Cerca nel blog

giovedì 8 febbraio 2007



Ritorno a Kandahar





La lettera mandata da ben sei ambasciatori al ministro degli Esteri D’Alema è stata definita inusuale, per la forma con cui chiede al nostro paese di intervenire sul campo in Afghanistan. La guerra si protrae da sei anni, il comando è a guida statunitense ma porta con sé 36 nazioni. Il ruolo dell’Italia era stato ulteriormente precisato al summit della NATO a Riga: le nostre truppe hanno compiti di peace-keeping, non hanno le capacità di essere condotte in azioni offensive ed è più utile alla coalizione tenere i soldati italiani a Kandahar. Ma da dove nasce questo nervosismo internazionale? Inutile negare pressioni americane in tutto questo, ma una così forte richiesta, proveniente da paesi come il Canada, si basa sulle perdite militari sul campo. È questa la novità che ha portato ad un certo nervosismo diplomatico. Le truppe talebane hanno ripreso vigore, sono state rifornite ed attrezzate per i combattimenti anche in questo periodo dell’anno e dopo aver riconquistato una città del sud del paese si preparano a lanciare una controffensiva in primavera. A nulla sono valsi gli sforzi delle truppe inviate, secondo fonti militari servirebbero altri quattromila uomini. Uomini, armi e forze che gli Stati Uniti hanno spostato in Iraq. Il disimpegno militare in Iraq di Italia, Spagna, Francia e Germania e i successivi problemi per il caso Calipari e l’ampliamento della base di Vicenza sono stati avvertiti come campanello d’allarme. L’Italia, pur mantenendo il suo impegno in Afghanistan, intende sfruttare gli accordi con la NATO senza lasciarsi trascinare in un pantano peggiore di quello irakeno. Anzi ha rilanciato sul piatto tre proposte: organizzare una conferenza di pace sull’Afghanistan, consultare le parti impegnate nel successivo processo di normalizzazione del paese ed infine coinvolgere attivamente Russia, Iran e Pakistan nel processo di pacificazione afgano. Dei tre paesi da interpellare, gli Stati Uniti non intendono avvisare l’Iran, obiettivo nemmeno tanto velato di un’ulteriore escalation militare – basti pensare che a dividere l’Iraq dall’Afganistan vi è solo il regime di Teheran – mentre il Pakistan rimane nell’ambiguità. L’appoggio incondizionato all’occidente costa tanto al leader Musharraf, alle prese con rivolte interne. L’ulteriore ripresa dei talebani dimostra quanto il movimento saldato ad Al Qaeda sia più che mai attivo, rinforzato dagli squilibri in Iraq, Libano, Somalia ed in Palestina. I rifornimenti e la certezza di un contrattacco può essere dettata solo dalla presenza di un sistema di rifornimento che passa da almeno uno dei paesi vicini. Bloccare, attraverso la diplomazia questi canali, potrebbe essere l’arma in più in questa guerra che non accenna a finire, anzi torna alla ribalta.







Francesco Quartararo

sabato 3 febbraio 2007

Follia calcistica




Il derby siciliano finisce senza vincitori





Catania- La giornata inizia alle 18 ore locali, la città di Catania ospita il derby più importante in Sicilia valevole per due posti nell’Europa calcistica che conta. Partita in una giornata insolita, spostata per motivi di sicurezza ma anche per l’imminente festa della patrona della città, Sant’Agata. La sua effige copre tutta la curva degli ultras rossoblu, le squadre si riuniscono al centro per un minuto di silenzio, per ricordare un dirigente ucciso da tifosi scalmanati a Cosenza. Stridono i fuochi d’artificio con i volti scuri dei giocatori, nel silenzio rimbombano le urla per la partita imminente e la festa cittadina già pronta. La partita procede spettacolare, inizio in sordina per il Palermo, il Catania punzecchia ma non abbastanza. Nella seconda parte del primo tempo il Palermo si porta avanti ma non riesce a sfondare. L’occhio si sposta sugli spalti: Stadio pieno dei colori catanesi, mentre dal settore ospiti si contano una decina di supporters. Com’è possibile, dove sono gli odiati ospiti? Già, perché nel calcio le regole d’ospitalità, derivanti dalla cultura greca che ha impregnato la Sicilia, sono ormai fuori luogo. I tifosi del Palermo sono in ritardo, si trovano in periferia ed impiegano un’ora ad arrivare allo stadio. Appena entrati il Palermo si porta in vantaggio con Caracciolo, un gol segnato da un fuorigioco di rientro. I guardalinee non ne azzeccano una, nel proseguo della gara fischieranno fuorigiochi inesistenti a ripetizione, salvo farsi vivi nel momento decisivo della partita. Dalla curva sud, quindi alle spalle del settore ospiti, si leva una nuvola gigantesca di lacrimogeni, in grado di annebbiare un intero stadio, far scappare giocatori, dirigenti e terna arbitrale. Sugli spalti il panico si propaga, non si sa con precisione cosa sia successo, ma tutti indicano i palermitani come responsabili. Anche il presidente del Catania la pensa così, salvo poi fare dietrofront quando la realtà delle cose si è manifestata nella sua follia. I giocatori del Catania sono impazienti di riprendere a giocare, sono sotto di un gol e la partita rischia di essere vinta a tavolino dal Palermo. Dopo 35 minuti riprende la partita, sugli sviluppi di un calcio d’angolo il Catania pareggia con una potentissima botta da fuori di Caserta. Scoppia il deliro: il Catania pareggia, giocatori e tifosi con gli occhi rossi per i lacrimogeni e la rabbia di una partita guastata dai soliti palermitani. Il sangue dei palermitani bolle di rabbia, hanno pagato la trasferta per vederne metà, sono entrati allo stadio a rischio della vita, la loro squadra è stata raggiunta e sono ingiustamente accusati di qualcosa non imputabile a loro. A casa le notizie arrivano più in ritardo, ma la sensazione è la stessa, i tifosi chiedono la vittoria, si deve far pagare agli avversari tutto questo. È l’unico sentimento trasversale che unisce le due città. La partita prosegue, il Catania gioca sulle ali dell’entusiasmo ma il Palermo, pur sbandando paurosamente in difesa, resiste. Il Catania lascia grossi spazi aperti dietro, il contropiede del Palermo si fa sempre più incisivo e le due punte del Palermo sembrano destarsi da uno stato di semi-torpore. I tiri si avvicinano sempre più alla rete del Catania ed il gol arriva verso la fine della partita, in un modo rocambolesco. Un cross dalla destra spiove in area, Di Michele salta a vuoto ed in caduta si porta avanti il pallone con il gomito. La palla entra in rete, lo stadio si ammutolisce, il derby calcistico finisce qui. Si cerca di capire da dove provengano i fumogeni, l’occhio delle telecamere si sposta fuori dallo stadio. La piazzetta antistante è un campo da guerra e come tale sarà descritto. Al centro della piazza le ambulanze sono attorniate dai tifosi del Catania, la piazza è stata presa dai guerriglieri urbani. Per allontanare la folla entrano nella piazza due camionette della polizia a velocità sostenuta, con la minaccia di investire chiunque non si allontani. Da una via d’accesso si riorganizzano le forze dell’ordine, non si avventurano in una carica, il rapporto numerico li metterebbe in difficoltà. Hanno già retto ad un fitto lancio di pietra lavica e bottigliette con acido per far entrare i tifosi del Palermo. Le pietre pare siano state prese dal muro di cinta del settore nord, letteralmente sgretolato in vista dell’arrivo degli ospiti. I guerriglieri urbani si riorganizzano, si dispongono a quadrato e si rifugiano nei pressi dell’ambulanza. Le camionette spostano con forza i tifosi dalle ambulanze, pronte a scappare via. Da altre vie d’accesso arrivano i rinforzi dei guerriglieri, posano il motorino, alzano la sciarpa nera mentre le scritte dorate risaltano come orridi lustrini sulle loro felpe. Un gruppo più organizzato raccatta spranghe, pietre ed estintori per lanciarle sulle camionette. Dai palazzi sovrastanti la piazza, in direzione dei poliziotti pare sia stato lanciato di tutto, perfino lampadari. Nella diretta televisiva a pagamento si assiste al lancio di una bomba carta dentro il finestrino della camionetta, probabilmente indebolito da attacchi precedenti a colpi di pietra ed estintori. La bomba carta arriva in faccia all’ispettore capo Filippo Raciti, la corsa verso l’ospedale Garibaldi e la susseguente rianimazione sono inutili. La rabbia, il dolore, la tristezza e l’incredulità si mischiano, tra qualche ora i guerriglieri porteranno in processione sant’Agata assieme agli stessi uomini armati di manganello che cercavano di allontanarli. Ma tutto questo appartiene già ad una delle realtà possibili, la festa cittadina non ha più senso, nessuno ha voglia di festeggiare più niente. La festa di sant’Agata sarà solo una festa religiosa, mentre la città che ne ha portato le effigi allo stadio rifletterà a lungo sulla battaglia intestina assurda portata avanti non per una motivazione, ma per un pretesto: una partita di calcio.







Francesco Quartararo

martedì 30 gennaio 2007

Il Times compie 60 anni: ecco i protagonisti

Due volte prese il palcoscenico nei momenti decisivi della storia francese e due volte salvò la Repubblica

Il generale De Gaulle evocò "una certa idea della Francia" nelle sue memorie, ma nei fatti gli diede forma. Fu l'uomo che, da Londra, il 18 giugno 1940, parlò ai francesi per rifiutare l'offerta di uno scellerato armistizio con la Germania Nazista. Fu l'uomo che disse no alla collaborazione. Fu l'uomo che salvò l'onore della Francia, colui che nel 1945 guidò il nostro paese, con gli Stati Uniti, con gli Alleati, contò tra i vincitori. Charles De Gaulle ha capito che la guerra era una guerra mondiale, un testa a testa fra le democrazie ed il totalitarismo nazista. Ha capito che prima o poi gli Stati Uniti avrebbero fatto un'entrata decisiva in guerra, ribaltando le sorti della vittoria verso il lato della libertà. Pochi uomini hanno rappresentato gli eterni valori della Francia cosi bene come lui. Ecco perché ogni giorno una grande maggioranza di francesi guardano ancora a lui come un simbolo ed un esempio. Ma De Gaulle fu anche un costruttore. Dopo la liberazione ha ristabilito la repubblica, riportando l'armonia civile e rimettendo l'industria in piedi. Ha portato la francia verso l'era moderna dando il voto alle donne. Ha dato un fresco impeto ai nostri ideali di solidarietà, costruendo il sistema di sicurezza sociale che è parte della nostra identità. Sembra abbia ricostruito le nostre istituzioni su nuove basi, ma la classe politica del tempo non era pronta per tutto questo. Pochi uomini hanno trovoto loro stessi prendendo il centro del palcoscenico nei momenti chiave della storia nazionale, e questo rende De Gaulle così eccezionale. nel 1958, dopo 12 anni di disordine nelle sue istituzioni, in un paese stremato dalla guerra in Algeria, fu ancora lui a salvare la Repubblica, terminando la guerra e trasformando le ex colonie in patner economici. Ha dato alla Francia l'attuale costituzione, stabile e flessibile allo stesso tempo, grazie alla quale il Presidente deriva la sua leggitimità dal suffragio universale. Ha creato le condizioni per l'ondata di industralizazzione degli anni '60, grazie alla quale ha portato il nostro paese verso una grande economia nazionale ancora una volta. E De Gaulle ha ristabilito la posizione della Francia nel mondo dandogli un deterrente nucleare, senza il quale la sua indipendenza sarebbe soltanto una parola vuota. Ad ogni modo lui, che ha combattuto così fieramente i tedeschi, scelse la riconciliazione tra i due paesi e guidò la fondazione per la costruzione dell'Europa. Ha scelto una nuova politica estera per la Francia: ha comunicato i suoi valori, la sua influenza per l'unificazione su cinque continenti. Infatti, ho concepito la risposta del nostro paese alla globalizzazione con questa visione: la richiesta di un governo globae basato sull'etica e non meramente su interessi economici; l'importanza dell'indipendenza e della sovranità delle persone deve essere rispettata; il rifiuto dell'uso della forza unilatelare in un mondo dove la solidarietà ed il ruolo della legge deve prevalere; la diversità si dimostra come una risorsa di ricchezza; la reazione all'urto della civilazzazione e la riscoperta di una necessità della necessità di un dialogo tra culture. Ecco perché, nel tormentato mondo di oggi, la visione del generale De Gaulle, la sua ambizione ed il suo messaggio continuo, secondo il mio punto di vista, sarà una risorsa di orgoglio per la Francia e la sua irrimpiazzabile ispirazione.

Jacques Chirac, Presidente Fancese, fece parte
nel 1967-68 dell'ultimo governo De Gaulle

Il Times compie 60 anni: ecco i protagonisti

Enzo Ferrari: pensieri su se stesso ed altri, il costruttore spinto alla perfezione

Enzo Ferrari mi disse cosa fa la differenza tra un imprenditore ed un visionario intrapendente. Conosceva l'importanza della coerenza e del coraggio. Ha raggiunto traguardi ambiziosi che sembravano impossibili agli scettici ma li ha resi realistici, chiedendo anche di più a se stesso che ai suoi impiegati. Le corse erano sempre il suo pallino dato che il tracciato è l'unico campo per testare lo sviluppo di tecnologie sofisticate. Le lezioni apprese dal mondo delle corse rendono lo spirito Ferrari il sogno a cui aspirare, per tutti gli amanti delle macchine. Da quando ritornai alla Ferrari come presidente nel 1992 ho rispettato i principi di Enzo ed ho anche emulato un punto chiave della sua strategia: ci ha sempre ricordato di guardare al futuro, al prossimo modello, alla prossima competizione. Ed era orgoglioso di essere italiano e del nostro intuito per il design originale. Sono stato abbastanza fortunato a conoscere Enzo, ma anche conoscerlo non è stato facile. Era un uomo forte, nascondeva le sue emozioni dietro una certa maschera di freddezza, ma soffrì molto quando perse suo figlio Dino per distrofia muscolare. Si addolorava anche dei piloti rimasti uccisi in pista. Quando sentiva vicino la sua fine, Enzo era appassionato dal suo lavoro. Oggi, il suo vecchio ufficio nel circuito per i test a Fiorano è cresciuto rispetto a quando lo ha lasciato. L'ho sempre disegnato alla sua scrivania o seduto di fronte ad un piatto di tagliatelle. Poteva sembrare rilassato agli altri, ma la sua mente stava sempre lavorando, sempre a pianificare come parlare di quegli obiettivi che si pianificava

Luca Cordero di Montezemolo
presidente Ferrari e CONFINDUSTRIA

Sezione pagine dall'estero


In questa nuova sezione proporrò articoli da riviste estere, cercando di tradurre al meglio i significati ed i concetti espressi, riportando il nome dell'autore originario

lunedì 29 gennaio 2007

Collaborazione o concorrenza?

Blogger contro giornalista: faccia a faccia tra istituzione e novità

Una categoria nasce all'incirca trecento anni fà, pronta a dare il via alla rivoluzione industriale sulle basi illuministiche da cui proviene. L'altro gruppo è figlio dell'era Internet, ha una cultura post-moderna da villagio globale e aspirazioni contrastanti. Molti sperano di acquisire notizie, fornire punti di vista per poi passare nella grande famiglia dei giornalisti. Ma come tutte le fase di transizioni, le aspirazioni e le aspettative sono diverse e si scontrano spesso. Quando i Blogger si sono ritrovati ad essere tra le fonti dei giornalisti si è fatta avanti l'idea di dare all'attività del Blogger una qualche forma di autorevole professione. Il weblog nasce per pura passione dilettantistica, molto spesso alle potenzialità multimediali crescenti si affianca una qualità che scade di pari passo. La maggior parte di essi è un diario privato senza lucchetto, uno sfogatoio di pensieri, foto e spaccati di sé dati a chiunque possa interessarsi. Altri sono organizzati in maniera più organica e sono tematici, altri sono in mano a professionisti della comunicazione. Un caso eclatante è il blog di Beppe Grillo, in grado di mobilitare milioni di persone per campagne di contro-informazione ed in grado di acquistare un'intera pagina del giornale La Repubblica per invitare il governatore della Banca d'Italia Fazio a lasciare la sua carica. Il blog è quindi uno strumento duttile, facile, versatile e commerciale. Come tutti i prodotti commerciali se ne presentano tutte le potenzialità ma non si sa come sfruttarle. Prima di una vera e propria rivoluzione interna al mondo dell'informazione, si dovrà vedere di che qualità saranno i blog di domani. Guardando quelli già esistenti.

Camere in Vista

Il nuovo sistema operativo Microsoft da oggi in vendita

Come gran parte dell'attuale blocco occidentale, per dialogare con il proprio pc si usa il sistema Windows. Nonostante la lieta novella dell'open source, portata avanti dagli utenti e "miglioratori" di Linux, il caro vecchio Bill Gates è riuscito ad entrare nelle case di quasi tutti noi. Mentre i suoi prodotti entrano nelle nostre case, i nostri soldi vanno a questo megacolosso che dopo anni propone il suo nuovo prodotto: Vista, dal nome beneaugurante, porta l'idea della finestra classica ad aprirsi verso un panorama più ampio. Insomma, maggiore possibilità di viaggiare stando comodamente seduti a casa, al posto dell'impianto hi-fi un programma in grado di leggere qualsiasi cosa (tranne i codici criptati dei programmi satellitari) e possibilità di conservare foto, dati, video e ricordi in una macchina versatile. Bruce Sterling, scrittore e giornalista, intervistato da Repubblica.it ci invita a riflettere come qualsiasi nostro dato, messo in rete, è una comodità a doppio taglio. Condivisione massima con chiunque abbia bisogno di averne accesso, possibilità di lavorare a distanza su qualcosa materialmente lontano. Di contro, ogni dato è visibile a chiunque sfrutti delle piccole porte di sicurezza lasciate da Microsoft nell'aggiornamento dei propri software. Scenario possibile, non già determinato. La piaga dei siti pedopornografici ha portato alcuni governi ad usare strumenti in grado di oscurare interi provider e di cancellarli dalla Rete. Seguendo lo stesso principio un governo non retto da principi democratici può allargare la sua pervasività alla rete, con conseguenze immaginabili. Ogni scoperta porta con sé un germe di evoluzione ed uno di distruzione. Meglio staccare la spina, buttare i pc e tornare a scrivere su carta? Niente di così radicale, ma di certo sarebbe meglio convertire tutta la sapienza umana non in un formato deperibile in un mucchio di polvere, ma in qualcosa che sia più duraturo. Se gli ammanuensi avessero copiato i classici latini e greci su Cd o su supporti Usb, probabilmente Aristotele sarebbe un lontano nome esotico di un calciatore, mentre beffa maggiore sarebbe non disporre più di convertitori e lettori in grado di leggere vecchi dati in cui sono racchiusi tesori inestimabili

martedì 9 gennaio 2007

Il potere mafioso e i media

L’antimafia secondo Gaetano Paci raccontata ai comunicatori di domani

‹‹Oggi la stampa ha un rapporto ancillare con la magistratura››

Il potere mafioso cambia nel corso degli anni e si reinventa, a volte guardando al suo stesso passato. Chiusa la stagione stragista la mafia torna nell’ombra, a non far parlare di sé, si infiltra negli apparati dello Stato e non lo sfida, cambia i metodi di estorsione, cerca l’anonimato. Il magistrato Paci dipinge questo rapido quadro a chi gli chiede come i media trattano la mafia di oggi, silenziosa ed affarista. A malincuore afferma che i tempi in cui Borsellino pigliava spunto dalla lettura dei giornali per le indagini sono tramontati, De Mauro e Francese si sono portati via quella determinazione nel fare giornalismo d’inchiesta: ‹‹è un brutto modo di dire, ma la stampa ha ormai un rapporto ancillare nei confronti della magistratura. Non è nemmeno pensabile utilizzare i media per facilitare le indagini, non sarebbe vantaggioso né per le indagini né per chi svolge seriamente questo mestiere››. Le indagini della magistratura hanno avuto da un lato dei potenziamenti, dall’altro dei rallentamenti. Esiste un apparato molto efficace nella lotta alla cosiddetta “mafia militare” – i killer, gli estorsori – ma vi è una resistenza maggiore quando si tenta di salire nella piramide organizzativa: quando si cerca di appurare in che rapporto stanno personaggi di spicco della politica e del mondo economico si innescano meccanismi che inceppano o bloccano del tutto le indagini. In tutto questo gioca un ruolo anche la società civile che preferisce non pensare o non sapere fino a che punto il tessuto statale è marcio. Questo spaccato si fa ancora più disarmante se si guarda il problema dal punto dei vista dei media: ‹‹negli anni ’80 si riuscì a processare personaggi come Lima, Ciancimino. Oggi è più difficile soltanto parlare di inchieste giornalistiche, è un mestiere dove si ricevono pressioni e condizionamenti che tendono a scoraggiare in partenza qualsiasi tipo di reportage››. Eppure alcuni avvenimenti rilevanti non avvenivano poi tanto distanti dai luoghi più frequentati della città: ‹‹La casa di Guttadauro è nella centralissima via Libertà dove fino al 2001 entravano tranquillamente i capi mandamento di Brancaccio››. Tracciando un rapido percorso della mafia ci si accorge come si sia sempre trattato di un’organizzazione a fini di lucro: a tratti legittimata dallo Stato e dalla società civile, altre volte testa di ponte per lotte politiche (non dimentichiamo il ruolo della mafia nello sbarco alleato in Sicilia e la lotta per l’indipendentismo). La vera grande novità si è avuta dopo gli anni di piombo e con la morte di Giovanni Falcone. In quel momento si aveva la sensazione che la mafia si potesse distruggere, se ne avvertiva la forza devastante e si sentiva la presenza di un gruppo di palermitani che voleva metterla a tacere. Quando la mafia ha eliminato Falcone, sua moglie e la sua scorta la Sicilia intera si è indignata, è scesa nelle piazze e ha chiesto l’intervento dello Stato, che è tornato anche con l’operazione Vespri Siciliani. ‹‹Il futuro deve farci sperare in positivo. Sicuramente la magistratura è forte se è sostenuta››. Se si parte da questa consapevolezza anche il mondo dell’informazione può tornare ad avere un ruolo in questa lotta centenaria.

Francesco Quartararo

venerdì 5 gennaio 2007

I primi neonati del 2007 sono immigrati

I primi italiani nati nel 2007 sono Otman, David, Gharbi Hiba, Joy Oboh, Zhuyifei. Figli di immigrati che hanno fatto dell’Italia la loro nuova casa. Gli italiani "multietnici" sono ormai cinquantamila: Otman, il primo nato del 2007, è marocchino. Poi ci sono romeni, afghani, cinesi. Le barriere demografiche cadono prima di quelle sociali e la popolazione cresce grazie ai nuovi arrivati, più prolifici degli italiani "vecchio stampo" . Un dato di fatto in continua crescita a cui molto presto dovrà far fronte lo Stato, responsabile dell'inserimento dei nuovi italiani nella società pre-esitente senza creare traumi e strappi, basta chiedere agli altri vicini europei. Nel giro di vent'anni la popolazione italiana sarà molto più variegata di come non lo è oggi, l'integrazione ed il reciproco rispetto della diversità etnica e culturale forse la migliore scelta possibile. Si tratta di cieco ottimismo? Per le società non esistono ricette pronte come per delle torte, possiamo solo imparare dalle società precedenti: in paesi come la Francia la ghettittazzazione ha portato a rivolte nelle periferie, cittadine come Napoli, Roma e Milano - per aspetti diversi - sono già dei calderoni pronti a scoppiare con tutte le loro contraddizioni. Gli incendi nei campi nomadi in giro per l'Italia, costati anche delle giovani vittime, sono un piccolo segnale di un'intolleranza strisciante. Timore e pregiudizio sono i peggiori focolai dove possa crescere l'odio. Meglio gettare acqua sulle ceneri ancora calde ed aggiungere un posto a tavola in attesa del compagnetto semi-straniero dei nostri figli

Francesco Quartararo

Anche i corpi hanno un nome



Subito dopo l'esecuzione del raìs Saddam Hussein, leader del partito sunnita di maggioranza, in Iraq la situazione è ulteriormente peggiorata. Giornalmente il bollettino di guerra - civile, anche se la differenza non è più molto rilevante - parla di stragi e di quaranta morti al giorno. Pubblico qui di seguito i nomi di alcune delle vittime scelte a caso, per dare un nome ai "corpi ritrovati al mattino", o ai soldati caduti in quella missione di pace che non ha mai avuto senso. Quegli uomini e donne erano stati mandati in missione, ma non certo per pacificare uno Stato. La guerra continua, lo sgomento non si ferma, la comprensione invece è già finita da tempo. Da questa parte del mondo la Rete fornisce i nomi dei caduti occidentali, degli irakeni si stimano solo 250.000 morti. Non posso dare nome ai morti del luogo, ma elenco alcuni dei 69 morti dello stato della Louisiana, colpito dall'uragano Katrina: Dumas, Joseph Jr. (25); Schelbert, Jens E. (31); Godbolt, LeeKnox, Renee jr. (22);Heines, Jeremy M.(25); Schumk, Jeremiah J.(20). Se qualcuno trova un sito dove si parli anche di cosa succede dall'altra parte della barricata lasci il suo commento e la sua segnalazione
Francesco Quartararo

mercoledì 20 dicembre 2006

Live di Jimi Hendrix a Woodstock
Consigliato agli amanti del virtuosismo elettrico e della psichedelia

lunedì 18 dicembre 2006


Audioslave Like a stone


http://z08.zupload.com/download.php?file=getfile&filepath=44701

Da questa parte troverete una clip dell'italia campione del mondo del 2006 in Germania



http://z08.zupload.com/download.php?file=getfile&filepath=44661


http://www.uploadhut.com/upload/256456.mp3??


Muse Dark shines

Live del gruppo Brit rock
http://www.uploadhut.com/upload/256371.mp3??


Muccino a sorpresa


NEW YORK, 18 DIC - Gabriele Muccino, alla sua prima esperienza cinematografica f
uori dall'Iitalia, e' in testa al box office americano con 'The Pursuit of Happiness'. Il film, interpretato tra gli altri da Will Smith, ha incassato al suo esordio 27 milioni di dollari durante il fine settimana. Il film del regista italiano batte il film di fantascienza 'Eragon' (23,45 milioni) e Charlotte's Web, le avventure di un maialino (12 milioni). Will Smith è già lanciatissimo verso il Golden Globe come migliore attore. Tratto da una storia vera, Muccino ci guida attraverso il racconto della vita del 30enne Christopher Gardner, ragazzo padre disoccupato con un figlio piccolo a carico, con un sogno nel cassetto: diventare un broker di successo. La sua tenacia e le sue capacità nel campo dell'economia gli apriranno le porte dell'alta finanza portandolo dai gabinetti della stazione ferroviaria di San Francisco in cui è costretto a vivere fino ai vertici di una delle più importanti compagnie americane di brokeraggio... La rappresentazione del sogno americano è visto tramite l'occhio disincantato e melanconico del regista italiano, noto in Italia per la sua visione problematica della famiglia post-moderna. In Italia il film uscirà a gennaio. L'America abbandona quindi le ennesime storie di animali, di buoni sentimenti patinati, mondi fantasy e torna a guardarsi in faccia, grazie ad un regista venuto dal bel paese.
F.Q.


In questo spazio intendo mettere la musica che ascolto, mi piace e in futuro qualche altra cosa... Il mio è un esperimento, quindi datemi un pò di tempo

La prima è tratta da Kill bill vol.1

http://www.uploadhut.com/upload/256307.mp3??

giovedì 14 dicembre 2006

Il Belgio si scioglie: bluff in tv

Le Fiandre hanno dichiarato la loro indipendenza, il paese è nel caos ed il re è in fuga. Ecco come la Rtbf, prima emittente francofona del Belgio, si è presentata in un’edizione straordinaria nella tarda serata di ieri. Mentre in studio veniva data la notizia, un inviato di fronte al Parlamento a Bruxelles (capitale della regione delle Fiandre) confermava la secessione unilaterale del Parlamento fiammingo, nello stesso momento la famiglia reale fuggiva dal paese su un aereo dell’Aviazione militare. Il tutto condito da immagini di dimostranti filo-monarchici che sventolavano il tricolore belga di fronte al Palazzo Reale. Nel giro di quaranta minuti il tam-tam mediatico ha paralizzato le ambasciate di tutto il mondo che non sapevano cosa comunicare ai rispettivi paesi. Centinaia di chiamate sono arrivate ai call center dell’emittente televisiva e ai principali quotidiani. Un’immagine apocalittica costruita ad arte dal network televisivo, ecco la realtà dei fatti. Orson Wells aveva scatenato il panico in America commentando tramite radio uno sbarco alieno, qui la Rtbf ha fatto qualcosa in più: ha usato le sue risorse per creare una verità che non esisteva, mettendo in scacco un paese e in apprensione il resto dell’Europa. Gli autori della colossale burla rischiano il posto mentre da più parti piovono aspre critiche. Al di là del gesto, mezz’ora di trasmissione ha fatto si che l’89% della popolazione credesse a ciò che vedeva nei propri schermi. Il restante 11% probabilmente poteva constatare da sé l’infondatezza della notizia oppure ne conosceva l’impossibilità da fonti interne. Con un po’ di distacco questo piccolo esperimento sarà visto e studiato con più attenzione, nell’immediato meglio non dimenticarsi mai che la regola di San Tommaso è sempre valida: meglio toccare con mano per credere a qualcosa.

Francesco Quartararo

SIAMO IN GUERRA … PERCHÉ ?

Le nostre abitudini sono cambiate? In televisione a pranzo, e a cena vediamo ancora films e telenovele oppure Tg e approfondimenti che ci propinano il modo “intelligente” con cui l’aviazione americana bombarda Baghdad o Bassora. Ci porteremo dietro la responsabilità dei morti o no ? Questo fardello ci accompagnerà per il resto della nostra vita, o sarà solamente un passaggio storico tra gli altri? Nessun confronto è possibile tra questo tipo di guerra e quelle che l’hanno preceduta. Non è possibile giudicare con le vecchie categorie di guerra giusta o ingiusta, di aggressione o di difesa con cui si poteva cercare di trovare qualche ragione plausibile alle guerre di ieri. Questa è una guerra globale e infinita, senza confini geografici e senza limiti di tempo, essa è stata dichiarata definitivamente dopo l’11 settembre, ma era cominciata dieci anni fa con la prima guerra del Golfo, era continuata con la guerra del Kosovo e dell’Afghanistan, e di nuovo oggi si abbatte sull’Iraq. Semplificando: Saddam Hussein stava preparando in Iraq un arsenale bellico, atomico, chimico e batteriologico che in breve tempo avrebbe potuto avvelenare il mondo e alcuni popoli in particolare. Se il problema fossero le armi di distruzione di cui l’Iraq si sarebbe dotato, perché inventare la storia del vaiolo, o quella dell’antrace, perché inventare una complicità con gli attentatori dell’11 settembre, e soprattutto perché negare i risultati e le relazioni degli Ispettori dell’ONU togliendo così all’America le motivazioni per l’attacco? “Colpiamo noi prima che sia lui a colpire noi”. È questa la giustificazione della guerra “preventiva”, poiché disarma il nemico prima che egli possa impugnare un’arma? La prevenzione spezza l’arma di offesa prima del suo uso? È la guerra contro le intenzioni! Dove sta il corpo del reato? La strategia della dissuasione era stata la più celebrata dottrina dell’America e della Nato. Tutta la guerra fredda era stata combattuta così. Dunque perché oggi è stata abbandonata? La ragione è che la dissuasione, per poter funzionare, ha bisogno che il nemico sia considerato ancora umano, capace di intelligenza, sentimenti, pietà, capace di pensare. La dichiarazione di guerra era stata lanciata già il 20 settembre, quando Bush ha dichiarato nella cattedrale di Washington, quello che può sicuramente essere definito non un testo tecnico sulla difesa degli USA, ma piuttosto il manifesto di un Impero. In esso risuona un messaggio apocalittico: la scure è posta alla radice dell’albero, c’è un solo modello per popoli, regimi, e Stati degni di vivere, che è <>, c’è una sola ricetta per il mondo che va a pezzi, ed è <>, c’è una sola potenza che non permetterà a nessuno di superarla e neanche di esserle eguale, e sono gli Stati Uniti d’America, c’è un solo modo per neutralizzare i nemici ed è debellarli prima che lo diventino, c’è una sola politica ed è la guerra come governo del mondo. È il rovesciamento del messaggio antiapocalittico cristiano che, separandosi dal radicalismo punitivo di Giovanni il Battista e dall’apocalittica giudaica dei due mondi, quello buono e quello cattivo in lotta tra loro, capovolge il detto biblico “lasciate che il grano e la zizzania crescano insieme, non tocca a voi estirpare l’erba cattiva”. Il rovesciamento sta in ciò che pensa la nuova America di Bush, e cioè che si possa estirpare il male, e rivendica a sé la missione di farlo. Il nemico è il terrorismo. Terroristi sono tutti quelli che gli Stati Uniti assumono come nemici. Così dunque la guerra “preventiva”, “invisibile”, “chirurgica”, tecnologicamente accurata (tranne che per quei soldati inglesi, americani, italiani, spagnoli, polacchi e medici francesi uccisi durante “missioni di pace”), senza altri elementi di discussione se non quelli fondati su certe ideologie indotte e inoculate da mezzi pubblicitari di cui nessuno conosce la serietà, né la veridicità, né la fondatezza (ma solo la pervasività, la silenziosa capacità di farsi notare, l’invadenza ossessiva, la violenza della comunicazione) si è sviluppata su dati documentali non probanti. Mentre scorrevano in Tv le immagini degli anglo-americani che avevano appena conquistato l’aeroporto di Baghdad, e si apprestavano a sferrare l’ennesimo attacco alla capitale, rifletto, come forse altri milioni di uomini, su cosa sia oggi la pace e cosa sia la guerra, sul perché alcuni Stati possono armarsi ed altri no, sul ruolo dell’ONU, sullo strapotere americano nel mondo, sull’impotenza dell’opinione pubblica, e mi chiedo rivolgendo anche a voi questa domanda: può l’Europa, gli uomini e le donne che ne sono l’essenza intellettuale e morale accettare tutto questo? Questo è il problema, che non è solo il problema della sinistra come ha cominciato a capire una parte dell’Ulivo, ma anche di Schroeder, Chirac e perfino Putin, a dimostrazione del fatto che l’Europa, aldilà degli schieramenti politici, è chiamata ad essere finalmente e realmente quel grande “saggio” in grado di far ragionare le parti in causa.

mercoledì 13 dicembre 2006

La Macchia 1986



La Macchia 1986


Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.



Perché pubblicare un blog? Me lo sono sempre chiesto, e adesso mi sono deciso. L'atto di nascita del blog porta la data di inizio, avrà una sua fine il giorno in cui qualcuno spero noti ciò di cui voglio scrivere. Il mio blog di personale avrà solo qualche foto e la musica che metto, (musica molto varia...) per il resto userò il blog per pubblicare i miei vecchi articoli, recensioni e cose varie e scriverne di nuovi. Faccio questo non tanto per narcisismo ma per necessità: la prima volta il giornalino che avevamo creato (La Voce in IV^)ha chiuso per un articolo che non piaceva al direttore dell'Istituto zoosperimentale della Sicilia sito a Palermo, amico di Totò Cuffaro; la seconda volta a cacciarmi i capoccia che gestivano il sito a cui avevo dato idee e consigli per avviare delle rubriche curate da studenti universitari. Detto questo mi auguro di non annoiarvi. Con il tempo arriveranno articoli di più ampio respiro. Sarete voi lettori a dare vita e nutrire questo blog, io mi curerò di cambiargli i vestiti

Torna il blues più dolce

È uscito da circa un mese e mezzo il nuovo album del bluesman italiano più conosciuto al mondo. Tre versioni per il mercato, una dedicata ai paesi spagnoli, una per l’Italia ed una per il settore estero. Il blues si incrocia al pop, l’amore per la vita ed i suoi vizi (bacco, tabacco e Venere), uno sguardo a Cuba e alla vita quotidiana con una sana vena sarcastica. Non manca nemmeno il singolo natalizio, pensato in estate ma probabilmente riutilizzabile anche nel clima invernale. Si tratta del singolo “L’amore è nell’aria”, canzone pop orecchiabile e con un testo facilmente memorizzabile, un po’ come quello che gira per ora nelle stazioni radio ed in tv. Zucchero presenta nel suo sito personale il nuovo album proponendo un percorso multimediale nella sua tenuta personale, trasposizione virtuale della campagna in cui Sugar Fornaciari crea e produce la sua musica. Una buona trovata, accompagnata da una piccola querelle internazionale per via del rifacimento della canzone “White shade of pale” (per intenderci la canzone che accompagna il film i “Cento passi”), già fatta in Italia dai Dik Dik e quindi non proponibile nel nostro mercato.

Francesco Quartararo


Sudafrica come Spagna ed Inghilterra

Il parlamento sudafricano approva a larga maggioranza una legge che legalizza i matrimoni gay.

Si tratta del primo paese africano a rendere lecita questa pratica, controversa e dibattuta per lo più tra Europa ed America.

Tutto è partito dal parere della Corte Costituzionale che aveva considerato discriminanti le attuali normative per gli omosessuali. Da qui la decisione di approvare il “Civil Bill Union”, approvato con 230 voti a favore, 41 contrari e tre astenuti.

In questo modo le unioni omosessuali diventano legali in un paese extraeuropeo, precisamente nella democrazia più robusta presente nel continente africano, prossimo ospite dei mondiali di calcio del 2010.

Dopo circa 15 anni dalla fine dell’apartheid il paese cerca di allinearsi alle più avanzate forme di democrazia moderna, cercando di eliminare ogni ostacolo allo sviluppo dello stato africano. Il paragone diventa imbarazzante se proposto con la Cina, colosso economico delle fragili basi democratiche.

Francesco Quartararo

Rumsfeld accusato di torture

Nuova tegola su Donald Rumsfeld, ex segretario alla difesa USA accusato per le torture dei soldati americani in Iraq e a Guantanamo. La denuncia arriva da un gruppo internazionale di avvocati dopo le dimissioni causate dalla sconfitta elettorale dei repubblicani. Secondo l’accusa Rumsfeld avrebbe avuto un ruolo nei casi delle torture praticate dai soldati americani, tutto ciò mentre quattro di loro si dichiarano colpevoli. La denuncia è stata presentata presso la procura generale di Berlino nella mattinata dell’11 novembre. Silenzio per ora dalla Casa Bianca, alle prese con le accuse incrociate di una mancata razionalità nell’intervento in Iraq e con il morale delle truppe molto basso. Proprio martedì una soldatessa, infermiera in una cittadina dello stato di New York si è suicidata dal ritorno in Iraq. Il marito afferma che il suo stato mentale non era più lo stesso ma nessuno se ne è più interessato dopo la fine della sua missione.Rumsfeld sembra essere il primo esponente dell’amministrazione Bush a pagare le spese di una guerra mal programmata e mal gestita.

Francesco Quartararo


Accordo Eni - Gazprom per la fornitura diretta di gas

Dopo i gravi problemi energetici dello scorso inverno, l’Eni ha firmato a Mosca un accordo per la fornitura diretta di gas in Italia.

L’accordo è stato firmato martedì da Gazprom ed Eni e prevede la fornitura a partire dal 2007 di quantità crescenti di gas fino a raggiungere la quantità di 3 miliardi di metri cubi nel 2010.

Sembra così scongiurato il pericolo di una mancanza di riscaldamento casalingo, soprattutto al nord, nei mesi più freddi. Resta da considerare il parere dell’Antitrust che potrebbe apportare qualche modifica all’accordo, partito durante il governo Berlusconi ma notificato martedì 14.

In passato l’affare aveva suscitato qualche polemica: una società controllata da Gazprom, la Centrex, aveva creato una joint venture con una società dell’imprenditore Bruno Mentasti, socio in alcune iniziative di Silvio Berlusconi. Non sono mancate le proteste della sinistra per presunti vantaggi personali dell’accordo, siglato a Vienna.

Attualmente il maggiore fornitore di gas per l’Italia rimane la società algerina Sonatrach, mentre dal 2004 è partito il gasdotto libico che collega la Sicilia e la Tripolitania.

Francesco Quartararo

Gazzetta.it-Homepage

Che ne pensi del post? Prima di andartene, dammi il tuo parere

Pagina Sportiva

Sezione dedicata allo sport, con le notizie della Gazzetta e i vostri video

Link particolari