voluta da Saddam.

In base alla sua esperienza chi sono per lei i terroristi islamici?

Il terrorismo islamico è quello di Al Qaeda ma loro in realtà non sono interessati all'Iraq. La guerriglia organizzata per la liberazione dagli stranieri è un'altra cosa, distinta. Purtroppo questi gruppi sono molto compositi e senza un braccio politico in grado di poterli rappresentare si lasciano andare a metodi a volte discutibili. I gruppi tribali ora stanno combattendo le infiltrazioni di Al Qaeda e stanno appoggiando gli americani, spingendo i terroristi da Baghdad a Mossul, verso nord. Purtroppo l'ombra lunga di Saddam è ancora presente in Iraq, gli ex amici fuggiti via lo rimpiangono e i suoi nemici non nascondono di vivere in condizioni peggiori di quanto non fosse prima con il regime.

Qual è il ruolo dell'informazione nei confronti della questione irakena? Perché secondo lei nessuno ne parla più?

Il motivo per cui non sono più tornata in Iraq ha a che fare con l'impossibilità di fare informazione. Essere embedded assieme alle truppe militari o chiusi in un albergo ad aspettare le notizie portate da quegli iracheni che si mandano in giro per la città significa avere solo un punto di vista. Il mio rapimento è dovuto anche al fatto che io dopo aver ricevuto delle notizie dai miei collaboratori a Baghdad volevo andare a verificare di persona prima di pubblicare qualcosa. Dall'inizio della guerra sono morti circa 300 giornalisti in Iraq, nel Vietnam in 20 anni ne sono stati uccisi circa 40. Questo significa che in Iraq nessuno dei contendenti vuole testimoni. Le televisioni e i giornali locali danno notizie pluri-filtrate, in realtà le notizie vere si sanno grazie al tam-tam tra i cittadini.

(fine prima parte)



Francesco Quartararo





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