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sabato 9 febbraio 2008

La rincorsa alla Casa bianca, parte quinta



Nemmeno lo Tsunami-Tuesday, caratterizzato più dalla tragedia provocata dai tornado negli stati del sud più che da fatti decisivi, consegna il nome dei due sfidanti alla Casa Bianca. Almeno così sembra in apparenza, in quanto in campo repubblicano McCain elimina lo sfidante con la maggior quantità di fondi a disposizione, Mitt Romney, ma è fortemente inviso dallo zoccolo duro dei neocon, che preferirebbero un altro Bush piuttosto che un repubblicano che parla di tasse e controllo maggiore dei mercati. A sorpresa potrebbe essere proprio il conservatore Huckabee lo sfidante più duro per l'ex veterano del Vietnam, scelto dagli indecisi per la sua esperienza politica. In campo democratico i toni si sono concentrati sul testa a testa tra i due candidati, che lottano ancora per un posto al sole nel partito democratico. Molti osservatori definiscono salutare la lotta tra Obama e la Clinton, ma la senatrice accusa il colpo: ha già finito i finanziamenti esterni ed ha attinto a qualche milione di dollari del suo patrimonio personale, quindi potrebbe non reggere il testa a testa fino all'estate. Al momento la scelta di un presidente forte e con esperienza politica decennale, un vero e proprio capitano in grado di guidare gli USA fuori dalla crisi subprime sembra prevalere sulle promesse rivoluzionarie di Obama. Se il voto fosse domani, probabilmente i repubblicani sarebbero ancora alla Casa Bianca.
Francesco Quartararo

mercoledì 30 gennaio 2008

La rincorsa alla Casa Bianca, parte quarta


Il voto in Florida dei democratici e dei repubblicani miete le prime vittime eccellenti in campagna elettorale. Rudolph Giuliani e John Edwards escono dalla competizione, stracciati dalla concorrenza troppo agguerrita dei due principali contendenti in campo democratico e repubblicano. John McCain sembra il favorito tra i due candidati repubblicani, ma non sono da escludere colpi di scena in vista della mega-tornata elettorale di febbraio. Situazione di perfetta parità tra Obama e la senatrice Clinton, il South Carolina al senatore dell'Illinois e niente Florida per Hillary, anche in questo stato l'anticipazione della tornata elettorale non dà diritto alla Clinton di prendere nessun super-elettore. Il lavorìo diplomatico di Bill Clinton può ancora influenzare quest'ultimo scorcio di campagna elettorale. John Edwards lascia la corsa alla Casa Bianca offrendosi come eventuale vicepresidente in caso di vittoria di uno dei due contendenti in casa democratica. Edwards si era messo in luce nel partito democratico grazie all'intervento operato in Louisiana dopo il passaggio dell'uragano Katrina su New Orleans. Giuliani abbandona la corsa in condizioni peggiori, senza un reale appoggio elettorale nei vari stati in cui si è presentato. Finisce così il sogno dell'ex sindaco di New York di guidare gli Stati Uniti, dopo la terribile amministrazione Bush che nel suo ultimo discorso, un pò alla maniera di Fidel Castro, si congeda ufficialmente alla nazione dicendo "La storia mi giudicherà".
Francesco Quartararo

martedì 29 gennaio 2008

Shoah, vento che distrugge

Il termine ebraico indica un vento che spazza via e distrugge quello che incontra, qualcosa di simile al vento sollevato dall'esplosione di una bomba atomica, per darne una spiegazione fisica. Bastano poche descrizioni per descrivere l'orrore. Pensate di essere stati strappati dalle vostre case, privati dei vostri ricordi, dei vostri beni e dell'umanità che vi distingue dagli animali. Una continua tortura in cui il corpo e lo spirito cedono di pari passo. Immaginate di dover prelevare gli ammalati e gli anziani, tutti, anche quelli che vi hanno cresciuto e di doverli mettere su una camionetta con un meccanismo simile a quello dei camion usati nel campo dell'edilizia. Una leggera spinta di una leva e quelle persone finiscono in un enorme forno a bruciare vive, tra urla e odore di carne umana abbrustolita. Come è stato possibile tutto questo? Gli Alleati sapevano dell'esistenza di questi campi, come ha detto Bush in visita in Israele potevano intervenire prima ma non l'hanno fatto. La rete di paura e connivenza dell'Europa ha permesso lo sterminio nei lager nazisti, l'indifferenza ha aiutato Hitler nel compiere i suoi piani. Riuscireste a distinguere le immagini dei lager nazisti da quelli delle fosse comuni nei territori sfaldati della ex Jugoslavia? Mettendo a colori le fotografie, togliendo le insegne naziste, le immagini dei genocidi e degli stermini etnici non sono cambiate negli ultimi 60 anni. Nel 1998 un paese come la Serbia, prossimo candidato all'UE, era retto da un governo che fomentava il genocidio di massa. Dal Darfur come dal Kenya o dal Ruanda non vediamo immagini di uomini e donne sventrati a colpi di macete ed accatastate in migliaia di pezzi di carne, maciullate dalle bestie selvatiche e insozzate da soldati che aprono in due le donne incinte per indovinare il sesso del feto, dopo averle violentate. Queste immagini immonde, crude e scomode solo da scrivere sono immagini reali presi da vari periodi storici ma realmente accadute. In Indonesia, nella penisola indocinese e in altre parti del mondo si sono perpetrati eccidi inenarrabili. Il popolo ebreo ha avuto il merito di richiamare l'attenzione del mondo affinché non si ripetino più le scene viste sessant'anni fà dai soldati dell'Armata Rossa entrati ad Auschwitz. Ma la nostra più grande colpa sarebbe quella di chiudere gli occhi di fronte alle stragi di oggi o peggio ancora illudersi che il mondo sia migliorato. Non abbiamo più l'impersonificazione del Male in un'unica persona, come nel caso di Hitler, ma il Male è comunque presente nel mondo e si manifesta sotto forme diverse, causando diversi tipi di pulizia etnica. Non dimentichiamoci mai cosa è stata la Shoah, non dimentichiamoci mai i racconti dei sopravvisuti per non dimenticare di quali profonde nefandezze è capace l'uomo
Macchia 1986

venerdì 25 gennaio 2008

L'Italia consegnata alla sfracelo della politica

Il governo Prodi non c'è più, l'unità di intenti in nome dell'Italia non esiste da tempo, si attende solo la mattanza alle prossime elezioni. Berlusconi e soci, ricompattati dalla caduta del fortino di Prodi aspettano solo nuove elezioni al più presto, nella speranza di un risultato rotondo e pieno contro lo sfacelo fatto dal governo di centro-sinistra. Non è possibile giudicare l'opera di ridistribuzione delle ricchezze prodotte dal paese dopo quasi due anni di dissanguamento perché l'attività politica del paese è paralizzata e lo rimarrà a lungo. Colpe e colpevoli rimangono agli archivi della storia, sulla pelle degli italiani brucerà ciò che verrà fuori dalle ceneri di questa situazione politica. Prodi cade e Cuffaro resta, la mozione di sfiducia presentata ieri dal centro sinistra all' Ars non è passata. Intanto, per non pensare alle sciagurate scelte dei nostri rappresentanti in Parlamento, godiamoci la lista delle risse in Parlamento dal 1948 ad oggi. Roba che a confronto gli sputi di Barbato a Cusumano di ieri sembrano i litigi di due bambinetti al parco giochi.


F.Q.

giovedì 24 gennaio 2008

Il lotto alle otto presenta: la fiducia al governo Prodi

Succede di tutto prima del voto: senatori con il bacino rotto eliotrasportati dai potenti mezzi di Forza Italia fino al Senato per non abbassare il quorum richiesto per la fiducia al governo Prodi. Mastella si presenterà in aula accompagnato dal medico nonostante un malore. Cusumano, fedelissimo di Mastella annuncia di votare la fiducia a Prodi e scoppia l'inferno: Barbato, suo (a questo punto) ex compagno di partito dell'Udeur vede la scena dagli schermi posti fuori dall'aula, entra come una furia riempendolo di insulti, minacciandolo con il gesto di una pistola e il povero Cusumano si accascia sul suo sedile. Seduta sospesa e barellieri in aula tra le urla e la rissa tra i mastelliani ed i prodiani. La Lega Nord è pronta a scendere in armi se Prodi non si dimette, almeno stando alle parole di Bossi, il tutto mentre Napolitano attende di formare un governo tecnico di transizione, lui che da Presidente della Repubblica fino all'ultimo ha consigliato a Prodi di desistere dalla prova di forza in Senato. Dal conteggio fatto finora i numeri non sono ancora dalla parte del Presidente del Consiglio, ma un'uscita dall'aula di qualche indeciso può trasformare un voto nullo (quindi contrario, per il regolamento del Senato) ad un abbassamento dei voti necessari della fiducia e quindi una speranza per il governo Prodi. Altro inaspettato salvagente per il Professore una nota tecnica: ad alcuni senatori mancano ancora sei mesi prima di ottenere il diritto di avere la pensione minima spettante ad un senatore della repubblica. Insomma, l'accusa di presunta corruzione da parte di un suo ministro che ha avviato la crisi può essere risolta dal malcostume parlamentare. Ottimo dramma all'italiana
Francesco Quartararo

martedì 22 gennaio 2008

Bandi di concorso ufficiali per i musicisti su MySpace

Per tutti coloro che stanno ancora cercando il palcoscenico giusto da dove farsi conoscere niente di meglio di questo elenco completo di tutti i concorsi musicali indetti per musicisti emergenti. Si va da rassegne locali di provincia fino ai provini per il prossimo Heiniken Jammin Festival. Festival a tema, per chi canta come Aretha Franklin o dedica la sua vita al jazz, oppure a chi ha un'anima pop e una voce da far sentire. Contest rock e metal e molto altro sono a disposizione di chi è interessato. A fianco dell'elenco, che troverete scorrendo un pò la pagina, trovate anche le date massime di presentazione della domanda, riferite però al 2007. Per vedere le date valide per il 2008 andate controllando di volta in volta. Ad esempio in quest'altro sito trovate le date attuali con tanto di costi e località. Controllate ben bene, troverete molte più opportunità di quante possano sembrare a prima vista. In bocca al lupo!





Macchia 1986

lunedì 21 gennaio 2008

La rincorsa alla Casa Bianca, parte terza

L'effetto Hillary sembra continuare anche negli altri stati. La rinascita elettorale della senatrice Clinton ha permesso di staccare di sei punti percentuali in Nevada il rivale democratico Obama, sempre più in vista nella comunità afroamericana dopo la gaffe dello staff Clinton su Martin Luter King. McCain a vele spiegate nel faccia a faccia elettorale contro Romney, ma nel conteggio totale dei delegati statali per il voto finale è sotto rispetto al suo antagonista più forte. Ancora testa a testa invece tra Obama e Hillary, fermi rispettivamente l'uno a quota 25 e l'altra a quota 24. Nel Michigan la corsa solitaria della Clinton non ha portato grandi vantaggi dato che il partito democratico ha azzerato il numero dei delegati per aver anticipato la data delle primarie contro il parere del partito. Unico ostacolo per Hillary è al momento il nervosismo mostrato dal marito Bill in sede di conferenza stampa. In Carolina del Sud, Romney, già vincitore nel Michigan, rinuncia lasciando partita vinta al reduce di guerra McCain. Partita decisiva per l'ex sindaco di New York Giuliani in Florida, dove spera di far partire la sua macchina elettorale per sfruttare l'effetto domino conseguente. Più complicato il compito per McCain, forse non in grado di attirare le simpatie degli ispanici e fuggiaschi cubani residenti nello stato della Florida. Lo stesso giorno, il 29 febbraio, i candidati democratici si sfideranno per il Sud Carolina (o South Carolina). Occhi puntati al 5 febbraio per lo Tsnuami-Tuesaday, tornata elettorale importantissima con ben 22 stati da assegnare. Texas e Ohio chiudono il cinque marzo questa prima fase da dove usciranno i nomi dei due candidati alla Casa Bianca. Non è da escludere che occorra arrivare fino a giugno per eventuali spareggi con l'assegnazione degli ultimi stati, proprio a ridosso delle convention del partito democratico dal 25 al 28 agosto e di quello repubblicano tra l'1 ed il 4 settembre. Da lì in poi ultima fase della campagna elettorale, prima del voto finale del 4 novembre. Per seguire tutte le tappe elettorali, visitate questo sito.

Francesco Quartararo

mercoledì 16 gennaio 2008

La vittoria dello Stato laico

Non è da sottovalutare quello che è successo tra le pareti dell'università "La Sapienza" di Roma. Per molto tempo siamo stati assueffatti alla presenza della Chiesa in ogni aspetto della vita della Repubblica Italiana, superando in maniera indiretta quanto sancito dalla nostra Costituzione - che proprio quest'anno celebra i suoi 60 anni - in più occasione. Cito solo quella relativa al referendum sulla fecondazione assistita, mandato a monte dopo l'altolà della Conferenza Episcopale Italiana e puntualmente eseguito dai politici di aperto elettorato cattolico (ricordate? da lì nacque la definizione di teodem, più simile ad un nome della saga di Tolkien più che a quella di un gruppo cattolico oltranzista). Il discorso incriminato, visibile integralmente qui, accusa la scienza in generale e Galileo in particolare, di avere portato il mondo allo sfracelo di oggi lasciando spazio al relativismo assoluto, a piaghe dell'umanità come la bomba atomica e altre diavolerie che hanno corrotto il mondo che la Chiesa governava nel Medioevo. Oltre a dimenticare che la responsabilità di Hiroshima e di altri grandi disastri non è da imputare alla scienza in sé ma all'uso che se ne è fatto (Fermi pensava alla fissione dell'atomo come fonte energetica, non certo come arma di distruzione di massa commisionatagli da militari), Ratzinger adduce come giustificazione al processo a Galileo la necessità, da parte della Chiesa, di preservare uno status quo senza sconvolgere il mondo. Anzi rilancia ulteriolmente, citando alcune speculazioni filosofiche da cui si evince che la tesi eliocentrica di Galileo non era dimostrabile razionalmente. Da qui in poi è impossibile credere che nel 2008, dopo l'immenso lavoro compiuto dal metodo scientifico creato da Galileo, poter solo mettere in crisi l'indipendenza del pensiero scientifico dalla teologia totalizzante proposta da Ratzinger. Da bravo tedesco vecchio stile (stile Terzo Reich, per intenderci) Ratzinger preferirebbe gestire una Chiesa che guida un mondo ignorante dove è possibile far credere qualsiasi cosa. Nell'ignoranza è più facile malleare e plasmare le coscienze, non ci sarebbe nemmeno bisogno di enormi discussioni per giustificare la teologia di fronte all'empirica realtà in cui viviamo. Come spiegare l'intervento della Provvidenza divina agli abitanti di Pianura? Bisogna solo avere fede per far sparire cumuli di spazzatura dalle strade o si deve sfruttare una tecnica scientificamente valida? Naturale che papa Benedetto XVI non fosse gradito alla Sapienza, perfino il più ignorante degli uomini occidentali ha davanti a sé i vantaggi offerti dalla scienza in termini di strumenti, tecnologie che aiutano a vivere e molto altro. Il contrasto con "La Sapienza" brucia ancora di più perché il suo mentore e predecessore, papa Giovanni Paolo II aveva per la prima volta nella storia chiesto scusa per il processo intentato a Galileo Galilei e aveva ricevuto, proprio dall'univeristà romana una laurea honoris causa in giurisprudenza “per l'affermazione del diritto e per la tutela dei diritti umani in tutte le loro forme storiche". Uno schiaffo, quello ricevuto dagli studenti della Sapienza, sonoro e importante perché rappresenta un segnale di profonda intolleranza della comunità scientifica nei confronti di un papa considerato oscurantista e al di fuori di ogni contatto con la vita reale. Papa Giovanni Paolo II aveva sempre ottenuto il rispetto universale da parte di tutti per il coraggio che aveva di mostrarsi uomo tra gli uomini, fermo nel far rispettare i principi della Chiesa ma mai chiuso al mondo che lo circondava. Un mondo che lo rimpiange sempre di più. Basta confrontare in rete le immagini proposte da Google per Ratzinger e per Wojtyla.
Macchia 1986

giovedì 10 gennaio 2008

Chiediamo i danni alla mafia

La famiglia Bagarella ha lanciato una provocazione chiedendo a Mediaset danni d'immagine causati dalla fiction "Il capo dei capi". A questo punto diciamo basta. Per decenni un siciliano è stato tacciato di essere mafioso solo perché veniva dalla terra di Riina, Bagarella, Provenzano, Badalamenti e altri baronetti che hanno impoverito la Sicilia per i loro interessi personali. La mafia ha bloccato la crescita di una regione in grado di competere con la Lombardia e di produrre ricchezza per tutto il paese. Un'organizzazione che ha fatto sparire 96 miliardi di euro si ritiene offesa da una fiction? Chiedamoli noi i danni! Con 96 miliardi di euro Tommaso Padoa-Schioppa avrebbe permesso a tutti gli italiani di non pagare tasse per almeno dieci anni. Firmate anche voi questa petizione online per chiedere allo Stato e alla regione Sicilia i danni materiali causati dalla mafia. In caso di vittoria tutte il patrimonio mafioso, sia quello congelato che quello in possesso dei latitanti, verrebbe congelato dallo Stato e redistribuito ai cittadini. Andate su http://www.petitiononline.com/nomafia/petition.html e aiutate nel vostro piccolo la Sicilia a liberarsi dall'oppressione mafiosa
F.Q.

mercoledì 9 gennaio 2008

La rincorsa alla Casa Bianca, parte seconda

Hillary Clinton si salva a sopresa nel New Hampshire. In questa intensa campagna elettorale i colpi di scena sono continui: quando tutti i media davano Obama vincente le lacrime di Hillary, la scoperta di un'umanità dietro l'immagine della lady di ferro -cresciuta politicamente grazie al marito- la rimettono in corsa. Una tattica troppo aggressiva quella di Obama, attento a mettere in un angolo la Clinton per i suoi legami con un modo vecchio di gestione politica, troppo prudente e poco intrapendente. Edwards ha provato ad unirsi a questo massacro, ma non ha ricevuto nessun vantaggio. Le parole di Bill Clinton della vigilia - i media hanno già decretato il vincitore - , la maggiore chiarezza del suo programma nel spiegare come si può uscire da un pericolo di recessione economica e l'apporto decisivo e convinto delle elettrici hanno portato a questo insperato ed inatteso successo. Dal lato repubblicano parte la corsa di John McCain, atteso vincitore nel confronto con Romney e probabilmente unico candidato forte capace di vincere indistintamente in ogni stato. Per battere il vincitore della sfida interna tra Hillary e Obama, McCain avrà bisogno di tutto l'aiuto possibile dall'area neocon che ha portato al successo George W. Bush. Obama sembra pronto a piegarsi alla causa democratica in caso di sconfitta, mentre non è sicuro l'aiuto da parte dell'entourage Clinton nei confronti del senatore colored.


F.Q.

lunedì 7 gennaio 2008

La rincorsa alla Casa Bianca, parte prima

Il voto del New Hampishire di domani è atteso dagli USA e dal mondo col fiato sospeso. Hillary Clinton si gioca una delle ultime carte in questo stato prima del Big Election Day di febbraio in cui a votare si recheranno ben 28 stati. Incalzata da Edwards e Obama, la Clinton conta sull'esperienza acquisita negli anni accanto al marito, mentre il senatore colored dell'Illinois punta sull'entusiasmo delle sue proposte. Basate sul ritiro delle truppe dall'Iraq, considerata ormai una guerra inutile, il rifinanziamento delle truppe in Afghanistan ma soprattutto sull'estensione della copertura sanitaria a tutta la popolazione, Barack Obama convince prima di tutto la middle class bianca. Il 90% degli elettori in Iowa è composto da bianchi, i comizi fatti da Obama sono stati fatti sia nei mega palazzetti dello sport sia nelle zone rurali. Il suo passato, passato alla lente d'ingrandimento dallo staff di Hillary Clinton, gli ha attirato ancora più simpatie: il padre keniano, pastore di capre musulmano diventato poi professore di economia ad Harvard e la madre originaria del Kansas, rappresentano l'unione possibile di due realtà che fino a quarant'anni fà era impossibile. Martin Luther King guarderebbe a Barack Hussein Obama jr con ammirazione e come grande speranza per l'America. Proprio i suoi brevi trascorsi all'interno della comunità musulmana, la profonda conoscenza delle realtà asiatiche - parte della sua vita l'ha passata a Giacarta, in Indonesia - e del rispetto per la diversità razziale sotto un'unica bandiera a stelle e strisce fanno ben sperare per il futuro degli USA. Alcuni osservatori italiani, tra cui Gianni Riotta, attuale direttore del Tg1 e profondo conoscitore della mentalità americana, affermano con sicurezza che l'unico vero ostacolo all'ascesa di Obama proviene dall'esterno: un attentato in grande stile sul suolo americano o un innalzamento della soglia di sicurezza nei confronti del terrorismo di matrice islamica si ritorcerebbe contro Obama. Gli americani preferirebbero un candidato che garantisca maggiore sicurezza e continuità col passato, come Hillary o McCain. Tutto da valutare invece il peso dei candidati repubblicani sostenuti dalle chiese protestanti, come Huckabee, outsider di successo in Iowa ma destinato a farsi da parte. Altra incognita che inciderà sulla corsa alla Casa Bianca è la disponibilità di fondi: Hillary si è garantita un'enorme quantità di introiti grazie alle ottime conoscenze del marito, ma deve far fronte a qualche caso di corruzione. Il partito repubblicano deve decidere su chi puntare prima di perdere finanziamenti in mille rivoli. Obama ha dalla sua un'enorme quantità di piccole donazioni ricevute grazie al suo canale online in cui espone le sue idee e si confronta con i cittadini.


F.Q.

Con gli occhi chiusi

Sequestrati dai database di Repubblica, i nomi dei commercianti che pagano il pizzo sono comunque finiti in prima pagina. In una città dove l'80% dei commercianti è a libro paga, scorrere la lista è un pò come scorrere l'elenco delle figurine Panini: questo ce l'ho, questo pure, questo mi manca. Auchan, Ferdico, tutta l'enorme zona industriale di Carini ed i negozi di viale Strasburgo, persino i lavavetri dei semafori davano una percentuale alle famiglie mafiose. Niente di strano quindi se Ivan Lo Bello, presidente degli industriali siciliani, chiede immediata chiarezza ai commercianti presenti nei libri contabili di Salvatore Lo Piccolo. Prosegue a ritmo incessante l'iniziativa lanciata da Confindustria Sicilia per cancellare le aziende che non dichiarano di essere libere dal pagamento del pizzo: dopo i grandi attestati di stima di Montezemolo, del Presidente della Regione, del governo Prodi e del capo dello Stato Napolitano le denunce ad oggi risultano pari a zero. Questo imbarazzante e rumoroso silenzio segue ad un'altra incongruenza. Alcuni degli imprenditori citati tra i pagatori di Cosa Nostra ricoprono oggi alcune cariche dirigenziali all'interno di Confindustria. Nino Salerno, presidente di Assindustria Palermo aveva già sollecitato alcuni di loro ad abbandonare le cariche ricoperte per proseguire sul percorso del codice etico stabilito. Tante chiacchiere per nulla, mentre Palermo e con lei tutta la Sicilia si tappano gli occhi di fronte all'ennesima presa in giro delle istituzioni nella lotta alla mafia.
Francesco Quartararo

giovedì 3 gennaio 2008

La follia di fine anno

La settimana di Natale che si protrae fino a Capodanno è uno di quei momenti dell'anno in cui è raro vedere un telegiornale, leggere un giornale o semplicemente aver voglia di sapere cosa succede in Italia e nel mondo. Le feste di Natale sono il periodo in cui si sta in famiglia e con le persone con cui ci si trova bene, il resto non conta. Così quando riaccendi la tv, vedi il televideo o semplicemente scorri le notizie del giornale viene il dubbio che il 2008 sia cominciato nel peggiore dei modi: focolai di meningite in tutta Italia, una sessantina di morti tra incidenti stradali, pallottole vaganti per festeggiare l'anno nuovo, 400 feriti per i botti, genitori che uccidono a colpi di sedie i genitori e vari morti nel giro di 24 ore. Quando pensi che il senso di nausea ti stia passando dai un'occhiata alle notizie dal mondo e leggi come il Kenya nel giro di quattro giorni è precipitato in una guerra civile con 7000 sfollati e centinaia di morti. In India Sonia Gandhi ha rischiato la vita per un attacco d'asma, il Pakistan è nel caos mentre gli USA muoiono di freddo e in Bangladesh è riscoppiato un nuovo focolaio di aviaria con migliaia di polli abbattuti per il rischio di contagio. Come è possibile che esploda così tanta follia in un periodo di festa? La gente preferisce farsi a pezzi piuttosto che cercare di divertirsi oppure l'unico divertimento è fare del male a qualcuno? Fermandosi a guardare la cronaca del 2007 ci si rende conto che in fondo la settimana finale dell'anno è uguale a tante altre. La differenza si avverte solo perché una volta tanto si sono messe a tacere le sirene dell'informazione, pronte ad annichilirti facendoti credere in un mondo fatto di assasini, stupratori, terroristi e gente senza scrupoli. Fortunamente il mondo ha anche molto altro da offrire. Sta a noi non lasciarci trascinare da quest'informazione che trasmette solo paura.
Macchia 1986

Il destino della lotta al terrorismo dipende dal futuro del Pakistan

Per chi crede che la lotta al terrorismo internazionale dipenda dalla guerra in Afghanistan, la morte di Benazir Bhutto è un duro colpo inferto ad uno dei pochi paesi nominalmente alleati alla causa di "Enduring Freedom". Alcuni giornalisti pakistani affermano che la Bhutto era l'unica persona in grado di rappresentare adeguatamente le anime del paese, pronta al dialogo con i vari clan che gestiscono il Pakistan, con una grande cultura ed una visione più ampia dei problemi del suo paese. La speranza che era riposta in lei è svanita per sempre, sulle spalle di Musharraf pesa la responsabilità di un omicidio politico probabilmente non commissionato ad Al Qaeda, ma quanto mai gradito. Curiosa la smentita di Al Qaeda che cerca di scaricare la responsabilità dell'omicidio, quasi volesse mandare un segnale chiaro all'esterno: Musharraf sta in piedi grazie a noi, ma quando non ci sarà utile lo toglieremo di mezzo. Questo il presidente pakistano lo ha capito subito quando ha visto che l'appoggio della Casa Bianca è venuto meno. Condoleeza Rice era ampiamente favorevole all'ascesa della Bhutto alla presidenza, in quanto rappresentava un elemento di continuità con il passato e si dimostrava meno influenzabile dalle lobby militari. La credibilità nei confronti del Pakistan è finita sotto i tacchi di Bush già durante la primavera del 2007, quando le forze talebane si sono riorganizzate ed hanno riconquistato le province del sud e minacciato seriamente la governabilità delle città del nord. Alla fine del 2002 gran parte dell'apparato militare talebano era stato smantellato, il capo militare si era dato alla fuga su una moto tra le montagne afghane (!) mentre di Osama Bin Laden si erano perse le tracce. Alla vigilia del 2007 i talebani si sono riorganizzati con nuovi equipaggiamenti e nuove armi, foraggiati dai soldi provenienti dal traffico di eroina. Altro mistero afghano: il 90% della produzione mondiale di eroina finanzia il terrorismo e nessuno dei campi coltivati ad oppio è stato distrutto. Nessun intervento statale per incentivare altri tipi di coltivazione. Dal confine con il Pakistan sono penetrati kamikaze diretti sia verso Kabul sia verso le moschee pachistane, destabilizzando l'unico paese arabo dotato di testate nucleari. Ecco la vera importanza del Pakistan su cui nessun terrorista al mondo dovrebbe mai mettere le mani. Uno dei motivi in più per garantire al più presto un governo forte al Pakistan.
Francesco Quartararo

venerdì 21 dicembre 2007

Il rock antimafia a Corleone


MTV Italia sbarca in uno dei luoghi più temuti d'Italia: la Corleone di Riina e Provenzano, il paese di Liggio e dell'ex sindaco di Palermo Ciancimino, nodo di collegamento tra l'ambiente politico e quello mafioso. A Palermo tutti sapevano chi era Ciancimino e a chi doveva la sua fortuna, ma nessuno osava dire niente, un pò come il suo degno erede di oggi, che per ovvie motivazioni non posso citare dato che l'indagine a suo carico è ancora in corso. Diversamente da come abbiamo visto in tv Corleone non ha una piazza enorme e dei muri a secco in mezzo alle trazziere, le strade sterrate di campagna. Gli abitanti non parlano nemmeno una specie di ibrido catanese-palermitano come nella fiction dell'anno, "Il capo dei capi" ma un siciliano stretto tipico dei paesi interni. Lo stupore, la sorpresa di chi fino all'ultimo non avrebbe mai pensato che Provenzano stava nelle campagne là vicino è autentica, il sindaco è necessariamente un sostenitore della legalità e non ha potuto che vedere di buon occhio l'iniziativa intrapresa da TRL di montare un palco dive far esibire i gruppi del momento in nome della lotta alla mafia. Una lotta azzoppata quando si toccano interessi troppo alti. Una piacevole eccezione ieri, quando il presidente della Despar Sicilia è stato arrestato con l'accusa di essere il cassiere di uno degli ultimi latitanti considerati influenti, Matteo Messina Denaro. Circa cinquant'anni fà, quando si riconobbe l'esistenza della mafia, qualcuno disse che senza l'interesse della politica la mafia sarebbe sparita. Ecco qual è il segreto della longevità della mafia: la sua capillare distribuzione e la capacità di concentrare grandi sacche di elettori verso un unico partito. Se andate a guardare il primo partito siciliano nell'arco degli ultimi cinquant'anni capirete veramente come si è evoluta la storia della mafia.


F.Q.

mercoledì 19 dicembre 2007

Moggi colpisce ancora

Trapelano alcune indiscrezioni sulle nuove intercettazioni di Moggi, a quanto pare mai del tutto uscito dal mondo del calcio. Ecco qui i verbali riguardanti l'inchiesta. Risultano pressioni sull'arbitro Nucini, reo di non aver ceduto al ricatto di Moggi e aver spifferato tutto all'Inter già nel 2003. Moratti ne parlò ad un ex dirigente indagato per le vicende dello spionaggio Telecom, Tavaroli, in grado di sapere in anticipo se quella di Moggi fosse stata una trappola o meno. Moggi voleva far sparire la sim card segreta che aveva affidato all'arbitro Nucini e per farlo era già pronto a prelevare la scheda telefonica fin dentro la camera d'albergo. Scorrendo i verbali si scopre che Moggi seguiva le mosse di mercato del Milan limitandosi a commentare le scelte del club rossonero, evitando di far cadere su di sé la responsabilità di una clamorosa esclusione del Milan dai preliminari di Champions League (ricordiamoci che grazie a quei preliminari il Milan ha potuto immortalare nella storia il suo 2007). Moggi rassicura anche il d.s. Foschi sulla possibilità che Briatore scelga di comprare il Palermo, interviene per far vendere il Livorno ed il Siena ad un altro presidente. Don Luciano parla anche di Carraro e delle pressioni di Petrucci per ridurre la sua condanna.
Francesco Quartararo

Corri ragazzo laggiù


Guai in vista per Michael Schumacher e Tuncer Yilmaz, il tassista protagonista della folle corsa verso l'areoporto di Coburgo. Il tassista rischia una condanna per aver infranto la legge sul trasporto dei passeggeri mentre Schumy una modesta multa per eccesso di velocità. Mentre la polizia stradale indaga quali infrazioni del codice della strada sono state commesse - ha fatto in 30 minuti un percorso che io faccio in 40 minuti, ha detto Yilmaz - il manager di Schumacher, Willi Weber invita al buon senso mentre l'Opel, casa costruttrice della monovolume incriminata ha invitato il tassista a seguire un corso di guida sportiva su una pista vicino Francoforte.


F.Q.

Allarme tsunami per le Hawaii

Alle ore 10,30 locali il centro meteo giapponese ha segnalato un rischio tsunami per lo stato delle Hawaii a causa di una scossa di 7,3 gradi della scala Richter segnalata al largo dell'Alaska. L'epicentro è stato segnalato nei pressi delle isole Aleutine, nel Pacifico settentrionale. Il servizio metereologico americano sta monitorando la situazione. L'allarme segue a breve distanza quello diramato pochi giorni fà a causa di un altro potente sisma in Giappone, che ha causato onde anomale di modeste dimensioni. Le autorità statunitensi invitano per ora gli abitanti ad abbandonare le zone costiere e aspettare ulteriori istruzioni.


F.Q.

venerdì 14 dicembre 2007

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Il lavoro che uccide

Dopo i funerali di ieri a Torino un'altra fabbrica della ThyssenKrupp ha preso fuoco nei pressi di Terni, questa volta senza gravi conseguenze. Non sono passate nemmeno 24 ore dalla profonda commozione dei funerali di quei quattro operai carbonizzati in una giornata di lavoro come altre, tra forni ad altissima temperatura, turni massacranti sostenuti solo dalla volontà di garantire le condizioni di vita sufficienti per la propria famiglia. Tutti i loro colleghi sapevano che sarebbero potuti morire allo stesso modo. Ma non solo loro. In Italia il lavoro, quello che si trova facilmente, è a nero, senza coperture sanitarie, con un guadagno mensile preso a proprio rischio e pericolo. Basta pensare a tutti quei ragazzi, ex-immigrati ed irregolari che giornalmente lavorano nei cantieri edili, sotto le dipendenze di aziende prive di scrupoli. I metalmeccanici, i forestali, le forze dell'ordine e gli autotrasportatori rischiano in prima persona la loro vita per offrirci servizi, protezione e beni materiali. Gli impiegati interinali e con contratti irregolari più che la vita rischiano la salute, anche se a lungo andare è un pò come morire lentamente giorno per giorno. Una situazione paradossale che porta lavoratori con 25 anni di servizio a doversi trovare un lavoro in un mercato chiuso e pronto ad implodere su se stesso tra qualche anno. Il numero dei futuri pensionati non sarà sostenibile dalle nuove leve che dovranno occupare meno posti di lavoro rispetto al passato. Rischiamo seriamente di dover sostenere almeno una decina di milioni di pensionati con una forza-lavoro vicina alle otto milioni di unità. Una priorità sociale e politica da risolvere prima di qualsiasi legge elettorale, finanziaria, condono o invenzioni di partiti e coalizioni.
F.Q.

martedì 11 dicembre 2007

Corri ragazzo laggiù

La giornata procede bene, le corse in taxi ti hanno fruttato un buon gruzzoletto. Certo niente di speciale, ti ci vuole ancora un bel pò per permetterti di fare una vacanza estiva in Romagna. Chissà quante altre giornate grigie e clienti insopportabili e petulanti che si lamentano. La prossima corsa ti porta all'aeroporto di Coburgo. Ti ritrovi una famiglia piena di pacchi, con una fretta terribile per prendere il loro volo prima che parta. Mentre sistemi i pacchi e fai accomodare la signora, ti accorgi che il capofamiglia non è una persona qualunque: la leggenda vivente della Formula 1 Michael Schumacher. Che fare? La famiglia Schumacher deve arrivare in tempo, ti tremano le gambe a pensare chi porti in macchina. Il traffico è congestionato, la strada è lunga e non hai una Ferrari tra le mani. Come lo porti in tempo il sette volte campione del mondo di Formula 1 all'aeroporto? Ti sudano le mani mentre fai slalom tra le macchine, ma non rischi la pelle e la tua macchina, devi ancora lavorarci parecchio. Il tempo passa inesorabilmente, là dietro la famiglia Schumacher è in agitazione, quando ad un certo punto il signor Michael si gira verso di te e dice: "Mi scusi, potrei guidare io per arrivare in tempo?". Affidare la tua macchina ad un mostro sacro delle corse automobilistiche, rischiare l'osso del collo oppure rischiare di perdere l'occasione di fare un giro in macchina con Michael Schumacher? Nella frazione di un secondo le chiavi della tua monovolume sono già nelle mani di Schumi, il tempo di allacciare la cintura e renderti conto di aver infranto ogni tua convinzione sulla tenuta di strada e le capacità della tua monovolume che ti ritrovi all'aeroporto di Coburgo, con la famiglia Schumacher che ringrazia, ti paga la corsa e vola via. Ma chi ci crede se racconti una storia del genere? Chiedete a Tuncer Yilma, il fortunato taxista protagonista di questa storia.
Francesco Quartararo

Il dopo Putin affidato al capo della Gazprom

Dmitri Medvedev, presidente della Gazprom, il colosso dell'energia russa che rifornisce l'Europa, è il successore designato da Putin alle presidenziali per il Cremlino. Attuale vicepremier, amico di Putin da più di 17 anni, rappresenta l'anello di congiunzione tra la categoria dei ricchi miliardari e la strettissima cerchia di politici degni della fiducia di ben quattro partiti: Russia Unita - il partito di Putin -, Russia Giusta, il Partito Agrario e Forza Civile. Solo due di questi partiti sono attualmente in Parlamento e l'unico vero avversario alle presidenziali è Kasparov, nella speranza che riesca a fare una campagna elettorale stando lontano dalle carceri russe. Una successione a tutti gli effetti, calcolando il peso elettorale delle quattro compagini più che un'elezione si assisterà ad una ratifica di una decisione già concordata a monte. Ciò che stupisce è che la carenza democratica pare non dipendere dagli strumenti costituzionali, quanto dalla società russa incapace di sfruttare appieno una libertà mai avuta prima. Lo scenario che si prospetta da qui al 2012 (o il 2016, in caso di rielezione) è quello di un paese in grado di tutelare i propri privilegi economici derivanti dalla distribuzione del petrolio e del gas, una politica internazionale aggressiva che mira a stringere in un rapporto di dipendenza stretta tra l'Europa e la Russia. La possibilità di ricevere gas e petrolio dal Mar Nero tramite l'Iran e gli ex paesi sovietici sta per essere smantellata dalla tattica estera russa. I rifornimenti energetici per l'Europa proveniente dal Baltico e - eventualmente - dal polo nord saranno gestiti e cooptati da una Russia guidata da un petroliere. Un motivo in più per rilanciare una politica energetica che non ci costringa a dipendere mani e piedi dalla Repubblica russa targata Gazprom. Un problema in grado di determinare direttamente i costi della produzione industriale in Europa, uno strumento economico forte per piegare l'Unione Europea verso posizioni non facilmente conciliabili, in vista di un ulteriore allargamento ad est dell'area euro. Un altro fronte caldo riguarda l'area dei Balcani, in cui la Serbia è fortemente spinta dall'Italia all'ingresso nell'Unione Europea ed il Kosovo rischia di far deflagare una nuova guerra etnica. La richiesta di indipendenza del Kosovo dalla Serbia può riaccendere vecchi odi etnici che la Russia può trarre a suo vantaggio, facendo dell'area balcanica un nuovo e potenzialmente ricco mercato, scippandolo all'area dei paesi dell'Unione Europea. Un futuro ancora da definire, quello nel segno di Medvedev.
F.Q.

lunedì 10 dicembre 2007

Mp3 gratuiti

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Macchia 1986

giovedì 6 dicembre 2007

Le Russie di Putin

Molti osservatori nazionali si sono affrettati nel ricordare come la vittoria elettorale del partito di Putin non sia stata salutata dal presidente Bush. Una consuetudine forse non rispettata, anche se le elezioni della settimana scorsa riguardavano il rinnovo della Duma e non direttamente le elezioni presidenziali. Molto più interessante l'osservazione lanciata dall'Ocse, secondo cui le norme democratiche convenzionalmente accettate dai paesi occidentali non sono state rispettate. Tutto questo dipende dall'attuale sistema politico russo, annaffiato dai soldi dei grandi miliardari legati alla produzione e alla distribuzione del gas e del petrolio, in grado di piegare la Russia verso un sistema di governo forte e autoritario. Il presidente Vladimir Putin ha dalla sua una conoscenza capillare del sistema di sicurezza degli interni, dovuta ai suoi trascorsi nel KGB, in grado di mantenere un certo grado di sicurezza sociale e stabilità politica. Nel mantenere tutto questo le principali vittime sono le voci indipendenti ed intransingenti dell'informazione, difficili da assoggettare ad un piano di visione comune e uniforme, oltre che gli oppositori politici più rumorosi. L'esclusione del partito di Kasparov e la sua incarcerazione non aiutano gli altri paesi a guardare la Russia con sicurezza. La partecipazione alle elezioni avrebbe dato la possibilità di quantificare il peso politico della compagine politica guidata da Kasparov e stabilirne una sua eventuale sconfitta basata su una scelta elettorale ben precisa. Ad oggi è impossibile affermare con sicurezza se Kasparov deve la sua fortuna politica alle sue doti di giocatore di scacchi o ai temi di cui parla. Per una Russia che pensa di essere ad un passo dal ritorno degli zar, con una classe politica piegata a tramutare in legge i bisogni dei grandi ricchi, vi è una Russia che qualche giorno prima delle elezioni temeva di non raggiungere il 40% dei voti, di non poter contare su una larga maggioranza in grado di guidare il paese. Dal sondaggio qui proposto, al momento gran parte dei visitatori guarda alla Russia come un paese in cui la democrazia può essere assicurata da un partito di maggioranza così forte. Una vittoria assicurata grazie allo spauracchio delle potenze straniere, invidiose della Russia e pronte ad indebolirla su ogni fronte. Sicuramente un grande merito di Putin è quello di aver rilanciato negli ultimi anni l'immagine della Russia come grande potenza mondiale, mostrando i muscoli nello stracciare i trattati di non proliferazione di missili nucleari, nella gestione della lotta al terrorismo e nell'influenza - vedi Georgia, Ungheria e Bielorussia - negli ex stati sovietici. L'unica Russia che manca all'appello è quella dei comuni cittadini, nostalgici della sobrietà dei costumi comunisti, allergici alle ostentazioni di opulenza dei nuovi miliardari e dei sorprusi della malavita organizzata, senza contare tutti quei russi costretti a vivere in città-fantasma, strettamente militarizzate o sottoposte a radiazioni superiori alla norma.
Francesco Quartararo

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